La ricostruzione (Più grande e più bella che pria 2)

Mussolini procede alla fascistizzazione integrale attraverso una operazione graduata nel tempo, a volte drastica a volte duttile, a seconda delle situazioni e delle convenienze. La principale linea di fondo dell’operazione – non eliminare ma fascistizzare i maggiori quotidiani d’informazione di matrice liberale che non si erano ancora allineati al fascismo – si era già intravista quando Mussolini non era ancora padrone incontrastato del campo.  E trova conferme nelle vicende del “Corriere della Sera” e della “Stampa” che Luigi Albertini e Alfredo Frassati avevano portato a fama europea. […]

Che il capo del fascismo voglia servirsi dei quotidiani più influenti e non chiuderli o stravolgerne totalmente l’assetto editoriale lo dimostrano le vane richieste di sopprimere il “Corriere della Sera” e la “Stampa” avanzate dai fogli fascistissimi. E’ Farinacci a guidare, nella seconda metà del 1925, questa campagna.

Le minacce, i sequestri e la diffida del gerente responsabile del “Corriere della Sera”,  Alberto Albertini (2 luglio 1925), spingono i fratelli Crespi, che detengono la maggioranza della società editrice e che hanno già accettato il fascismo, a sbarazzarsi dei fratelli Albertini. Approfittando di un cavillo legale, i Crespi sciolgono l’accordo societario che li lega agli Albertini e li estromettono.

Il 28 novembre 1925 esce il Commiato di Luigi Albertini nel quale il più famoso giornalista dell’età liberale spiega l’impossibilità di resistere all’azione dei Crespi legata a una precisa volontà di Mussolini. I fogli fascisti esultano, quelli di opposizione non possono che limitarsi a scarse notizie. Il “Times” dedica a questo fatto emblematico un editoriale intitolato A Great Newspaper.

Anche l’opposizione della “Stampa” viene definitivamente spenta nello stesso periodo. Con un pretesto, il 29 settembre, il prefetto di Torino aveva sospeso le pubblicazioni del quotidiano di Frassati. Quando, in seguito a un equivoco compromesso, “La Stampa” torna in edicola il 3 novembre, Frassati annuncia il proprio ritiro dalla direzione del giornale che, d’altra parte, appare ormai irriconoscibile. […]

Ottenuta obbedienza , quello che interessa a Mussolini è sfruttare nel modo più vantaggioso il peso e il ruolo delle vecchie testate, prima di tutto evitando di comprometterne, con una fascistizzazione drastica, la penetrazione e il prestigio. Da abile e appassionato giornalista, Mussolini queste cose le sa e conosce la loro importanza. Certi “riguardi” usati verso il “Corriere della Sera” dopo l’uscita degli Albertini, sono dettati dalla notorietà di cui gode all’estero il quotidiano milanese. Tanto più che […] una certa gradualità nella fascistizzazione integrale, il temporaneo adeguarsi a determinate situazioni, l’accettare o il promuovere piccoli compromessi provvisori nella nomina di questo o quel direttore o nell’epurazione dei giornalisti contrari al regime, non incrinano il sostanziale allineamento di tutti i giornali al volere del duce.

All’inizio, quindi, l’allineamento non appare compatto e all’unisono nel linguaggio e nel tono: ci sono quotidiani che fin dalla marcia su Roma “avevano sperimentato il frasario e la retorica del futuro ventennio” e, per contrapposto, ci sono quotidiani che, lì per lì, non fanno altro che accentuare il grigiore formale delle loro pagine. Ma l’allineamento diventa sempre più concreto nei contenuti. Dalla politica all’economia alla “cronaca nera” […] si nota nei giornali una crescente rispondenza al richiamo alla “responsabilità”.

P. MURIALDI, La stampa del regime fascista

Laterza, Roma-Bari 1986, pp. 1-5 (passim)

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6 risposte a La ricostruzione (Più grande e più bella che pria 2)

  1. giorgia ha detto:

    Hai sentito poco fa Travaglio che leggeva brani di giornali osannanti il premier con fascistissima intonazione?
    Che disastro. Se la prendono con le vignette, e lasciano costruire palazzi e scuole e ospedali con la sabbia di mare…

  2. caracaterina ha detto:

    Sai, giorgia, mi stavo chiedendo se fra le due cose c’è o no una correlazione. Voglio dire: sarebbe “meglio” se se la prendessero con le vignette ma almeno costruissero seriamente? O, al contrario, sarebbe “meglio” se non se la prendessero con le vignette e continuassero lo stesso a costruire con la sabbia di mare? Lo so, sembrano questioni oziose ma oggi stavo pensando che i totalitarismi del mondo occidentale contemporaneo sono un po’ sfigati perchè hanno un tallone d’Achille ormai ineliminabile: hanno assolutamente bisogno del consenso delle masse e devono spendere una quantità di energie e di risorse economicamente mostruose per procurarselo, correndo dietro col randello persino ai comici, quando, invece, i fools del teatro elisabettiano se la potevano spassare tranquillamente. Pensa che pacchia ai tempi del buon vecchio assolutismo: i principi dovevano guardarsi al massimo dai loro pari e dagli intrighi di palazzo. Eh, non ci sono più quelle belle tirannidi di una volta. Con tutta ‘sta democrazia, signora mia, dove andremo a finire?

  3. giorgia ha detto:

    Il problema è quando quelle risorse economiche mostruose ce l’hanno, caracate…

  4. Cassandra ha detto:

    Mhhhh francamente il parallelismo (venuto fuori solo dai commenti) è un po’ esagerato: chi si oppone sa da tempo che alcuni editori hanno un colore… da prima di firmare contratti per loro. Dubito che Santoro, Travaglio e Vauro siano lì ai minimi sindacali (del resto come cassa di risonanza funzionano, eccome, quindi son bravi e meritano un compenso adeguato)… e non hanno la clausola dell’esclusiva (che è un vantaggio concreto, pubblicando libri e collaborando con altre testate…)
    Il contratto giornalistico, “furbescamente” firmato dopo 4 anni nel periodo più nero del settore, non ha perso la “clausola di coscienza” (art.32) che prevede una risoluzione del rapporto di lavoro qualora la linea editoriale cambi e diventi lesiva per i giornalisti stessi (fu proprio il fascismo a suggerire a posteriori questa clausola). Ma naturalmente essa non vale se all’atto del contratto le idee dell’editore erano le medesime di oggi…

    Approvo una voce dissonante in tv. La trovo germe di intelligenza e di libero pensiero. Quello che mi stupisce è ancora una volta la reazione popolare: è una caccia alla strega Rai senza minimamente valutare se la vignetta in questione fosse agli effetti lesiva (l’art. 2 della legge sulla stampa si applica più di quanto si creda: non penserete che si pubblchino tutte le immagini che provengono da un massacro?)… e la valutazione è strettamente legata alla morale comune, perché i costumi cambiano (un costumino succinto non è più osceno).
    La discussione sarebbe stata, quindi, se si poteva scherzare così con i morti, visto che di centinaia di morti si parla.
    E forse i giudici dovrebbero essere i genitori o i parenti delle vittime… ma senza un sottofondo politico.

    Spero perdonerai il tono polemico, è solo il mio punto di vista.
    Cassandra

  5. pessimesempio ha detto:

    La prima parte del commento mi fa pensare ad una specie di “non sputare nel piatto in cui mangi”, anche se mi chiedo se dentro la Rai ci sia mai stata libertà di espressione, quella libertà che sembra venuta meno con l’avvento del B., e se si poteva davvero parlare ai tempi di un altro B., vale a dire Bernabei e compagni, quando la TV era democristiana e basta. D’altra parte mi chiedo anche dove potrebbero andare i giornalisti in questione se non alla RAI, di questi tempi, Travaglio in particolare, visto che Santoro da B. c’è già stato, a suo tempo. E non a caso è stato mandato via, per adesso, Vauro, per una vignetta che è stata accusata, stringi stringi, di offesa alla morale comune, non per altro. Come se tutto il resto, tutto il circo mediatico intorno al terremoto non fosse stato altrettanto offensivo, come se non fosse chiaro che il presenzialismo dei vari ministri e no è legato a questioni elettorali (visto, a proposito? 4 punti di share in più per B., dopo le sette visite all’Aquila). Ma queste cose , voi, le sapete già. Saluti.

  6. Cassandra ha detto:

    @pessimesempio: se ti riferivi al mio commento, sì, in qualche modo volevo dire quello. In verità intendevo: “perché firmi un contratto per una casa editrice filogovernativa se poi soffri a non fare informazione di opposizione?” Non mi sembra molto “furbo”… a meno che tu non sia così abile e preparato (e forse è il caso dei nomi che ho citato) da pensare che ci guadagni di più a fare il bastian contrario… del resto a quei livelli sei chiamato dall’alto, e con questa missione.
    Per quanto riguarda: dove vai se non in Rai… con quei compensi direi che hai poche alternative, ma se ti accontenti di minimi sindacali: bhè qualcosina in più la trovi. Soprattutto se sei così bravo (perché bravi lo sono, eccome).

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