Spiagge libere

Come se non fosse successo altro, ho sempre davanti agli occhi quella prospettiva obliqua di ieri sera, sul treno piuttosto vuoto. Mi sposto da una carrozza in cui una tenda rotta al finestrino minacciava di lanciare le sue stecche d’acciaio a mo’ di dardo definitivo in varie sanguinolente direzioni e capito in una occupata a metà. Sono tutti negher, stanchi e coi sacchettoni. Mi siedo ma lo ammetto: mi sento a disagio. Mi sposto al piano di sopra, dove almeno non ci sono tende minacciose. Il vuotismo domina. Pochissima gente e quasi tutti venditori da spiaggia che tornano presumibilmente verso i loro vicoli del centro. Alcuni dormono alcuni scrivono. Siedo e tiro fuori il libro. Dopo poco lancio un occhio in avanti di lato. Vedo un calzino con un piede dentro appoggiato al sedile davanti, una gamba dentro a un bragone mimetico probabilmente cinese, un braccio nerissimo, un  quarto di profilo spigolato da un naso africano e da occhiali da vista senza montatura. Avrà, direi, un ventidue-venticinque anni. Il suo socio è quasi accasciato nel sedile di lato al suo, quello proprio davanti al mio, col suo sacchettone (forse che anche qui hanno proibito i borsoni?). Lui invece legge, intento, la pagina di Repubblica aperta sul ’68 di Praga.  Legge tutto, fino in fondo. Poi passa alla pagina delle lettere al giornale, quelle che mi fanno sempre indignare per tutti quei microracconti di ingiustizia e inciviltà.  E io mi vergogno. Di noi.

Alla prima stazione metropolitana salgono alcune famigliole slave e sudamericane. Le uniche, ormai, che frequentano questa parte di mare di città.

Non so dove siano andati a finire tutti gli altri, quelli che andavano al mare qui, quelli che andavano al mare in treno, quelli che tornavano a quest’ora.

E in effetti anche a me, fatto un rapido calcolo, non era più capitato di prendere questo treno da almeno cinque anni.

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3 risposte a Spiagge libere

  1. tesieantitesi ha detto:

    mi sono sempre domandato – il perché – il mio limite nelle lingue straniere.
    mi sono sempre domandato perché io non conosca – abbia frequentato – i treni.
    Del ’68 di Praga se n’è parlato a scuola: mentre le lettere al giornale lasciano quasi sempre il tempo che trovano – ma è solo il mio modesto parere.

  2. Giacomo ha detto:

    Verrebbe da pensare che gli italiani e le italiane si siano sequestrati nelle auto, nei viaggi all’estero, nei club vacanze, nei “localini” ecc., come per dire che ormai le uniche persone “reali” siano quelle da lei viste durante il suo viaggio in treno… Ma poi penso che è soltanto una questione di disponibilità di denaro e che è soltanto la povertà che rende più visibili (fin troppo) e più reali (fin troppo) quelle persone; ed è soltanto la ricchezza a rendere invisibili tanti italiani e tante italiane.
    Ma forse mi credo troppo marxista (economicismo) e troppo cristiano (sguardo privilegiato del povero ecc.)…

  3. caracaterina ha detto:

    Ho ritrovato un articolo di repubblica dell’anno scorso. Diceva che abbiamo 670 automobili ogni 1000 abitanti, secondi solo agli USA che ne hanno 800.
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/12/03/ingorgo-italia.html

    Siamo ricchi?
    Negli ultimi mesi ho ripreso qualche volta i mezzi pubblici. E’ vero che sono frequentati quasi solo da stranieri, almeno in certe ore e in certi giorni, ma l’effetto che mi fa è di nostalgia: mi rivedo, ci rivedo in moltissimi di loro.
    Nel mare di certe spiagge metropolitane io ho imparato a nuotare.

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