Ho visto un presidente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma IO devo andare a Brignole!  La signora, anzianotta ma neanche tanto, col vestito della festa ma anche no, ha la faccia di una che sta subendo un sopruso inaudito. Ferma davanti alla transenna che blocca il transito di via XX settembre sotto all’arcata del Ponte Monumentale, in mezzo alla folla che aspetta, a pochi metri dalle corone deposte stamattina, vorrebbe grilleggiare con la boccuccia indignata piegata all’ingiù ma la rabbia stupita di un’inaspettata (inaspettata!) servitù di passaggio le toglie il fiato. Signora, sta arrivando il Presidente. L’intenzione mia sarebbe di informarla, farle sapere, ma lo sento che ho il tono di “quella di sinistra”.  Sai che roba!  fa lei e mi sputa addosso lo sguardo più sprezzante che ha. E’ certamente più importante di lei e lì mi fermo, anche perchè ha voltato i tacchetti e scarpina via.  Non sono mica tanto d’accordo fa un giovanotto acidino voltandosi a sua volta per seguirla.  Per i popolani della libertà oggi, qui, non è giornata.

Ma siamo matti! stride una signora “inequivocabilmente di sinistra”.  Se succede qualcosa quello ci spara addosso!  Per ora veramente ci sta soltanto guardando con un paio di binocoloni ma, certo, quando qui si vede una divisa di quelle non si sta mica tranquilli. La spianata di Santo Stefano è a picco sopra le nostre teste e anch’io non posso trattenermi dal guardare in su per tenere d’occhio i carabinieri che tengono d’occhio noi. Ma siamo in pochi ad agitarci. Mi arrivano accanto in quattro, due giovani genitori con due bambine. Il padre si issa sulle spalle la più grande e intanto chiacchiera con la moglie e accenna col mento: Guarda, saluta. C’è Zarrillo lassù. Me l’aveva detto che toccava a lui e sorridendo agita la mano.

Pochi hanno visto ma tutti camminiamo in salita. Una folla tranquillamente in marcia in mezzo alla strada. Agli incroci le macchine si devono fermare anche se hanno il verde. Le vigilesse fischiano isteriche agitando le mani ma nessuno le bada. Oggi è festa e noi seguiamo il presidente che è salito al Ducale. Oggi è festa e molti applaudono pure la macchina vuota mentre la vedono girare via intorno alla fontana bianca.  Oggi è festa e si applaude anche la banda del ponente, che sulla bandiera vecchia e sul tamburo maggiore porta la scritta: 1845.

La piazza è piena e i discorsi sono piaciuti. Alla fine, nel maxischermo ci vediamo pure noi che stiamo lì e ci applaudiamo ancora più forte. Adesso via, cambiamo piazza che dal Ducale lo fanno uscire di là. Andiamo a salutare.

Poi ceniamo con tutti i tiggì. Per ripassare. Perchè istituzionale io non l’avevo mai fatto.

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12 risposte a Ho visto un presidente

  1. caracaterina ha detto:

    Riprendo qui il post odierno di parergon, perchè mi sembra abbia colto il senso profondo di questo post. Che sta più nella foto che nelle parole.

    http://parergon.wordpress.com/2008/04/26/vertici/

  2. caracaterina ha detto:

    Ah, un’altra cosa. Ho aperto (link lì a fianco) una pagina stabile di fotine su questa giornata.
    Ribadisco: stabile.

  3. bri ha detto:

    Fa tristezza l’indifferenza per quello che è stato un momento “alto” del nostro passato.
    E fa rabbia il desiderio di ricomposizione che vuole azzerare e uniformare e dare la stessa qualità alle fazioni opposte.

    E intanto l’altro Presidente “lavorava” alla composizione del governo perchè lui non ha tempo da perdere con queste sciocchezze.
    Già.
    Come la vecchietta con i tacchi.

    E ho letto anche il pezzo di parergon, bello, su questo nostro presidente che ha una composta dignità e che ci stringe il cuore

  4. caracaterina ha detto:

    A proposito di questa “dittatura dolce”, come la definisce un tal Daniele in un post di Brianzolitudine, che ci fa appiattire tutto quanto in un velo di melassa disgustosa e superficiale di sciocchezze avvelenate dalla cecità ecco, appunto il post di Brianzolitudine ma, soprattutto, i commenti 11# e, ancor di più, 14#, di arden-Anna Setari.

    http://brianzolitudine.splinder.com/post/16837376/Brianza+Achtung+Banditen%21++#cid-45183056

  5. caracaterina ha detto:

    Anzi, gli interventi di Anna mi piacciono così tanto che, almeno il 14, lo copio tutto quanto:

    #14 26 Aprile 2008 – 10:31

    Brian, a me pare che questi discorsi odierni sulla pacificazione, quelli che vengono fatti insistentemente da qualche anno (cioè da quando la destra che accoglie al suo interno nostalgici del fascismo è stata “sdoganata” da berlusconi) siano strumentali.

    Si fa finta di dimenticare che la riconciliazione e la pacificazione nazionale sono già avvenute subito dopo la guerra (con l’amnistia Togliatti) e furono solennemente proclamate con l’approvazione della Costituzione nella seduta del 22 dicembre 1947, e con la sua entrata in vigore il 1°gennaio 1948. Nell’assemblea costituente, eletta direttamente dal popolo il 2 giugno 1946, erano rappresentati tutti i partiti: democristiani, socialisti, comunisti, liberali, demolaburisti, repubblicani, azionisti e anche la destra de L’Uomo Qualunque.

    Io trovo che se c’è qualcosa da dire, rispetto al 25 aprile, è che la sua celebrazione in anni passati fu celebrata sempre a mezza bocca dalle autorità dei governi democristiani che preferirono vuote frasi di retorico omaggio di circostanza in quella data e poi il silenzio assoluto nel resto dell’anno – e, soprattutto, la lenta attuazione dei principi della Costituzione.
    La Costituzione fu per anni una specie di documento clandestino.
    Nelle scuole non se ne parlava (anche oggi del resto – e non è un caso che i nostri concittadini in maggioranza non sanno che dice e non si preoccuperebbero se qualcuno dicesse che è carta straccia). I libri di testo si fermavano nel raccontare la storia alla prima guerra mondiale. Il fascismo veniva condannato retoricamente in qualche occasione, ma non si studiava (tranne che negli Istituti universitari).
    È stata fatta passare l’idea che noi italiani fascisti eravamo buoni o bonaccioni, e così era anche il Duce, mentre solo Hitler era un diabolico cattivo.
    Così è accaduto che le sinistre, il PCI di allora, in qualche modo divennero gli unici o quasi che parlavano di Resistenza. E ovviamente ne diedero per forza una visione in cui era accentuato il loro punto di vista.

    Quanto al fatto della “buona fede” di quelli che scelsero il campo dei fascisti e dei nazisti, a me pare una questione assolutamente diversa dal giudizio storico sul senso e il valore della Resistenza.
    Gente in buona fede, sincera e magari solo poco informata ecc., la si può trovare in qualsiasi campo. Questo conta molto nella storia individuale di ciascuno, che, come si sa, è spesso misteriosamente sorprendente e non va mai giudicata schematicamente e per partito preso.
    Non ha però a che vedere col giudizio storico sui campi diversi in cui si lotta o ci si schiera.
    Nel ricordare i caduti della Resistenza non è che si vuole fare una specie di celebrazione pietosa dei morti e delle vittime di quella tragedia che fu la guerra: noi li ricordiamo in nome delle speranze che li animarono, in nome del campo che scelsero: li ricordiamo vivi, nella festa della Liberazione che non giunsero a vedere ma che contribuirono a ottenere, e ogni volta che di questa nostra maltrattata Repubblica difendiamo i valori e la vitalità democratica.

    La pietà per i morti, per le vittime dei bombardamenti, per i poveri soldati mandati lontano, per tutte le vittime di quell’orrore che è una guerra di per sé e, ancor più, quando divide gente dello stesso paese, questa pietà ha altre ricorrenze – e va praticata anche evitando l’esercizio delle strumentalizzazioni.

    Scusa la lunghezza, Brian.
    arden

  6. giulia ha detto:

    Fa tristezza che ci sia un governo dei peggiori possibili, ma fa tristezza che gli italiani siano come sono, un po’ a immagine e somiglianza di chi ha votato e c’è da chiedersi chi è venuto prima e chi dopo.
    Ormai chi accomuna gli italiano sono le partite di calcio, quando gioca la nazionale… Se vince è l’unica cosa che li fa festeggiare. Ciao, Giulia

  7. pessimesempio ha detto:

    Eppure mi pare che proprio su questa questione dell’istituzionale si debba insistere e resistere. Al di là di tutto quello che molti di noi, credo, hanno pensato in questi anni sul valore e l’importanza di partecipare di certe commemorazioni di livello istituzionale, in genere piuttosto snobbate.
    Non sono se sono stata chiara in quello che volevo dire, ma sono ancora in rodaggio dopo il rientro.

  8. pessimesempio ha detto:

    Però diciamo che parlo per me, vah.

  9. pessimesempio ha detto:

    Però diciamo che parlo per me, va.

  10. untitled io ha detto:

    non so, secondo me non è strettamente necessario che le commerazioni istituzionali prevedano la partecipazione fisica dei cittadini (e per quanto mi riguarda nemmanco concerti o cose di questo genere). Per me sarebbe ampiamente sufficiente che vi partecipassero i nostri rappresentanti politici: qui uno del pdl è stato appena eletto senatore, e pure se non si è ancora insediato venerdì ha sfilato insieme al sindaco, l’ho trovato corretto.
    E’ un problema di rispetto e di proprietà di linguaggio (le manifestazioni del 25 aprile sono infatti altamente codificate, hanno un protocollo strettissimo proprio perché devono DIRE qualcosa di molto preciso e molto indiscutibile). Ho trovato particolarmente chiaro, a proposito di “istituzionale”, l’articolo di rodotà che è uscito oggi su repubblica:
    http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sei/linguaggio-vincitori/linguaggio-vincitori.html

  11. anna setari ha detto:

    A me è capitato di farla istituzionale già da un bel po’ d’anni. Perché sono un bel po’ di anni che non c’è più alcuna manifestazione popolare per il 25 aprile qui a Padova. Tutt’al più un qualche insopportabile concertino rock – orribile per l’alto volume degli altoparlanti, per il pessimo suono gracchiante che ne fuoriesce e per per un insieme di squallore smemorato.
    Così mi sono sentita costretta ad andare alla cerimonia ufficiale: quella col sindaco (quando era una forzitaliota nemmeno veniva mai: mandava un assessore), con le altre autorità e il rettore dell’Università (l’Università, dove furono Marchesi e Curiel, fra gli altri, è medaglia d’oro della Resistenza). C’è di solito un qualche vecchio che fu partigiano o ebbe in qualche modo a che fare con la Resistenza che dice due parole. Si fanno sempre più radi. La banda dell’esercito di solito prende a suonare IL PIAVE mormorava ecc., come fosse il 4 novembre. A volte qualche cittadino (più spesso cittadina) esagitato/a si metteva a gridare perché voleva almeno Fratelli d’Italia.
    Mi è parso doveroso partecipare, soprattutto ai tempi (che ora sono tornati) del governo di destra che disertava.

    Bella la tua cronaca, Caracaterina.

  12. mauro ha detto:

    Son 5 giorni che ogni volta che passo di qua mi vien da cantare.
    Oh mama mama mamma
    oh mama mama mama
    sai perche me batte el corazon
    ho visto el presidente
    ho visto el presidente
    ue mamà innamorato son

    E dire che non è proprio il mio genere quel tipo di musica :)

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