Parliamo un po’ di libri, va’

Massì, facciamoci una cultura, consoliamoci con il sapere e rotoliamoci nell’illuminismo che fa uscire l’uomo dalla minorità.

Antonio Genovesi, l’avete presente? anche lui, che poteva fare di più per la causa se ogni vivente è figlio del suo tempo? E il suo tempo richiedeva la battaglia della ragione, la ragion economica, l’utile e la felicità. A questo scopo niente di meglio della libertà di commercio, come ci mostra la situazione inglese. Ed ecco che il Genovesi, certo di operare per il bene comune, traduce un oggi introvabile trattato commerciale di John Cary, pubblicandolo nel 1757:

“La cera e l’avorio ci forniscono la materia di più estrazioni, tanto più preziose, che non si oppongono in alcun modo allo spaccio delle produzioni naturali dell’Inghilterra. Riguardo all’oro, è vano distendermi sull’utilità della sua importazione.

Ma per grande che sia il guadagno, che queste tre specie di derrate apportano agl’ Inglesi, il vantaggio ch’eglino ne ricavano, non si accosta neppure, a quello che loro recano i Negri, i quali prendono su il fiume Gambia, nella costa dell’Oro, ed in altre Scale, ove trafficano. Il numero di questi Schiavi che trasportano nell’America, sì per le colonie inglesi e Francesi, come per servizio degli Spagnuoli, si suppone che ordinariamente monti, quando il Commercio non è interrotto, a trenta o quaranta, ed anche cinquantamila per anno. Il Commercio della sola Città di Liverpool nella costa della Guinea è stato stimato l’anno ultimo di 25000 Negri …

Un Negro detto pezzo d’India si vende ordinariamente nell’Isole Inglesi, venti, venticinque e trenta lire sterline, vale a dire 460, 575 e 690 lire tornesi. Non sono costati ad essi per lungo tempo nell’Africa più di trenta fino a cinquanta scellini, che contando in lire tornesi, fanno circa 34 lire e 10 soldi fino a 57 lire e 10 soldi. Questo però deve intendersi della valutazione delle mercanzie date in cambio per un Negro, sul piede della prima compra fatta in Europa. A’  nostri dì i Negri si comprano a più caro prezzo. Il loro prezzo ordinario si è di dugento lire tornesi, e qualche volta dugento cinquanta. Malgrado quest’augumentazione, paragonandosi la somma della vendita e della compra, si vedrà che vi resta molto guadagno, anche con tener conto delle mortalità, le quali avvengano fra i Negri nel trasporto …”

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3 risposte a Parliamo un po’ di libri, va’

  1. omniaficta ha detto:

    Noi occidentali ci abbiamo da esportare commerci e civiltà e democrazia, già. Non si capisce proprio come mai non ci amino, in certi paesi. Siamo tanto buoni, da sempre. Che mondo!

  2. pessima ha detto:

    A’ nostri dì manco si comprano: arrivano a gratis.

  3. caracaterina ha detto:

    E’ l’evoluzione della specie, pessima.
    Non capiscono, omnia, che senza di noi non sarebbero un cazzo.

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