Golpe 3.0

C’é una tale sproporzione fra dati cause pretesto da una parte e accanimento impegnativamente persecutorio dall’altra che la situazione è divenuta abnorme e monstre. Tanti si scazzano e minimizzano: ma che c’importa di un appartamentino, ma che ci frega di due politici egolatri che si scannano?

Con tutte le angosce reali in cui siamo immersi fin sopra i capelli, pare davvero insensato questo stare appesi all’attesa di videoconferenze, a cartacce caraibiche, a spy stories di quart’ordine, a figuranti improbabili,  a comprimari  di vicende squinternate che, se fosse un romanzetto inviato a una casa editrice, il lettore di turno avrebbe già scaraventato il manoscritto fuori dalla finestra. Prendi solo il fatto che, a pag. 7, appare uno che fa il direttore dell’Avanti!, anzi no, ne è proprio il padrone, ma solo da quando un premier di destra di un significativo paese mediterraneo, componente del G8, si è comprato il giornale e, non sapendo che farne, lo ha regalato proprio a lui, a questo giovanotto che però, da parte sua, fa il commerciante di pesce in Brasile. Scrash! Gulp! Come far rivoltare in un colpo solo Nenni Pertini e Ian Fleming tutti quanti insieme nella tomba. O lo scrittore è un cretino, e le circostanze in cui il romanzo è stato scritto lo escludono, o è un pazzo. Il che è più probabile ma fortemente inquietante. I folli col potere di scrivere la storia vanno bene per una tragedia shakespeariana da vedere a teatro, molto ma molto meno catartico trovarseli fra i piedi nella realtà.

Il fatto è che questa trama delirante e mal congegnata ben rappresenta i cascami della Storia sopra un pianeta stretto, globalizzato, attraversato da flussi di denaro, aerei e bytes.  Restano fissi i luoghi dell’avventura, datosi che, per adesso, sempre e solo questa Terra abbiamo per riscrivere le nostre storie: nei secoli dei secoli romanzeschi, sul Mediterraneo si affacciano i principeschi potentati e ai Caraibi ci stanno i pirati. Solo che adesso si naviga nel web. Sebbene non solo, naturalmente.

E i cattivi che fanno? Dopo aver messo le mani sul tesoro vogliono il potere, ovcors. Tutto quanto e ancor di più. Ma nell’età del 3.0 (o non siamo già al 4?) non è più tempo, non si dice di scimitarre daghe e cannoni che sparano da babordo e tribordo, ma nemmeno di carri armati e fortezze volanti. Non si gettano manipoli a bivaccare in aule sorde e grigie, non si incendiano parlamenti, non si spara dentro a case rosade. Niente di così greve e materiale e lento nell’età della leggerezza veloce e immateriale. Definitivamente saltate in aria le stazioni e caduti i muri di pietra, nel Vecchio Continente che conosce il cambiare della Storia non c’è neppure bisogno di voli tragici ma ancora troppo pesi che vanno a infrangersi nel liquido del mare o nella trasparenza alta del vetro. Qui da noi i golpe si fanno sul venticello leggero della calunnia, che adesso si chiama gossip e brucia alla temperatura della carta oppure si fa pixel su schermi lontani, su teleschermi.  Perché di questo si tratta, di un golpe. Postmoderno e telematico, col sapore da chewing-gum dell’esotico da viaggio-premio-tutto compreso all’acquisto di un gratta e vinci.

Non si mette in campo un romanzo popolare del genere, un new model army di tali proporzioni per liberarsi di un uomo, di una persona, e neppure di  altre trenta. Qui ci si vuole liberare di un’istituzione. Fatta fuori la Presidenza della Camera, ovvero il Parlamento, sarà la volta della Presidenza della Repubblica.

Sbagliato minimizzare: sono i mezzi ad essere minimi e banalmente piccoloborghesi (appartamentini in borghi principeschi seppur privi di vista mare, commercianti di pesce congelato, cognati col ciuffo da fumetto, ministri neri da corrierino dei piccoli, ex dirigenti di football club di provincia), il fine resta sempre quello, il Principato.

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Una risposta a Golpe 3.0

  1. esterhazy ha detto:

    analisi lucidissima, molto acuta.
    Sussulti di condivisione

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