Illusions

E c’è sempre questo sforzo, questo sforzo. Di non tenere un diario (e in effetti non è nemmeno diario). Non voler parlare di me. Ma di noi. Una voce individuale senza l’angustia dell’individualità. Non si tratta di irresponsabilità, al contrario, si tratta di dare una forma all’informe, all’indistinto. Bella pretesa.

Ma leggo solo quelli in cui riconosco lo stesso sforzo.

Ho voglia di chiarezza. Di fare chiarezza. Sulla rete e sul resto. Non su tutto quanto, solo sul micropezzettino. Non mi ci metto, non seriamente, assorbita dal torbido della praticità, dove la lucidità si applica a sprazzi sprizzi spruzzi e spottini di poco conto. 

Mi do dei compiti e poi agisco d’impulso tradendoli. E’ che le convinzioni profonde sono estranee a questi compitini. Sono decenni ormai che so che quello che non faccio pertiene all’universo della non intimità.

Fumare, ad esempio. Ho comprato un libretto, stamattina alla coop. Pare che sia il più efficace manualetto per smettere esistente al mondo. Già l’avevo preso in mano giorni fa e avevo detto no. Oggi invece, d’impulso. Ebbasta coi no. Qualche volta lo faccio. Mi lascio convincere improvvisamente dalle voci del mondo, dalle sue opinioni. Forse lo faccio solo per poter dire vedi? te l’avevo detto che era vero il mio no! Infatti.  Lasciamo perdere il metodo le testimonianze l’anglosassonicità su cui avevo fatto digià la tara. Ero disponibile ad ascoltare quella lingua. Ma poi sono arrivata alla frase in cui quello scrive che arriverà il momento in cui l’ex fumatore guarderà chi fuma non con invidia ma con pietà. E lì ho dimenticato il libro, e anche titolo e autore.

Di chi è religioso c’è una cosa che non capisco davvero e che mi allontana del tutto. Non è l’assurdità dei contenuti religiosi ma il fatto che non ho mai incontrato un credente che pensi che esiste chi è totalmente ateo. So bene che non è qualcosa che abbia a che fare con la razionalità: un essere integralmente logico e razionale si dovrebbe dichiarare agnostico visto che la non esistenza di dio non è dimostrabile.  Ma la dimestichezza con l’irrazionalità, che l’ateismo condivide con la religiosità, pare escluda la reciprocità. Così, mentre io posso accettare (non tranquillamente, no, con stupore, direi, ma certo non con diffidenza nei confronti della sincerità della sua convinzione) chi mi parla della sua fede, sento sempre che il fedele nutre intimi e profondi dubbi sull’autenticità del mio ateismo. E’ questo il mio stupore più grande.

Non so per quanto ancora continuerò a fumare. Certo che almeno vorrei diminuire.

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12 risposte a Illusions

  1. mauro ha detto:

    anch’io vorrei…
    E ci sono motivi più che razionali per volerlo, no?
    Eppure….

  2. caracaterina ha detto:

    Però io non volevo parlare del fumare.
    Il fumo è sempre un distrattore. Sempre potentissimo, in effetti.

  3. mauro ha detto:

    ah! ma lo so!
    [ mi pare che par3gon abbia accennato al tema di questo post ]

  4. tesieantitesi ha detto:

    la rete ha i suoi problemi e di fatti spesso qualche nodo risulta usurato.
    Io sono un non fumatore. Ex-fumatore. E non posso nemmeno sostenere che i fumatori non esistato così come fanno i credenti. Si sente.
    Ma un credente che non crede possa esistere un non-credente: lo si può effettivamente definire credente??
    Comunque, non trovo attraenti le fumatrici. Per quel che può servire…

  5. Giacomo ha detto:

    Da credente: non ho mai avuto problemi ad ammettere l’esistenza degli atei; direi, anzi, che la loro condizione mi pare quella naturale degli esseri umani, almeno da queste parti (Italia, ventunesimo secolo) e nonostante le diffuse apparenze devote – altrove, non so. Quando parlo con una persona che non conosco, presuppongo che sia atea, salvo sua esplicita e significativa dichiarazione in senso contrario.

    Circa l’individuale e il generale: immagino che parlare di se stessi possa essere un modo per parlare degli altri, dell’umano, della comunità, del cosmo ecc. Oltretutto, dovrebbe essere l’argomento che conosciamo meglio e occupandoci del quale corriamo il rischio minore di esprimere scempiaggini. Estrarre il generale dall’individuale, poi, è anche compito di chi legge, credo.

  6. Stefania ha detto:

    Ciao, da credente.. non credo molto agli atei. Ecco, tant’è. sparatemi pure. Ma ne sono convinta, avendo provato e visto: nessuno è ateo. Viene un momento in cui arriva una difficoltà, un dispiacere.. ed eccoci, tutti quanti ad invocare qualcosa di superiore. Sei ateo? ok. ma sei pronto a giurare che sul letto di qualcuno caro in ospedale non invocheresti l’aiuto di Dio per guarirlo?
    Ecco, è questo che non mi piace delle persone atee. Non credo nella loro coerenza.

  7. caracaterina ha detto:

    Stefania Stefania … Perché mai ti si dovrebbe attaccare per la tua dichiarazione? Io poi non ne ho motivo proprio, visto che conferma la mia stessa osservazione. Quanto ai comportamenti che descrivi: coerenza e incoerenza hanno tante sfumature quante sono gli umani. Non sono contraria alle generalizzazioni (sono una delle categorie fondamentali del processo di conoscenza) ma vanno fatte con criterio. Io, per esempio, disconfermo la tua, e, purtroppo, per un’esperienza personale molto recente.

    Giacomo: l’atteggiamento che dichiari a proposito degli atei mi fa venire in mente l’espressione “etsi deus non daretur”. Una presupposizione purtroppo assai poco praticata in una società come la nostra (Italia, ventunesimo secolo, ambito civico e politico, ad esempio).
    Ecco qua:
    http://www.we-are-church.org/it/mondo/59CorsoStudi.htm

  8. Giacomo ha detto:

    Penso che potrei sottoscrivere ogni singola parola dell’intervento di Enzo Bianchi. Soprattutto queste: «i cristiani […] devono prendersi tutta la responsabilità della storia e non invocare Dio, soprattutto nel dialogo con gli altri […] in questo dibattito noi non dovremo portare ragioni teologiche, ma porteremo nel dibattito solo ragioni antropologiche». Dio lo si incontra nel dialogo intimo, non lo si porta in piazza o in parlamento…
    E per quanto riguarda “Noi siamo Chiesa”, è ahimè una voce davvero minoritaria e inascoltata all’interno del mondo cattolico…

  9. caracaterina ha detto:

    Non conoscevo per nulla questo movimento/sito. Mi ci sono imbattuta gugolando. D’accordo su molte cose, in effetti, fede a parte.
    Ma mi ha fatto particolarmente specie l’accenno al testo di Ratzinger cardinale. Davvero nel 2001 parlava di un “un arcipelago di piccole comunità di intensa spiritualità, una chiesa, dunque, al di là della cristianitas” ?!

    tesieantitesi: nel mio collegarmi a saltabocconi di questi giorni ti avevo, appunto, saltato. Tu testimoni un certo tipo di conversione, mi sembra: non più la ricerca della salvezza, ormai, ma il sentimento della sua acquisizione. Con quel che segue.

  10. tesieantitesi ha detto:

    sentimento è un termine che suona un po’ ridondante.
    Per la rete: credo ci sia poco in cui credere.
    Per il fumo: a volte mi piacerebbe accendermi un sigaro, ma preferisco l’aroma della pipa.
    Per la credenza: a prescindere dallo stile, dall’essenza e dall’esistenza, penso, che “non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire”.

  11. mauro ha detto:

    credenti… non credenti…., bah
    ma se dio c’è a cosa serve?

  12. caracaterina ha detto:

    E’ l’idea di dio, l’idea, quella che a quanto pare serve.

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