intrecci di rosse formiche

presa da una frenesia di partecipazione dispersiva e insulsa, non focalizzata nè indirizzata ma che dribbla i miei soliti blog di riferimento (compreso questo, evidentemente). bisogno di guardarmi intorno, cercare di capire, di trovare e ritrovare, mi muovo infantilmente e con discreta petulanza.

– friniscono le cicale nel tropico di liguria – pallido e assorto è un solicchio che patisce fino a scomparire ai confini del temporale meridiano – non si arroventa oggi il muro a cui non m’appresso data la tana del calabrone che presidia e mi inibisce un angolo dell’orto –

saltapicchio su ff, ad esempio, dove sono migrate tutte le voci fighette della blogprimora e si danno gomitate e pacche sulle spalle come le più irritanti e manierate delle brave combriccole italiane, senza punto riuscirci, cerco di farmi un’idea, perchè io, il mio segretario, lo voglio votare. sono un socio fondatore, io, mica bubbole. Oh. leggo e rileggo il manifesto di Marino, che ho salvato prima che ieri l’Unità, passate pochissime ore, lo facesse scomparire e mi chiedo perché, per opera di chi. mi piace, mi attizza, è una questione di linguaggio, mi dico, senza farne nessuna analisi. infantilmente, ripeto, resto prepolitica come in fondo sono sempre stata.

– mi tiro su le maniche corte – avevo ridotto di un terzo le sigarette, fino a ieri l’altro, perchè mi si era ridotto di colpo a un terzo il respiro ma oggi mi rimescolo e mi rigiro, mi moltiplico parossistica, pancia in fuori diaframma in dentro – il verde si secca, lì fuori dalla finestra, il celeste s’ingrigia, se mi sposto un pochino e piglio una lente d’ingrandimento posso guardare il rossopomodoro sul confine del mare e del cielo laggiù – i f.lli esposito col camion da Nola, quella sera, il motore acceso nel piazzale, di cosa avranno mai rifornito il retrobottega napoletano verace arrivato fino alle barche ormeggiate a 80.000 al posto singolo? –

col bicchiere di plastica che scaldava la birra a 2 euri l’altra sera ti dicevo come mi imbarazzava quel sentore da anni settanta, lì dietro le spalle, col suo accento emiliano pesante, anzi romagnolo, e un bel pezzo di staff genovese cinico-entusiasta, come ormai sono tutti da trent’anni quelli che fanno politica, già allora, dicevo, quei discorsi lì, quei giri di frase, quei temi, mi annoiavano a morte, per questo ronzavo intorno a chi non avrei dovuto e meno male che son stata in un angolo, meno male, che il mio sesto senso d’inadeguatezza m’ha salvato, quella diffidenza che avevo di me e che, invece, era tutta per loro, meno male che me l’ero introiettata, però, ecco, era che ce l’avevamo coi padri, pure io con mio padre, che invece era socialista pertiniano e ce n’è voluto perchè si convincesse a deludersi, persino negli anni ottanta continuava a non volerci credere, insomma, Bersani mi piace, si sente la forza della competenza ma no, non so, che ci faccio io qui? che facciamo? vabbè scambiamoci i numeri di telefono che ad agosto c’è quella nazionale, qui a genova, vedremo. il Porcino, sì, il ristorante, è quello il compito della nostra sezione. mioddio. ma non ho mai dico mai fatto politica attiva, nemmeno l’o col bicchiere so fare. eh già, dice, qui vogliono tutti già partire imparati alla grande, nessuno a pelare patate e a volantinare. mioddio. e le idee? me lo chiedo in silenzio, però. la nera si agita e si entusiasma, alla Rossa riesco solamente a chiedere dove se ne va di solito al mare. mioddio ma che ci faccio io qui? due sere prima ero capitata per un caso a vedere ballare. erano forse 15 anni che non vedevo lisci in balere popolari. mi si scioglieva il gelato dimenticato in mano a guardarli. non era così quello che ricordavo. cioè, sì, era così, la gente, ad esempio ricordo bene le coppie di donne, o i papà con le  bambine, e gli anziani a sorridere in mazurka, ma nessuno fino ad allora, neppure i più bravi ed esperti, ballava così, come questi di adesso capaci o incapaci di tutte le età: im-po-sta-ti, le teste voltate di lato i gomiti alti il ginocchio misurato col goniometro dal maestro di scuola.  ecco lì, mi dicevo, dove si è rifugiato il diritto all’istruzione, nelle scuole di ballo.

– pallido e assorto stocazzo – si impolverano i libri non si asciuga il nero bucato – mi chiedo ti chiedo non mi assolvo – mentre stendevo ho ascoltato una lite dei vicini, non potrei dire “involontariamente” – in fondo era un po’ come se mi riascoltassi dopo tanti anni, però non capivo bene lo stesso – un aereo, finalmente, in questo scalo dismesso – dalla marina si vede tutto il ponente e nemmeno più una nave nei cantieri cassintegrati dopo il varo di maggio in pompamagna della coppia extralusso per crocieristi di media potenza – psicologicamente siamo in crisi – siamo soli – sola mia madre in un palazzo semisvuotato, senza più uomini soprattutto, neppure più gli interinali troppo di passaggio per imparare l’italiano –

fra una cosa e l’altra: una recensione piena di refusi grevi e ridicoli, roba da tirare giù dai tavoli i portatili e lanciarli in testa a Riotta. in rete non l’ho trovata, sta sul domenicale del sole24 di oggi ed è di Pacchiano. mi ha tanto smossa che ho scritto un offtopico commento sul blog della Libia Graverà, dove nell’ultimo post sta scritto così:

“La Presidente Halonen, una signora che ha dovuto subire prima il corteggiamento non desiderato e poi l’insulto di B. ( una cosina leggera tipo: ma l’avete vista? E io ho dovuto anche …), tutti i pomeriggi, siccome le piace nuotare, si reca in una pubblica piscina, paga il biglietto, e, mentre un unico funzionario della sicurezza la segue con lo sguardo, macina vasche fra gli altri cittadini, si riveste nello stesso spogliatoio delle altre ( la traduttrice in finlandese di “Eterna ragazza”, presente all’incontro di Lahti, me l’ha raccontato), saluta e se ne torna al lavoro. Donna, Presidente. Questo è un aneddoto che descrive una democrazia.”

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Una risposta a intrecci di rosse formiche

  1. caracaterina ha detto:

    Visto Ignazio Marino a Rai3 stamattina, intervistato da Polito e Mineo. Allarga il cuore vedere uno di “noi”. Se fossimo un paese che conosce la democrazia e non solo la tecnica politica …

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