in mezzo in mezzo

Mi è partito questo trip sugli animali, adesso. Dipende da lei che ha scritto quella frase in corsivo due volte, stufa delle cornacchie ha scritto. Ed è successo questo, che stamattina mi ha preso un attacco di insonnia – nell’ultima settimana l’insonnia, io che sono sempre stata dormigliona, non è che mi sono svegliata presto in assoluto, è che avevo dimenticato di disinnescare la sveglia e quella suona che non avevo dormito nemmeno 5 ore, e bon, mi sono dovuta alzare, non c’era verso, ascoltavo le mie ossa, adesso si sentono le ossa, e anche molte altre parti del corpo, si sentono a volte proprio con l’udito e poi con un altro senso, che per me non è il sesto perchè me ne manca uno, ma è un senso nuovo, potrebbe essere una variante del tatto, un tatto interno, un endotatto, che però si estroflette, boh. Bon ancora. Stavo dicendo? Ah sì, le cornacchie.

Io volevo telefonarle ieri perchè non avevo capito. Ma mi trattengo quando vedo che non so leggere. Dico: tutto, tutto dovrebbe passare attraverso la scrittura. Siamo qui per questo. Troppo comodo parlare e parlare e basta. O magari scriversi come se si parlasse. E poi, certe irritazioni del non capire, del sospettare, meglio scriverle che magari si impara a leggerle. E pensavo, stamattina, a quelle cornacchie. Ma no, che non sono una cornacchia! E’ che il tempo passa. La gazza, ad esempio, che in agosto veniva a fare il suo verso sul pruno qui davanti, ora basta. E il pruno è secco, non credo a causa della gazza che, all’inizio, credevo fosse un picchio, perchè sentivo quel verso titititititì e io non so mica distinguere, qui non si distingue dove finisce la città e dove comincia questa campagna di casette pendule e pendolari, con strade che sembrano portare a niente e invece sono asfalti gettati su una rete antica, che collega antichi santuari, tutti in vista l’uno con l’altro e adesso tagliati da vecchi incendi – quest’anno, evviva!, neppure uno, ancora, e oggi penso nemmeno, non è giornata, nuvole e macaia, va bene per bruciare sterpi onesti. Insomma la gazza era nuova di qui e l’avevo appena imparata che ha smesso di arrivare. Ma per fortuna sono tornati i gechi, adesso so che la coppia era sparita perchè stavano per nascerne di nuovi, e c’è un piccolino che dorme nella persiana dello studio e devo stare attenta a spalancare, al mattino, che se mi dimentico magari lo schiaccio, lo stupidello. Cominciano i cadaveri di metcalfe sul davanzale, per fortuna, forse salvo il limone e magari anche i gerani. E cominciano a intirizzirsi pure i calabroni, quelli più stanchi, magari. Che forse è per loro che non ho più visto libellule, la notte. Agli inizi di questa faccenda, otto anni fa, quando chattavo emozionata e tutto era nuovo, potevo tenere tranquilla le finestre aperte, era estate e, se non contiamo le zanzare e altre faccende insignificanti, ad agosto entravano libellule. Avevo imparato ad accorgermene troppo tardi, dal rumore convulso che riempiva la casa di allarme sincopato e che proveniva dal loro sbattere le ali (sono ali?) di paura, poverette, entravano e rimanevano intrappolate da qualche parte, e non c’era verso di liberarle, sfuggenti e indipendenti fino alla morte, proprio belle, proprio stupide. Non è solo questione di lucciole, insomma, il tempo che passa. Le lucciole, per dire, a giugno volano ancora qui, poche, ma si accendono. Dice: perchè stai in campagna, insomma? Visto che hai tanta paura, si intende. Della lotta delle piante, della moria di insetti. Ma da qui si vede il tempo che passa e di che cosa è fatto, perchè sto terra terra, anche se è umido, anche se è pieno di sterpi, perchè questa è una campagna in mezzo.

E’ atterrato un aereo, adesso, non lo vedo più ma lo sento forte, si sentono bene i rumori quando il vento viene da sud, e lo immagino, adesso, che gira il suo corpaccione sulla terra, laggiù, oltre il braccio di mare, in mezzo al mare. Non si sente nient’altro che il cupore echeggiante dell’aereo, in questo momento, non un uccello, non un cane, non un attrezzo. Un poco sento la mia pelle. E, adesso, un verso, vicino, qualche bestiolina volante, mi sembra.

Con tutto questo parlare di animali ieri mi arriva una mail, un mittente sconosciuto, ma aspetto prima di gettarla senza aprirla, non mi sembrava proprio spam. Infatti. Dice che hanno trovato il mio nome su un sito di animalisti, non capisco come sia possibile, proprio, non ci credo, dicono per dire. Ma insomma mi presentano una rivista di filosofia che ha un numero monografico dedicato agli animali. E’ vero, esiste, non è spam. Si chiama Diogenemagazine, ma non sto a linkarla, è filosofia come si usa adesso, disinvolta, divulgativa, da magazine insomma. Però leggo qualcosa. Ogni tanto ci penso, a diventare vegetariana, non per amore degli animali, no. Per rabbia. Per politica. Per chiudere almeno un insignificante pertugio all’orrore dell’industria alimentare che divora il pianeta. Invece vorrei saper allevare galline e tirargli il collo da sola. Vorrei saper ammazzare il maiale.

Ma no che non lo vorrei. Non sono mai riuscita a volere quello che non si può avere. Ho desideri relativi, invece, storicizzanti. Desideri animali. Perchè non è mica vero, penso, che gli animali non hanno storia. Abbiamo solo tempi diversi.

E insomma, ecco, che provo a scrivere tutto quanto riesco, qui. Dalle cornacchie in poi e dalle cornacchie in-torno. E penso che al tempo delle libellule era così, un tempo fatto di attenzione, di esplorazione circospetta e di sfacciataggini apparenti, in realtà erano imboscate a lungo preparate. Era un tempo di scrittura che raccoglieva tutto quello che si riusciva, che si sforzava. E che alle cornacchie lasciava giusto qualche chicchino da spigolare.

Si scrive per sè si scrive per gli altri e i commenti sì e i commenti no. E’ che scrivere qui è (sarebbe, potrebbe essere) diverso. Qui è (sarebbe, potrebbe essere) ancora un posto dove si ammazza il maiale.

Non un’oasi protetta, anzi, un agriturismo addirittura. Con colazioni di miele e marmellata locali. E, nel soggiorno degli ospiti arredato coi mobili della nonna di qualche estraneo, riviste associative, con articoli su paesi lontani.

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3 risposte a in mezzo in mezzo

  1. parergon ha detto:

    non so bene perchè, li ho letti in sequenza, il tuo post e quello che segnalo qua sotto – è mi è parso che eistesse una contiguità, non priva di significanza /
    un saluto

    http://www.tashtego.splinder.com/post/18272098/Mezzi+blindati+eduli

  2. caracaterina ha detto:

    Sì, ce n’è una sfilza, di post di tashtego dedicati all’animalità umana a cui mi sento contigua.

    Il commento arriva tardi perchè il sistema wordpress modera spesso da sè i commenti con link.

  3. parergon ha detto:

    questo in particolare era riferito al nostro rapporto con l’estetica animale, all’osservazione quasi impotente di un mondo con cui è impossibile entrare in relazione, che ci spaventa o ci impressiona, e che risveglia sensazioni ataviche e primitive – un mondo che possiamo assimilare o avvicinare forse solo attraverso meccanismi di tipo istintivo

    buona domenica

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