“Siamo un’altra cosa”

Caro Suz e caro Francesco, sono la mamma.

Mi rivolgo soprattutto a te, Franci per dirti che sono d’accordo con quello che scrivi. “Ma anche” che non sono d’accordo, eh no.

Che siate aria, sono d’accordo. (Pare che qualcuno, invece, dica che siete Onda, acqua, giusto, figli di un mondo liquido, oddìo, sì, me lo ricordo). Ma perchè l’aria, o l’acqua, dia vita c’è bisogno di una “lavorazione”: quella naturale dei polmoni e del sangue, via via su su fino a quella tecnologica degli impianti eolici o delle antiche centrali idroelettriche.

Ecco, tutta quella “lavorazione”: chi la fa? Con quale energia?

Sono queste le domande che non cambiano e che riportano tutta questa diversità, reale, alla necessità di risposte, altrettanto reali. E nella realtà ci sono dei limiti che magari gli uragani possono permettersi di ignorare (e voi non lo siete, uragani, non mi sembra) ma gli umani no. Quello che manca ancora a questo vento impetuoso che solleva onde è la sua trasformazione in lavoro.

E’ questione di tempo, innanzitutto. Ed è questione di scelte, quindi, per noi umani, di politica.

Se è vero che, molto probabilmente, almeno lo spero, tu e i tuoi amici potete ormai permettervi di snobbare le raccomandazioni del vecchio Suz e non vi fate davvero fregare da antichi mestatori sconfitti di cui avete avuto modo di riconoscere l’incapacità di scegliere e, perciò, di fare politica, se è vero, allora, quali scelte pensate di fare voi?

E a chi affidarne la diffusione, la spiegazione, l’applicazione? Chi inizierà a proporre nuove soluzioni al problema dell’università, della scuola in generale, dell’economia, ovvero del lavoro? E in che modo?

In alcuni commenti precedenti si invocano nuove proposte su questo terreno. Giusto, ma non si tratta di affrontare un gioco di problem solving, nè di semplice governance. Si tratta di politica.

C’è una domanda politica che sale, come dicevano ai miei tempi, dal basso. Ma che non si riconosce ancora come tale perchè non ha referenti. C’è una latitanza della Politica, sia a destra, che non fa politica, solo esercizio di spesa e di potere, sia a sinistra, dove mancano idee ed energie.

Se si tratta di Politica, allora, ecco, non sono più tanto d’accordo con te, non siete più “un’altra cosa”. Se, pretendendo una totale diversità, vi chiamate fuori dalla politica, finirete stritolati da chi, invece, la politica la fa e continuerà a farla. (Perchè la politica “c’è”, anche se, ad affermarlo, ti sembrerò quella che se ne va in giro sui ponti autostradali a scrivere dio c’è). Se accetterete, invece, di “fare politica” ecco che perderete la vostra aurorale verginità, e la vostra integrale differenza verrà ridimensionata secondo le leggi della storia.

Che lo sappiate o no, state applicando un modello già pensato e messo alla prova. Abbastanza elastico e complesso da prevedere delle varianti senza disintegrarsi, almeno qui da noi. La semplificazione infantile che ne hanno fatto le cariatidi che ancora pretendono di guidarvi non gli rende ragione e, anzi, vi imporrebbe di togliere di mezzo le loro rigide interpretazioni da giaculatoria e di andarvi a impadronire dell’originale. D’altronde, a questi ominidi attaccati al catechismo, corrispondono simmetricamente, dall’altra parte, gli attuali e transitori gestori delle istituzioni politiche e mediatiche, altrettanto poveri, altrettanto attaccati a giaculatorie che biascicano in un latino storpiato come vecchie bigotte alla messa mattutina.

Il quadro è cambiato ma modelli interpretativi forti ci sono già, ve lo ricordo. Non è mica la prima volta che il mondo cambia e sembra girare sui cardini e qualcuno ha vissuto nel mezzo di vuoti d’aria e di turbolenze anche assai peggiori di queste, assai peggiori di voi, e ci ha pensato sopra.

Si dirà: non c’è mai stato internet. Non c’è mai stata questa estensione/sovrapposizione/frammentazione nello spazio e nel tempo generata dal virtuale. Non c’è mai stato un tale e diffuso knowhow. Beh, non voglio andare troppo indietro nel tempo, nè spostarmi granchè nello spazio, solo di cinquecento anni e poi di duecentocinquanta e rimanere in Europa, dove non c’era mai stata la stampa a caratteri mobili, nè la nozione di America, nè il treno. Tutte robe che fecero, allora, l’effetto che internet fa adesso. Si dirà: la scala era più piccola. Appunto: la scala, non il modello. Si dirà: non si può modificare la scala oltre un certo limite se no salta pure il modello. Beh, ripeto: a me il modello sembra abbastanza elastico e le condizioni per farlo saltare non mi sembra che ci siano, almeno da parte del genere umano. Voglio dire: se siamo ancora in tempo a inserire nel modello le variabili relative alle modificazioni del clima e degli equilibri ambientali vitali e ad agire di conseguenza. Perchè, se siamo già oltre quel punto di non ritorno allora, beh, allora, fanculo i modelli e andiamoci, ehm, andate pure, voi, a ubriacarvi o a girare per le strade col cartello penitenziàgite addosso.

Insomma, dovrete trovarvi dei leader politici, prima o poi, se non si vuole finire a tarallucci e vino. Forse stanno maturando le condizioni per una reale trasformazione, che in ogni caso sarà lenta. Forse nasceranno davvero dei leader dalla vostra generazione. Non saranno “un’altra cosa”. Saranno semplicemente “nuovi”, più adatti, selezionati dalla natura dei conflitti. Ma pur sempre soggetti alle vecchie leggi della politica e della società umana.

Come saranno non lo sappiamo. Quello che spero io, insieme con tuo fratello Suzuki, è che non siano l’esatta fotocopia di quelli vecchi. La foto originale è già tanto sbiadita che non si vedrebbe niente. (Speriamo pure che i nuovi non siano anche peggiori. Sai, la legge di Mendel, a distanza di generazioni, fa di quegli scherzi…)

Mi raccomando, mettiti la felpa spessa (nello zainetto ti ho messo anche quell’altra, così c’hai un cambio) e va a voltare pagina coi tuoi amici che dovete andare nel futuro.

Con affetto.  La mamma

p.s. Spero davvero che ci andrete nel futuro, perchè, quando sarò proprio vecchia e mi verrete a trovare, avrò voglia di sentire finalmente le vostre storie su cose che non ho mai sentito e di vedere cose che non ho mai visto, proprio come vostro nonno con l’internet che si è tanto divertito anche se non capiva niente E, per favore, non mi portate da tenere i nipotini tutto il tempo, che non ce n’avrò voglia. Mandateli a scuola, piuttosto, al tempo pieno, con tutte quelle brave maestre.

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12 risposte a “Siamo un’altra cosa”

  1. untitled io ha detto:

    né l’uno né l’altro fratello ti hanno risposto vedo. Non credo che non ti abbiano letto. Se non è colpa del weekend (e ma allora ci sarebbe meno dramma, e meno forte la “domanda” in loro, di quanto immaginiamo…), quello che penso è che sia sbagliata la chiave: c’è qualcosa in quello che dici, o forse nella maniera in cui lo dici, che li allontana in modo inspiegabile, ma quasi irrimediabile. Che pensi?

  2. caracaterina ha detto:

    Non so. Se tu vedi che questo qualcosa ci sia di’ che cos’è.
    O se lo vede qualcun altro, ovviamente.

  3. caracaterina ha detto:

    Allora. Unts, mi conosci piuttosto bene. Lo sai che, soprattutto se presa di sorpresa e in controtempo, (stamattina ho aperto il pc a scuola per 5 minuti, a ricreazione) io non resisto a chi mi pone questioni e le faccio subito mie, me le carico addosso. Oddìo, ho fatto, non sono preparata! Non so. Qualcuni mi aiuti e mi spieghi.
    Adesso, però, con diverse ore in mezzo, alcune passate con un borborigmo di pensiero su questo che non mi abbandonava, e un goccio in più di tempo a disposizione, io questo problema che mi poni mi sento la lucidità di rigettarlo. In un certo qual modo è un falso problema.
    Mi sono ricordata, infatti, con che stato d’animo ho scritto e inviato. Ho rivissuto l’attimo di esitazione prima di schiacciare invio: se mi presento subito come “mamma” e così mi firmo, non avrò riscontro alcuno, lo so. Embè? Questo è esattamente quello che deve succedere, ho concluso. Questo è il gioco teatrale che smaschera i ruoli.
    La “mamma” predica ciò che sa, i “figli”, giovani, non bambini, la lasciano dire, come fosse trasparente. Si fanno attraversare e vanno oltre.
    Aria, appunto. Di quello che la “mamma” dice, però, restano come sappiamo tutti noi, figli che hanno certamente fatto a loro tempo orecchie da mercante, un residuo secco, delle polveri sottili.
    L’effetto è a lungo, a volte lunghissimo termine.
    Ma adesso no, non è il momento di interloquire seriamente con mamma. O le ci si oppone aggressivamente (ma questa non è la generazione adatta, tutta beneducatina com’è) o la si ignora.
    E’ la normale, costante, leggerezza giovanile. Benedetta e destinata ad essere sconfitta, perchè non si può continuare ad essere aurorali a vita.
    La leggerezza fa anche sì che la situazione non sia vissuta come dramma, appunto, che la domanda sia sentita addirittura come un’affermazione. Pensa che la mia generazione non ha vissuto come dramma neppure il dramma vero del terrorismo o dell’autonomia da P38. Da giovani si è così, con un mondo nuovo nelle nostre mani. Con quel mondo si gioca un po’ paranoicamente finchè il pallone non scoppia.
    Così accadrà anche a questa generazione. Ma, ciò nonostante, mi rende allegra una cosa: che questa generazione giochi finalmente con un pallone da campionato vero e non con quelli taroccati che scoppiavano subito come hanno fatto i ragazzi per vent’anni, questi hanno finalmente modo di raccontarsi un giorno un romanzo di formazione e non di de-formazione. Spero.

  4. caracaterina ha detto:

    Ah, una seconda cosa mi rende se non allegra alemno un po’ più tranquilla: che non è un pallone pieno di pietre e di rottami di ferro. Se scoppia non sarà una vera tragedia come certe del passato. Spero.

  5. untitled io ha detto:

    Credo anch’io che sia importante non essere del tutto “aurorali”, tener conto degli strumenti GIA’ sperimentati, disponibili perché altri li hanno forgiati e perfezionati anche per noi: questo attiene alla lucidità, all’efficacia e alla tenuta dell’azione. Però mi pare che nessun vero cambiamento sia mai avvenuto confidando su modelli d’azione consolidati – piuttosto sull’entusiasmo, sull’impeto dell’azione di sfondamento, sulla sorpresa.
    Credo che la sintesi delle due componenti stia nell’immaginazione. Ecco, l’immaginazione è quella cosa capace di contenere entrambi gli elementi, ma in qualche modo già disciolti e miscelati: la miscela per far andare il motore. E’ il blocco contrapposto di motivazioni che infastidisce secondo me: il fateattenzione della mamma contro l’allarrembaggio dei figli non funziona mai perché non permette l’accelerazione, e in certi momenti l’accelerazione ci vuole.

  6. caracaterina ha detto:

    Certo, ma bisogna entrare nel gioco e giocarlo. E non è il blog il mio tavolo da gioco.
    Se mi fossi messa a dire cose come via l’art. 64 e abbasso la gelmini, oppure no, bisogna tagliare qui, aggiustare là, riformare dall’altra parte, insomma, fossi entrata nel merito allora, forse …
    E’ quello che ha fatto alcor in questo post di NI:
    http://www.nazioneindiana.com/2008/10/25/la-lezione-degli-studenti/#comments
    Ma io non l’ho fatto.

  7. caracaterina ha detto:

    E non l’ho fatto proprio per il motivo che rileva tashtego in uno di quei commenti, perchè faccio l’insegnante e una delle cose che mi dà più disagio è questa apparente trasversalità della protesta. Tant’è vero che Cristina, che evidentemente sa quello che fa, ci ha subito tenuto a dire che è tutta apparenza.

  8. caracaterina ha detto:

    Certo che, ripensandoci, potevo stare zitta.

  9. caracaterina ha detto:

    E comunque, il vero cambiamento avviene quando non ne puoi più, non hai più niente da perdere e, esasperato, ti ritrovi a procurarti e a saper disporre di maggiori risorse del tuo avversario. L’immaginazione, a dispetto degli slogan del ’68, non è quella più sostanziale.
    La forza di questo movimento non è nell’immaginazione ma nell’esperienza e nel know-how.
    La realtà esperita da tutti quelli che protestano adesso non è assolutamente più conciliabile con l’immagine che pretende di rappresentarla. C’è uno scarto che (finalmente) fa incazzare. Aspetta che trovino il modo di ridurre lo scarto e vedrai. Può darsi che non ci riescano per eccesso di rigidità e di avidità e, allora, per i LORO errori, il movimento potrà forse continuare. Al momento non vedo ancora, dalla nostra parte, la possibilità di qualcosa che vada oltre il NO. Dici che è un difetto di immaginazione? Se sì, è un difetto mio o del movimento?

  10. untitled io ha detto:

    non so se c’è un difetto d’immaginazione, dicevo solo che questo dovrebbe essere il momento di maggiore sforzo immaginativo. Preciso che quando parlo di “immaginazione” intendo quel tipo di prefigurazione senza la quale, per esempio, non c’è scoperta scientifica: credo che in politica serva ancora, non mi sembra secondaria per niente. Sull’opporre soltanto un NO alla politica del governo, dipende: per la scuola dell’obbligo mi pare largamente sufficiente, per l’università mi sembra troppo poco.

  11. caracaterina ha detto:

    Sulla prefigurazione, e progettazione, sono d’accordo.
    Anche se a me, per ora, non mi viene in mente niente :(

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