A proposito del mettere a fuoco

Giornate freneticamente piatte, sgradevoli, malate di una luce sbiavda e di una pioggia polverosa che sporca ovunque. Alzo gli occhi dalla mia corsa sul posto, da criceto (che, ad esempio, mi impedisce di raggiungere Trieste), solo per cercare ossessivamente “chiaiano” sui blog di google. Arrivo fin lì, ovvero da nessuna parte.

Davvero vorrei capire, davvero. E non posso. Non posso. Non ci riesco.

Piena di buona volontà, sono pure andata a vedere Gomorra. Uscendone di nuovo delusa, no, perplessa. Bello, è bello, il film. Contenta di condividere la rinascita del cinema italiano, contenta. Eccetera. Ma mi è sembrato di tornare ragazza, quando vedevo alla tivvù le puntate di Il pianeta vivente, quei magistrali documentari di Sir Attenborough Richard. Il loro fascino mi faceva un po’ male: i pesci grandi mangiavano i pesci piccoli, i coccodrilli massacravano gli gnu, le leonesse sbadigliavano accanto ai leonini che sbranavano arzilli i brandelli sanguinolenti di un’antilope consegnata ancora calda. Così la vecchia nonna con gli anelli d’oro alle orecchie sbadiglia accanto ai nipotini che si baciano per l’ultima volta dichiarandosi in guerra mortale. Così si guarda il mare bello con le pistole nelle mani sporche di sangue, in canottiera e ciabatte. Uguali a quelle del mio vicino siciliano e panzone quando sta sul terrazzo a sventrare il pesce. Un’estranea contiguità.  Ecco il documentario ben riuscito di un appassionato etologo. Senza la enne. Garrone-Mainardi che descrive, dopo settimane di appostamenti sott’acqua, l’eterna battaglia delle orche assassine. E noi a guardare, nu poco inorriditi, ma per fortuna che non siamo orche. Adesso mi spiego perchè uno dei miei ragazzi mi ha detto che un suo amico l’ha visto ma non gli è sembrato niente di speciale.  Adesso mi spiego perchè, in sala, piena piena, e tutta di adulti che, si vedeva, erano aggiornati e ben bene educati, c’era persino qualcuno che ridacchiava a qualche scena che effettivamente sa proprio di comico. E che si tratteneva dal fare ooohh a qualche spettacolare coup de theatre, ad esempio sulla scena della cava. Perchè si sa, qui al nord, come sono fatti ‘sti napoletani, tutti sceneggiata e tragicommedia. Si sa, sì. Ma non si capisce.

Il film lo rivedrei, probabilmente lo rivedrò. E’ da studiare, direi, come Paisà e Germania Anno Zero. E’ a Rossellini che ho pensato, infatti, cinematograficamente parlando, e non certo a Petri o a Rosi, come la ricorrenza dell’ambo sulla Croisette ha fatto scrivere sui giornali. Uno sguardo ad altezza d’uomo. Però: senza l’atroce potenza evocativa di una guerra mondiale e senza la rabbia della denuncia. Solo un retrogusto di pietà umana, ma è proprio quella che distanzia. E’ quella che misura la possibilità, individuale, di una salvezza. Fatti più in là, tu che puoi. C’è chi può, infatti. Per fortuna. Come ha scritto Michele Serra nell’Amaca di ieri.

Non è così in Petri, non è così in Rosi. Non è così in Saviano, che non sono riuscita a leggere fino in fondo perchè, nonostante la cura dell’editing, nonostante qualche gonfiore retorico – perchè senza un po’ di “letteratura” che libro è, pensano in genere gli editori -, nonostante tutto, resta fortunatamente sporco, compromesso, brutto, cioè non consolatorio, e ha la potenza da carrarmato di cento puntate di Report viste tutte insieme in una sera soltanto. Insostenibile la frustrazione che ti provoca. Esasperante, come il trapanare di mille Savonarola piagnoni che ti si parano davanti ad ogni angolo di strada con spiritate giaculatorie menagramo. Nessuno si senta escluso. Come non ti esclude una guerra. Come non ti esclude la morte. Forte. Schiacciante. In-estetico.

Invece Garrone. E’ bello. Come George Clooney in Syriana. E non come George Clooney (e Sean Penn) nella Sottile linea rossa di Malick che, se proprio devo dire (anche se veramente non devo proprio nulla, lo so), è l’unico film recente che abbia visto che riesce a rimanere indignato pur includendo nello sguardo di denuncia anche il piano etologico, quello estetico e quello umanamente pietoso. Forse perchè è lo sguardo filosofico di un poeta. Come in Leopardi. O forse perchè parla, davvero, di guerra.

E io, invece, da qui, dalla mia visuale piatta, quotidiana, da bestiolina mediatica, io non capisco.

Anche se, stamattina, mi è sembrato di vedere una luce meno polverosa, quando ho letto l’articolo di Aldo Schiavone su Repubblica. Che riporto nel link di un sito (blog?) che, pur’esso un pochino meno opaco di altri ho, sempre oggi, scovato nell’ammassarsi illeggibile di google, nell’ammassarsi del mondo.

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3 risposte a A proposito del mettere a fuoco

  1. pessimesempio ha detto:

    Bello, è bello, il film.Come faresti a rendere bene per scritto la pronuncia di queste parole senza fraintendimento? perchè questa stessa frase potrebbe essere pronunciata in due modi diversi: con entusiasmo che poi si ripiega su se stesso dopo la slancio iniziale oppure con passione, della serie è veramente bello oppure con un certo scetticismo, che è credo la giusta interpretazione, ma è appunto un’interpretazione. Questa è la prima cosa che mi è venuta in mente mentre sto (ri)leggendo passo passo il tuo post, una finestra aperta accanto all’altra.

    Così ti confermo che anche nella mia sala hanno riso e che forse, mi sa, ho riso anche io in certe scene, ma ora non ti saprei dire quali e in altre non capivo quello che succedeva e in altre ancora ho provato tristezza, come quella in cui i due ragazzini sono nel locale con le cubiste.

    Anche io ho provato il sollievo di non essere lì e la rassicurante sensazione di essere in un altro paese, anche se -lo confesso con una certa vergogna e non so neanche da che nasce la vergogna, ma l’ho provata subito nel rendermi conto di questa sensazione che sto per dirti e anche allora non capivo da cosa nasceva – quando sono uscita per un po’ di tempo ho avuto come una percezione diversa della città, come se anche lì, in quelle strade potesse accadere che ad un tratto qualcuno si mettesse a sparare. Inquietudine, insomma. E’ durata un po’, poi la ragione ha preso di nuovo campo. E Rossellini, sì.

    E alla fine tu dici Schiavone: ma, penso: perchè nel resto di questo paese?

  2. caracaterina ha detto:

    Napoli=Italia. Sì, lo dicono sempre in tanti, e, ultimo oggi, proprio il solito Michele Serra. (Lo leggo sempre, ovvio, ma a volte mi fa una rabbia quell’uomo! Finirò per non sopportare più che scriva praticamente sempre le stesse cose che ho pensato io, anche se non le ho dette a nessuno, spesso nemmeno a me stessa :/)
    Tuttavia, a me questa uguaglianza non ha mai convinto. Secondo me è riduttiva. Per Napoli. Non ho argomentazioni, solo impressioni. La mia frequentazione di Napoli è insignificante, una settimana di tanti anni fa, in era pre-Bassolino. Ne ricavai l’impressione indelebile di Napoli=mondo. Oggi, da qui, mi vien da metterla sullo stesso piano della Cina, ugualmente vicina, ugualmente lontana. Funzionanti entrambe secondo modalità selvagge e raffinate insieme, per me inesplicabili nella loro chiarissima e semplice evidenza.
    Il discorso è troppo lungo. Rimando a data da destinarsi.

    Resta la sensazione che “qui” è diverso”, “lì” è diverso, “là” pure. E che il film mi ha provocato scetticismo perchè sembra guardare da un “qui” o un “lì” oppure un “là”. Mentre il libro è proprio scritto da “dentro”. E’ per questo che le cosche minacciano Saviano, mentre, credo, non minaccerebbero mai un Garrone che, per ipotesi del terzo tipo, avesse fatto un film così a partire da una sceneggiatura originale. Saviano è un traditore, in tutti i sensi che il verbo latino ha. Garrone mantiene il segreto e, pur mostrandocelo, non ci svela il linguaggio delle orche.

    p.s.
    Capisco molto meglio, invece, il linguaggio dell’ Ernesto-Dario che ha parlato oggi. Ottimo lavoro, direi, quello di Carlo Bonini su Repubblica. Erano giorni che stava lavorando bene. Lui e D’Avanzo vale sempre la pena di leggerli. Ah, e poi c’è Jenner Meletti, pure.

    Il discorso sarebbe lungo.

  3. pessimesempio ha detto:

    Vado a leggere, sono tornata ora. Collegio sui corsi di recupero estivi, alla faccia di napoli, della camorra, di garrone, saviano e tutti gli altri.

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