Sguardi

Giorni fa siamo saliti sulla Lanterna. Ma non siamo arrivati in cima perchè da metà scala in su é zona militare. Lo sapevo ma ingenuamente non mi aspettavo che l’accesso fosse interdetto e immaginavo nella mia mente ragazzina di poter entrare nella celletta del faro, scortata da un guardiamarina addetto alla cura dei turisti, che mi avrebbe spiegato preciso tutto quanto della lente di Fresnel e del meccanismo che fa ruotare la luce eccetera eccetera. Mi aspettavo di ascoltare con quella stupita attenzione che si volatilizza dopo tre minuti di informazioni che sarei stata incapace di comprendere e che avrebbe lasciato il posto a una meraviglia distratta e dispersiva, a superficiali afferramenti di parole che diventano suoni mescolati alla vertigine del vetro e della luce che quella mattina era intensissima, ripulita dalla tramontana tesa. Ci siamo fermati invece dopo 172 gradini sul ballatoio mediano, quello che da lontano appare solo come un decoro sbalzato a cornice intorno al parallelepipedo stretto  che sale come un improvviso stelo dallo scoglio. Il vento era troppo forte e faceva molto freddo così non abbiamo fatto tutto il giro e siamo rimasti a ridosso, esposti a sud, in faccia al mare, spostandoci un po’ a sinistra e un po’ a destra, guardando il mondo intero. Non era abbastanza limpido, però, per distinguere Apuane Corsica e Francia, ma ci tornerò.

(Come tornerò sul Faiallo, un giorno senza neve e di luce trasparente, per rivedere il Monte Rosa e, più a est, fino al Gran Zebrù, consapevole del mare lì, dietro alle spalle.)

Tutto questo mi torna in mente adesso, a sera, che ripenso chissà perchè alle gru altissime che ho veduto oggi. E al fatto che non mi ero mai resa conto di quanto mi affascinino queste enormi macchine da lavoro. (Mi affascinano solo se sono enormi, in effetti). All’età che ho dovrei conoscermi bene. Sarebbe ragionevole pensare che sapessi di me almeno repulsioni e attrazioni.  Invece scopro adesso che da molto (no, da sempre non credo, no) ho la passione delle gru. (La scoperta si trascina dietro il ricordo del mio primo fidanzato vero, che lavorava al porto come segnalatore, una figura che credo non esista più, visto che le gru funzionano con centraline computerizzate. Ma di Gianni mi affascinava altro e, di meccanico, solo il Galletto Guzzi con cui mi veniva a prendere). Giorni fa, invece,  ho proprio dovuto fermare la macchina mentre risalivo verso casa dopo la spesa alla coop, perchè la vista dell’enorme gru che lavorava accanto alla fabbrica dismessa sul costone del colle a picco sul torrentello mi aveva semplicemente folgorata. Mi son messa a fotografare perchè mi sembrava tutto quanto così bello. (A proposito: adesso dovrò sbrigarmi a fotografare il Silos Hennebique, prima che lo ricoprano tutto come stanno per fare. Devo ammettere che ho molta paura di quello che diventerà anche se capisco che non ci si può più di tanto abbeverare sbrodolando sulla poetica delle rovine e sulle fantasie da film criminale che l’edificio così com’è ancora suscita.)  (Verranno delle gru, comunque)

E stamattina sugli Erzelli, invece. Solo oggi, mentre fumavo nell’ora buca strizzata al freddo nel cortile sul retro, alzando gli occhi le ho improvvisamente viste. Tre. Ben ben alte sopra gli ultimi condomini popolari del Boschetto. Ferme. Anche loro perplesse.

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3 risposte a Sguardi

  1. mauro ha detto:

    perplesse… e su una gamba sola?
    :-)

  2. caracaterina ha detto:

    eccerto, mauro, visto che non ho battuto le mani ;-)

  3. Ma quanto bello è il Faiallo? e quanto è bello trovare qualcuno che sa riconoscere la sagoma del Rosa e del Gran Zebrù (montagna amatissima)!

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