Novissimo atlante

Sardinia: isola magna dell’Arcipelago delle Cayman

 

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24 risposte a Novissimo atlante

  1. pessimesempio ha detto:

    Finisce qui la nostra storia?

  2. untitled io ha detto:

    si è dimesso.

  3. mauro ha detto:

    la nostra ancora no, quella del Pd

  4. caracaterina ha detto:

    Il minimo che potesse/dovesse fare. Ma, a dirla tutta, un’economia tubercolotica, una società fradicia, una politica da teste di c…uoio non sono tutte responsabilità del Veltroni. Troppo bello, sarebbe.

  5. caracaterina ha detto:

    La storia non finisce mai, se è per quello, altro che Fukucoso, come si chiama quello là che c’ho un’amnesia. Il fatto è che adesso è il momento di una lunga digressione, di zigzag, di salti di pagine. E del primato della geografia.

  6. pessimesempio ha detto:

    E mentre laggiù digrediscono, noi cosa diciamo, cosa facciamo, dove andiamo. Ognuno per conto proprio, suppongo. Non che la cosa ormai mi preoccupi più di tanto, se non per il fatto che ora Lui può davvero dilagare, non ha neanche più un’opposizione (perchè, scusa, finora ce l’aveva?)

  7. caracaterina ha detto:

    come: “digrediscono”? “Loro” e “noi”, sempre “loro” e “noi”. Uffa, ma siamo noi pure la digressione. Non lo sopporto più questo autorappreserntarsi, in quanto società civile, migliori della classe politica, come primogeniti tutti obbedienti e responsabili che si sentono abbandonati da genitori tutti presi da altro, per esempio i fratellini scapestrati, e se ne stanno perciò immusoniti solitari e smarriti.
    Non che questo mio sbotto serva a o risolva qualcosa, neh. Lo so.

  8. untitled io ha detto:

    Pessima, dico sul serio: perché non fai serenamente ciò che credi meglio, invece di continuare a chiedere in giro cosa dobbiamo fare, cosa dobbiamo dire, dove ci dobbiamo mettere? Entra in politica attivamente e sii felice, da qua dentro è chiaro che non puoi fare niente, ma si sapeva da prima, cos’è questo stupirsi ogni volta?

  9. untitled io ha detto:

    (caracaterina non l’avevo vista, non era per insistere)

  10. HaDa ha detto:

    Paolo Rossi, ieri sera, che dice più o meno “…è finito il tempo delle deleghe”, sì, proietto e mi coincide.

  11. mauro ha detto:

    eh! quando inizia ad andar peggio di quando andava male si comincia col tirare i piatti.

    [Paolo Rossi ha scritto la prefazione ad un libro di suo padre che racconta le foibe, vorrei leggerla prima di scegliere se preferire quello che giocava nel Lanerossi Vicenza]

  12. caracaterina ha detto:

    Neanche Paolo Rossi (ma quale?) riconosco come mentore virgilio centauro che altro? E i piatti li tiravo anche quando andava così e così (bene, mai eh?) ma in testa a nessuno, semmai tutti giù per terra, per sparecchiare. E tu, maurìn, non ti vorrai mica chiamare fuori dal convito, neh? O sei “più oltre”? ;)

  13. mauro ha detto:

    no, no, io mi siedo volentieri caracate (se invitato, ché là dal veliero mi volevan buttar giù perchè mancante di invito e forse di buon gusto con la mia bandierina…)
    Però qui si ridisegna l’atlante (e io non so proprio disegnare), la nostra amica pessima fa poesia e a me piacciono i racconti, la nave di cristallo s’è incagliata…
    Non è che sto “più oltre”, vado un po’ più in là ad ascoltare musica ;)

  14. untitled io ha detto:

    insomma non siamo capaci… di che? no dico: di che cosa dovremmo essere capaci? io continuo a pensare così: se uno si sente di poter fare qualche cosa di più che essere un bravo cittadino e un elettore consapevole, prenda e si tesseri, vada a litigare nelle sezioni, si metta a capo di una lista e ne sostenga attivamente una, si faccia votare, che ne so. Io non mi sento di fare niente di tutto questo perché non so mediare e non ho una vera intelligenza politica, e questa mi sembra una buonissima ragione per non mettermici. Insomma non ho sensi di colpa, il che non mi impedisce ovviamente di avere opinioni, né di modificarle se è il caso (io veltroni non l’ho votato oltretutto, e manco quel pesce lesso di boccia ho votato qui, che era quello sostenuto dalla maggioranza di partito e che oggi viene perfino considerato, a quanto leggo, uno di quelli “che sopravviveranno”, aiuta a dire). Se uno poi mi chiede cosa penso, se me ne tiene glielo dico, per esempio di là omniaficta ha fatto una domanda precisa e io ho provato in qualche modo a rispondere, e poi rispondo ogni settimana ai sondaggi commissionati dal partito (che ne fanno, eh?, solo che non capisco che cazzo se ne fanno), ma appelli non ne firmo, lettere di sdegno non ne mando: gli umori di molta gente sono ormai talmente chiari che secondo me non hanno bisogno di tutte ste montagne di carta, o di bit: la gente manda segnali coi voti, e purtroppo non si vota ogni mese – se poi per leggere i risultati delle urne aspettano proprio di perdere l’ultima roccaforte non è mica colpa nostra.

  15. pessimesempio ha detto:

    Noi e loro, certo, perchè credo, io, di non essere davvero come chi sta facendo politica in questi anni in Italia e credo che di gente come me ce ne sia tanta. Come ebbi a dire anche altre volte credo di impegnarmi a sufficienza e non è colpa mia se intorno, a livello politico, non c’è più niente e nessuno da cui mi senta attratta, anche solo un po’. Non credo neanche di avere l’età, mie care pontificanti, di mettere su una listina, faccio giusto quella della spesa e spesso mi dimentico cosa manca davvero. E sono oltre, ne sono convinta, anche se mi spiace molto quello che succedendo. Mi piacerebbe molto,però, che qui dentro, quel qui dentro di cui tanto si parla dalle vostre parti, si cercasse anche di dare qualche risposta, tra noi, a cose come queste. Avete (posso darvi del voi?) la brutta abitudine di trattare la gente come scema di guerra, alle volte. Dispiace non trovare interlocutori, ma so che questo non è il vostro mestiere. Comunque il mio errore- son lenta a capire che ci volete fare- è sempre lo stesso: quello di porre domande retoriche. E’ un vizio, lo so, ma voi (posso darvi del voi?) vi innervosite presto.

  16. caracaterina ha detto:

    E’ un sacco di tempo che sto qui davanti a cercare di mettere insieme un discorso che colleghi tutti i punti importanti che mi sembra siano venuti fuori da questo nervosissimo scambio di commenti. Ma è complesso, difficile. Non ci riesco ed è già mezzanotte.
    Il fatto è che continuo a girare intorno alla convinzione che, in una democrazia rappresentativa, i rappresentanti siano lo specchio dei rappresentati. Ed è questo che mi ha posto in rotta di collisione con pessima.
    Giro intorno all’idea che, se i nostri rappresentanti sono un problema è perchè ci rappresentano fin troppo bene, e se noi non li riconosciamo è la nostra immagine riflessa che non accettiamo di riconoscere. Non che sia una bella immagine, in effetti. Politicamente parlando, si intende. E, sempre politicamente parlando, ogni faccia, comprese quelle che vedo qui, che mi rimanda quel riflesso, mi irrita un sacco. E così vedo succede a voi guardando la mia.
    Aspettate tutti quanti prima di urlarmi che quelli non rappresentano più nessuno e che non si sa più come fare a delegittimarli se non correndo il rischio della rovina del paese ecc. ecc. Quei discorsi lì, pure loro veritieri d’altronde, lasciamoli alle lettere ai giornali, ai commenti nei forum, agli slogan da piazza, ai gruppi su fb, ai talkshow in tivvù, agli incontri e agli scontri delle masse. Qui guardiamoci in faccia un secondo. Non lo vedete quanto ci somigliamo, fra noi tanto diversi, e quanto somigliamo a “loro”? La nostra interazione, così dialettica, produce confusione, divisione e bisticci. Sembra di stare al congresso di un partito qualunque di sinistra. Ci stanno pure le accuse di essere antipatiche e supponenti (come tutti quelli di sinistra, no?) e i settarismi e le fazioni: “voi”, “noi” “loro”. IO.
    E a che pro, poi? Almeno “loro” (“LORO”!) hanno qualcosa di concreto da difendere.
    Però poi mi dico che non si può traslare paro paro il rapporto di quattro tipi da blog qualunque sul terreno della politica ma a questo punto mi viene in mente anche che è la politica che si è traslata, invece, sul livello del condominio qualunque. Ed ecco che si riaffaccia la convinzione che l’abisso fra “noi” e “loro” non sia poi così ampio.
    Altri pensieri allora vengono dietro, grandi grossi e troppo notturni. Perciò: per adesso, buonanotte.

  17. mauro ha detto:

    diceva unititled più su: “…vada a litigare nelle sezioni”. Quali, scusa? Non ci sono mica più le sezioni, quel poco ch’era rimasto se lo litigavano Margherita e Ds: è tuo, è mio è nostro (e adesso che si risciolgono ripartirà la divisione dei beni).
    Non ci sono più le sezioni, non quelle dove si litigava, almeno.
    Però uguali a LORO, no, proprio no.
    A noi ci salva la liquerizia, l’amarognolo della frustrazione, quella che ci deriva dalla perdita dell’illusione di poter decidere qualcosa (che poi non era mica tanto illusione: un po’ di peso l’abbiam gettato sulla stadera). A loro questo gusto dolceamaro è sconosciuto, a noi fa scattare il vecchio vizio di pestar l’acqua nel mortaio.

  18. omniaficta ha detto:

    Non è mica negativo irritarsi reciprocamente, quello che secca un po’ è che sembra che non ci sia più un minimo di collante, di terreno comune: ognuno per sé e si salvi chi può. Non siamo a questo, amici e compagni (scusate l’arcaismo), non correte alla più vicina scialuppa! La domanda (senza retorica) non è “cosa devo (posso, so, voglio) fare io?”, piuttosto è “cosa sarebbe importante fare con gli altri?”. Intanto potremmo imparare qualcosa dalle esperienze (nostre e altrui) e pensare la Politica (non alla politica). Ovvero chiederci quale cavolo di senso ha il modo in cui cerchiamo di essere cittadini a pieno titolo, se non è il caso di lavorare in qualche direzione invece di tirare a campare, magari a partire dalle nostre quotidiane vicissitudini.

  19. untitled io ha detto:

    Sto seguendo (partecipando?) qui e da omniaficta. L’unica cosa che mi stanno dando, queste discussioni, è la sgradevole sensazione di dovermi sentire in colpa – anzi peggio: che più cerchi di riflettere insieme e più ti tocca sentirti in colpa. La passione civile di entrambi mi è chiara intendiamoci, ma questo vostro continuo spronare senza indicare nessuna direzione precisa rischia veramente di affievolire ogni voglia di parlare. Io penso che quello che ci manca adesso è un po’ di sano, financo “ingenuo”, entusiasmo. Con voi manco il ragazzino della favola potrebbe gridare liberamente che il re è nudo, senza che alziate il sopracciglio dicendo “impara prima di tutto a vestirti tu”. E’ solo una sensazione questa eh? cioè può darsi benissimo che la verità sia un’altra, e cioè che non sia davvero di nessuna utilità questo parlare fra noi dentro a un blog – e ma allora, che insistiamo a fare? (lo dico anche a me stessa ovviamente, ormai immersa nel mood mea-culpa). Con affetto.

  20. caracaterina ha detto:

    Ma… in colpa per cosa, di grazia?
    A me sembra scontato che qui siamo tutte persone che cercano di dare alla propria vita un valore, anche civile visto che è di questo che si parla, il più alto possibile e che non abbiamo singolarmente proprio niente da rimproverarci.
    Ma è proprio lo scarto fra l’agire di noi singoli e gli effetti perversi complessivi il tema che ci intriga.
    Perchè osservare, misurare, valutare, analizzare questo scarto dovrebbe farci sentire in colpa? O, forse, piuttosto: è il non voler osservare, misurare ecc., il non averne voglia, il non sentirlo come passione, quello che fa sentire in colpa?
    Capisco che qualcuno può sentirsi frustrato dal fatto di doversi limitare alle sole considerazioni, che può sembrare inutile, che si vorrebbe vedere un effetto pratico, ma gli effetti pratici li si può godere personalmente, nel bene e nel male, solo in un raggio operativo molto limitato, in un orizzonte d’azione puramente personale, dove si hanno le mani in pasta. E’ questo bisogno di realizzazione pratica, unts, quello che ti spinge a esortare, ad esempio pessima, a un impegno diretto. Mi sembra. E’, questa, un’altra versione della solita (e veritiera accusa) a quelli de sinistra di essere inconcludenti e parolai.
    Ma, visto che l’operatività di un blog si realizza nello scrivere, nel dire, anche se questo non può cambiare immediatamente niente, visto che questa a me è un’operatività che piace, la pratico e applico questa pratica al tema: come mai questa individuale onestà civile ha effetti politici così disastrosi?
    Perdo il mio tempo a pensarci? Perdo il buonumore e divento sempre più arcigna? Pazienza. Lo so bene che non dipende da me o da noi 4 gatti la soluzione del problema ma a me piace lo stesso provare a pensarci. D’altronde, c’è chi fa il sudoku e le parole crociate.

  21. caracaterina ha detto:

    Rileggendomi sembra che abbia detto che stare a parlarne è solo un passatempo ozioso per chi gli piace e, magari, se lo può pure permettere. Invece intendevo sottolineare che la limitatezza di queste piccole azioni di parola, il loro insignificante effetto qui dentro, non toglie niente alla serietà di un “gioco” che, per me, è un esercizio di pensiero necessario nel mio agire praticamente fuori di qui. Io, qui dentro, non mi “scarico” ma mi carico, prendo energia per un’azione individuale che, poi, ha comunque effetti collettivi per esempio nel lavoro che faccio.
    Vabbeh, facciamo a capirci.

  22. untitled io ha detto:

    Sì quest’ultima l’ho capita perfettamente. E illumina meglio tutto quanto.

  23. caracaterina ha detto:

    La faccenda del lavoro, che grande questione. Proprio leggendo e scrivendo di qua e di là da omniaficta mi sono venuti in mente un sacco di discorsi su quanto è determinante il lavoro che facciamo, e come lo facciamo, per spiegare certe reazioni divergenti e, come dice HaDa?, preziose.
    Ma il tempo è tiranno e per due-tre giorni sarà praticamente impossibile connettermi. Quindi rimando.
    Ma qui resta aperto, eh :)

  24. ange ha detto:

    [Che te lo dico a fare che sono d’accordo con quello che dici di qua e di là? Per quel senso di responsabilità che sai esprimere con buone parole E perchè la lettura non è mai oziosa, anche se non è seguita da un commento]
    Ciao,a presto :)

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