Vie di comunicazione sadica di massa

Giulio Mozzi invita a leggere questa notizia.

vibrisse.wordpress.com
Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare.
 
2 ore fa · Commenta · · Mostra commenti (19)Nascondi commenti (19) · Condividi
 
A 3 persone piace questo elemento.
Matteo Bellesi
una curiosità giulio ma il mio romanzo ti ha fatto proprio schifo o c’era almeno qualcosa da salvare se l’hai letto.era una curiosità!a lavoro!
2 ore fa
Rosa Maria Puglisi
Perché l’autore, invece di scrivere una lettera a Repubblica e questionare con la “ragazza” (chiamarla donna, no?), non si è alzato, prendendo cinquanta euro dal portafogli, e non ha pagato lui la differenza tra biglietto normale e biglietto on board? E, soprattutto, perché nessuno si è posto l’interrogativo su cosa ci facesse un focomelico con evidenti problemi mentali (conosco due giovani focomelici e sono entrambi dei piacevoli conversatori, non ripetono solo “handicap handicap”) in viaggio da solo? Se si fosse allontanato dalla famiglia o da un istituto? Perché lo scrittore non ha rivolto la parola al disabile per chiedergli da dove provenisse, dove stesse andando e perché? Si sente solo il vocione dell’autore, non quella del disabile. Scrivere a Repubblica, di questi tempi, sembra sempre la cosa più sensata da fare. Assumersi le proprie responsabilità, umane e solidali, è più complicato. La banalità del male tocca nell’intimo anche i buoni. Che tristezza. Tutti.
circa un’ora fa
Marco Dessanti
mi ha colpito che nessuno abbia pensato a pagare la multa, chessò una colletta, per far cessare l’umiliazione.
circa un’ora fa
Federica Sgaggio
Ho letto stamattina l’articolo.
C’è qualcosa che non mi torna del tutto.
È vero in molti sensi che «questi» non li puoi toccare; ma io non ho capito se questo ragazzo handicappato aveva problemi di deambulazione tali per cui fare il biglietto gli diventava proibitivo, o se aveva problemi di coordinazione mentale che gli creavano difficoltà nella comprensione dei meccanismi necessari ad acquistare/timbrare/esibire il biglietto.
Perché se queste due cose non c’erano, non mi spiego il motivo per cui a questo ragazzo handicappato dovesse venir consentito viaggiare senza biglietto.
Discuterei piuttosto dell’arroganza del personale del treno, sì, e della polfer.
E del silenzio della gente, che mi terrorizza.
E della stolida «anelasticità», se posso dir così, dei controllori.
Che – ricorderei – usano simili carinerie spesso e volentieri a danno di chiunque, indipendentemente dal numero delle sue dita o dalla lunghezza delle sue braccia.
circa un’ora fa
Federica Sgaggio
Ps. Mi piace molto questa cosa che scrive Francesco Paolo Di Salvia: «Scrivere a Repubblica, di questi tempi, sembra sempre la cosa più sensata da fare».
circa un’ora fa
Appena letto l’articolo stamattina l’ho condiviso qui su fb sopraffatta dall’indignazione. Per un episodio che è venuto alla luce ce ne sono centinaia di altri che restano nascosti, in cui i “testimoni”, che intervengano o meno nell’episodio, non “testimoniano” abbastanza l’inciviltà da repubblica di Weimar in cui siamo precipitati. Fra le varie cose mi colpiscono: il fariseismo di certi commenti (anche qui), l’appellarsi da parte dei ferrovieri al “proprio dovere”, in puro stile nazista, il lagnarsi della mancata elemosina (parlare di dignità e di diritti no, eh?) come se pagata l’ammenda risolto il problema.
circa un’ora fa ·
Federica Sgaggio
Caterina, cara.
Poiché tra gli unici commenti che non s’accodano al coro di «vergogna! Vergogna!» c’è il mio, immagino che il tuo insulto possa essere ritenuto indirizzato anche a me.
Se non è così, ti chiedo scusa.
Ma se invece è così, ti dispiacerebbe tanto dare del fariseo a qualcun altro e non a me?
Sarò suscettibile, ma sai com’è.
circa un’ora fa
Cara Caterina
Mi spiace per la tua suscettibilità, Federica, davvero, ma il “fariseo” era rivolto anche, sebbene non solo, a te. Evidentemente sei in buona fede e non te ne rendi conto ma la tua reazione ha qualcosa di molto simile a quella della controllora che si offende perchè l’autore della cronaca ha stigmatizzato il suo operato. Il tuo commento è diviso in due parti: se la seconda apre a una discussione, per quanto, secondo me, piuttosto riduzionista, la prima (ed è la prima, anche la distribuzione delle parti in un testo ha il suo senso) si avviticchia su una problematica fittizia e non pertinente al fulcro di senso rappresentato da questo episodio. Ovviamente secondo me.
Caterina, mi astengo dal replicare.
Mi spiace per la tua difficoltà di capire, ma non è in mio potere farti capire di più.
circa un’ora fa
Federica Sgaggio
Se puoi astenerti dall’insultare, comunque, Caterina, sarebbe una cosa carinissima.
56 minuti fa
Marco Dessanti
Elemosina, carità, boh.,io preferirei mutalità. Un gesto che, se possibile, si fa subito per aiutare chi è in difficoltà. In quella sutuazione anche pensare ad un articolo potrebbe essere accusato di fariseismo. Ma ognuno reagisce secondo le proprie sensibltà e possibiltà
44 minuti fa
Francesco Paolo Di Salvia
@Federica. Grazie. Anch’io ho pensato “C’è qualcosa che non mi torna del tutto” quando ho letto l’articolo.

@Marco. Io, per carattere, prima cerco di soccorrere il moribondo, poi do la caccia a chi lo ha ridotto in quelle condizioni. Credo di capire che anche per te valga lo stesso. Poi ci sono altre persone chi si rifugiano nell’indignazione morale “a prescindere”. Per loro “azione” è una cattiva parola (o forse troppo politicamente connotata, chissà). Per me valgono quanto quelli che restano in silenzio mentre il moribondo tira le cuoia.

@Caterina. Hai perfettamente ragione. Secondo il tuo punto di vista.
29 minuti fa
Cara Caterina
Non perdere di vista la sostanza dell’episodio sarebbe anche meglio, credo. E la sostanza per me è che questo è un caso di sadismo sociale organizzato e complesso.
La massa di commenti che si è riversata su repubblica in questo articolo si spiega col fatto che CI tocca, tocca l’insieme di relazioni che domina il nostro vivere sociale come un garbuglio che non riusciamo più a districare secondo regole di vita civile condivise. Chi è la vittima? Chi il carnefice? La citazione di Giulio in esergo rende questa ambiguità. Ma troppa ambiguità, troppi distinguo, troppi fili tematici tirati, troppi dubbi ma anche troppe microsoluzioni apparenti (certo, la colletta avrebbe forse aiutato, come l’SMS di 2 euro nelle calamità ma è tutto qui quello che c’è da fare?) fanno perdere la testa e la lucidità. E ci tolgono il senso della dignità. Quel ragazzo senza braccia è stato leso nella sua dignità. E questo a me pare il punto centrale, da cui partire.
27 minuti fa
 ·
Cara Caterina
Quanto a scrivere come atto di fariseismo. Certo, è possibile ma: che deve fare uno scrittore?
Inoltre, a rendere suggestivo il tutto, c’è pure il fatto che Vogelmann è nipote di uno dei salvati dalla lista di Schindler (così ho letto).
18 minuti fa ·
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6 risposte a Vie di comunicazione sadica di massa

  1. pessima ha detto:

    Ho risposto di là. Mi sembra una cosa indegna, non solo l’episodio, è ovvio, ma una serie di commenti davvero cretini, a cominciare dal primo, del tutto surreale, per poi finire a quelli di Minnie. Saluti.

  2. caracaterina ha detto:

    Ho letto, pessima. A me questi discorsi spaventano e fanno incazzare più del silenzio degli altri. Perchè questi hanno i mezzi intellettuali, le risorse personali e quel piccolo minuscolo potere che è la parola in rete e li usano a questo modo, come la controllora usa la sua uniforme, per fini meramente egotisti. Sono drammaticamente cresciuti così. Possiamo usare anche le stesse parole, talvolta o anche spesso, identificarci superficialmente negli stessi valori, ma il referente di quelle parole, il significato di quei valori sono molto diversi, per la nostra generazione e per la loro.

  3. Francesco Paolo Maria di Salvia ha detto:

    A ciascuno il suo. A me spaventano e fanno incazzare i discorsi come quelli che leggo qui e che ho letto tra quei commenti su facebook. E questo proprio perché ritengo che anche tu/voi abbia/te le risorse, i mezzi intellettuali e il potere della parola in rete per non “impaniarvi” nella superficialità della lacrima facile e del lamento continuo. In quel “racconto”, il ragazzo focomelico non ha neppure una voce! Ripete solo “handicap handicap” come una macchietta. E nessuno si alza per parlare con lui, nemmeno lo scrittore. Devo accettare questa cosa come una comportamento normale? Mi stai dicendo che devo percepire il diverso come una “macchietta”? Uno stereotipo da compatire e da descrivere, ma con cui non comunicare? Mi dici che non mi devo alzare per aiutarlo, ma è preferibile che io ne compatisca le sorti avverse su internet? Non so quale sia la tua generazione, anche se posso dire di avere un sospetto in merito, ma evidentemente è una generazione cresciuta sulle parole e non sulle azioni. Sulle teorie e non sui fatti. E se azioni ci sono state, queste devono essere state sicuramente molto avventate. (Sempre basandomi su quel mio sospetto sicuramente infondato, ovvio). Sono sadico? Io ho dato il mio cuore e il mio sangue per aiutare il “prossimo”. Mi sono “sporcato” le mani e continuerò a farlo. Spammare facebook e piangere su articoli di Repubblica non è aiutare. Quello sì che è egotismo. Autoerotismo sulla propria, superiore bontà.

    Cordiali saluti,
    Francesco

  4. caracaterina ha detto:

    Beh, Francesco Paolo, vedo che a distanza di quasi un mese dal fattaccio, anzi, dai fattacci,compreso il mio presunto spam (ma hai idea di cosa sia la Rete? di cosa significa informazione virale?) ti dai la pena di tornare qua a sbraitare di “azioni azioni azioni” ma in tutto questo tempo manco sei venuto a conoscenza del fatto che il ragazzo in questione diceva solo handicap perchè era pure straniero. Tanto per.
    Se poi ne fai pure una questione generazionale, affari tuoi. E’ tuo il problema.

  5. caracaterina ha detto:

    Ah, non ricordavo. Sono stata io a farne una questione generazionale, vero. Beh, il problema resta più tuo che mio. Il “fare” di cui tanto cianci è l’ovvio, un’operatività ovvia. Se pensi che l’ovvio basti a migliorare le regole del vivere civile perchè stai a discutere?

  6. Francesco Paolo Maria di Salvia ha detto:

    Cara Caterina,

    “Spammare su facebook” era generico. Non voleva commentare il tuo comportamento; ma un certo modo di fare tipico degli utenti FB e che non si può certo definire informazione virale. Condividere informazioni all’interno di un sistema chiuso di amicizie non è produttivo. I dati non escono fuori. Non si propagano. Sai cosa succede quando infetti un sistema chiuso con un virus? Il sistema muore. Altro discorso sono il webjournalism, i blog e quant’altro. Lì c’è accessibilità totale delle informazioni. O almeno così si spera.

    Ho idea di cosa sia la Rete e di cosa sia l’informazione virale. Conoscere – faccio un esempio! – il situazionismo non implica doverne automaticamente apprezzare TUTTI i metodi. Nutro, per formazione culturale, una divertita stima per quelli che un tempo si facevano chiamare Provos: ma non per questo me ne vado in giro per il centro di Milano con un impermeabile trasparente a contestare il governo. Detto questo: lunga vita alla rete e all’informazione virale!

    Mi sono preso la “pena di tornare qua” perché tu hai riportato una conversazione “privata”, avvenuta in un rete chiusa di amicizie, senza chiedere il permesso agli interessati. La presenza del mio nome nel tuo post mi è stata segnalata da una terza persona. Non sto facendo stalking. Non ti preoccupare. Per chiarire: non mi dà fastidio che il mio nome sia pubblicato in questa pagina. Puoi tenerlo. Ma trovo buffo che tu sia stizzita perchè qualcuno abbia trovato la pagina e sia passato di qui a “sbraitare” in propria difesa. Non è anche questa potenza della rete?

    Ho scritto nel mio precedente commento: “In quel “racconto”, il ragazzo focomelico non ha neppure una voce! Ripete solo “handicap handicap” come una macchietta”. Nel mondo del racconto di Vogelmann, non mi riferivo alla realtà. So cosa si è detto: pare che il ragazzo fosse romeno. Piuttosto, tu hai letto le testimonianze degli altri passeggeri? E la nota di Trenitalia e della Polizia (Servi dei padroni! Servi dei padroni!)? Lì si dice che il ragazzo parlava eccome. E che la prima controllore è stata incivile e molto brusca. E che gli altri passeggeri non se ne sono stati zitti, tranne l’eroico Vogelmann. E che poi la capotreno ha fatto il biglietto al disabile. E che il ragazzo ha proseguito il viaggio. Anche Ezio Mauro ha dovuto rettificare. Ma la rettifiche, si sa!, sono sempre invisibili.

    In tutto questo “cianciare”, il mio quesito: che fine ha fatto quel ragazzo? E gli altri come lui? L’handicap fa notizia solo quando diventa “grottesco” per colpa dell’inciviltà umana? Il “New Year Carol” di Repubblica e poi tutti a casa?

    Scrivi: “Il “fare” di cui tanto cianci è l’ovvio, un’operatività ovvia. Se pensi che l’ovvio basti a migliorare le regole del vivere civile perchè stai a discutere?”. Sono due frasi di una bellezza “lancinante”. Le ho aggiunte al file in cui raccolgo le frasi che trovo in giro sui vari media e che più mi hanno colpito. Grazie!

    Perchè sto a discutere? Discuto perchè mi diverte. Mi sollazza. Mi rilassa. Non sono mica sempre “operativo”, eh!, che diamine!

    Un saluto,
    Francesco

    P.S. E, comunque, mi tocca farti i complimenti per l’uso passivo-aggressivo che fai del linguaggio. “”Manco sei venuto a conoscenza”, “cianci”, “Tanto per”. Gemme di una dialettica d’altri tempi che la mia generazione non potrà mai imparare. Chapeau!

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