Certe notti

L’altra notte – ma nel sogno mi sembra che fosse giorno – mi sono trovata a uscire da una porta per andare dove dovevo andare che non so dove, semplicemente avanti, credo. C’era però la sorpresa di dover attraversare dell’acqua, e pure scura e un poco densa, alta più o meno fino al petto. L’acqua stava davanti alla porta ma stava ferma lì. Voglio dire: non è che uno apre la porta e viene investito da una cascata. Era come se l’acqua si trovasse in un contenitore, un canale d’acqua, che però non c’era. Ero con qualcuno, un uomo, forse mio marito. Lievemente perplessi. Poi io mi risolvo e passo. Sento l’attrito contro il corpo, come, appunto, quando si entra in mare oppure si fa acquagym ma non è che ho il costume, sono invece tutta vestita con piumino e pantaloni. E’  una situazione esterna anche se non mi sto proprio avviando a una strada, fuori dalla porta non c’è una via, piuttosto un corridoio, forse. Attraverso, l’acqua arriva alle spalle, due-tre passi e sono dall’altra parte, una volta fuori mi accorgo che, in fondo, non sono neanche poi bagnata, tocco il piumino, solo vagamente umido, un po’ qui e un po’ là.

La notte successiva, invece, sto davanti all’ascensore della casa di mia madre, a piano terra, ma mi rendo conto che, quando si aprono le porte, non riesco a entrare perchè la carrozzella da invalido su cui sono seduta paralitica non entra. Mi innervosisco e mi esaspero pure, perchè non so come fare per salire sei piani e guardo incazzata la rampa di scala davanti a cui mi sono portata ruotando la mia carrozzella. E adesso come farò? Penso che devo andare a citofonare a mia madre fuori da l portone per spiegarle che non so come salire ma immediatamente mi rendo conto che il progetto è impossibile perchè per uscire fuori devo scendere gli scalini dell’androne e da handiccapata non posso. Occazzo!   Ma come avrò fatto, allora, a salire fin lì se sono ormai in questo stato?

Mi sveglio, ma non trovo risposta.

La notte successiva, quella scorsa, non riuscivo ad addormentarmi per il batticuore e le punture di spillo. Perciò ho dormito pochissimo e  anche adesso, porcaccia, è passata la mezzanotte e, insonne, sono già a domani.

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2 risposte a Certe notti

  1. pessima ha detto:

    Cavolo, ma qui è tutto un sognare: sogna anna, sogna sara, sogna erica. Anche io sogno, eh, vorrei avvertire, non si pensasse il contrario. Donne.

  2. caracaterina ha detto:

    :)
    Ho scritto sogni perchè da un bel po’ non mi capitava più di ricordare un sogno che uno. Mi sveglio sempre convinta di non aver proprio sognato. Invece so che non si può fare a meno di sognare. Dicono.

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