Quoto

Amaro, intelligente e piuttosto sghembo questo post di suzukimaruti che comunque non condivido in molte parti  ma nei cui numerosissimi commenti ho trovato argomenti che mi interessano firmati da un tal Cuoreditenebra del quale non appare il link. 

Ugualmente senza link il commento di mattia altieri, che mi rattrista.

  1. La tentazione di applaudire in toto a un post che, fra le altre cose, suscita sincera emozione, è tanta. In realtà, però, credo che la lettura di questo risultato richieda anche una parallela analisi di quel che, dall’altra parte, ha lasciato anche gli elettori non costituzionalmente berlusconiani senza speranza. Cosa ancor più doverose in ore in cui uno schieramento passato nel giro di 20 mesi dal 13 al 3% ha individuato come causa primaria di questo disastro la cannibalizzazione dei propri voti da parte del PD. A parte le carenze aritmetiche dei personaggi di cui sopra, e parlando nello specifico del nord in cui vivo, vorrei ricordare:
    – la desertificazione delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, popolate da mezze calze la cui abilità migliore consiste da almeno quindici anni nel rispondere signorsì al capetto di turno, sapendo che quella è la strategia migliore per prenderne il posto;
    – l’aver sistematicamente ignorato il cambiamento del tessuto del mondo del lavoro, continuando a rivolgersi da un lato a un mondo operaio in via di estinzione, dall’altro guardando alle decine di migliaia di partite Iva come ad altrettanti potenziali (anzi sicuri) evasori fiscali e non come al nuovo ceto lavorativo debole e vulnerabile del XXI secolo;
    – il non aver nemmeno provato a dare risposte “sane”,in contrapposizione a quelle “malate” (perchè xenofobe, razziste e miopi) della Lega all’oggettivo disagio e insicurezza determinato da microcriminalità, immigrazione incontrollata, marginalità sociali, bollando immediatamente come razzista oscurantista chi, anche solo timidamente, abbia osato accennare a questi aspetti come a problemi reali e realmente percepiti dai cittadini. Le polemiche contro Cofferati a Bologna sono in questo senso paradigma assoluto di questa attitudine.
    Mi stupisco dello stupore di chi sottolinea come ormai da anni le fasce sociali tradizionalmente appannaggio della sinistra votino a destra. Rinunciare per anni, mi ripeto, a proporre alternative “sane” a risposte “malate” su temi che, piaccia o meno, sono problematici, non solo erode l’elettorato e porta alla sconfitta, ma quel che è per me più grave significa abdicare, al di là di buioni sentimenti di maniera, al tradizionale ruolo di una sinistra capace di incidere nella società. Non velleitaria, quindi, ma con una visione alternativa del futuro radicata in una realistica percezione el presente.
  2. La mancanza di risposte, a mio avviso, è consistita proprio nell’aver lasciato agli xenofobi della Lega il campo libero nel rispondere a quelli che sono sentiti come problemi oggettivi dai cittadini, nel non avere in altre parole offerto altra risposta che non fosse, ad esempio, qualla di tacciare di razzismo gli abitanti dei quartieri lungo Reno di Bologna che si lamentavano della microcriminalità crescente. Quale alternativa, ad esempio? Una seria politica di integrazione parallela a una altrettanto seria politica di rispetto delle regole da parte di tutti, italiani e immigrati: questo, a mio parere, sarebbe stato capito meglio dagli elettori. Nè più nè meno di quel che ha cercato di fare Cofferati a Bologna, che naturalmente è stato subito tacciato (una persona con il suo passato!)di razzismo e xenofobia da quei trinariciuti del cazzo ceh oggi sono andati al 3% e non saranno nemmeno rappresentati in Parlamento. E a ulteriore scanso di equivoci, chi ti scrive ha una solidissima storia di sinistra, non solo come elettore ma anche come militante, ed è profondamente addolorato del fatto che quella sinistra in cui si è sempre identificato oggi non sia più in grado di parlare alla gente con un linguaggio che ne faccia crescere la coscienza sociale e la consapevolezza della realtà del mondo e delle sue trasformazioni.
  3.  E’ ormai anni che sento parlare di “riprendere a lavorare sul territorio” gente che evidentemente sul territorio non ha mai messo piede, forse perchè troppo impegnato ai party della Santanchè o di Anna La rosa (no, dico, Anna La Rosa): diversamente, forse, avrebbero colto le trasformazioni – sociali, non antropologiche come a qualcuno fa comodo credere – che hanno portato allo sfacelo attuale. E’ ormai anni che in Lombardia vedo la Quercia,i Ds e tutta la compagnia di giro candidare degli emeriti sconosciuti perchè i big avevano paura di lasciarci le penne. E’ ormai anni che sento (stra)parlare una sedicente sinistra comunista che si è dimenticata di uno dei cardini della lettura marxista del mondo, ovvero l’analisi dei rapporti di forza e dei movimenti sociali delle masse. E mi chiedo, ahimè, quanto di vero e consapevole ci sia nel voto giovanile a sinistra (reale o ipotetico non si sa ancora) se questi personaggi hanno ancora – o continueranno ad avere – credito.

    Comment by Cuoreditenebra — 15 April, 2008 #

    1. Nel Nord, dove vivo io (anche se da me, nel cuore delle Alpi, fortunatamente il Pd è diventato il primo partito) la sinistra ha una grossa colpa: non ha mai capito che il tema dell’immigrazione è vissuto dai ceti sociali più deboli come una minaccia.   La nostra è una società in naturale declino. Le seconde vittime del crollo del Muro di Berlino siamo proprio noi europei occidentali, un tempo centro del mondo e ora solamente periferie di un globo in cui i giochi veri si fanno altrove.  Non possiamo più rimanere agganciati ai privilegi che avevamo prima, però non abbiamo il coraggio di dircelo. Nessuno. Ma tutti lo sanno. E arriva quindi la paura e la diffidenza. Dello straniero, dell’extracomunitario, del nero. Se poi ci aggiungiamo il fatto che tanti di essi non sono effettivamente quei “lavoratori indefessi che cercano di integrarsi e sono cacciati dai padani razzisti ecc”, come vuole una litania di sinistra, si capisce perchè il solco che si è creato è profondo. La Lega ha intercettato questo movimento.  Poi c’è un’altra questione, molto più tragica e disperata. Una sinistra ha senso solo se porta una visione alternativa della società. Da noi non ce l’ha più da anni, perchè non può averla. Non esiste un’altra società possibile, ora. Punto. Abbiamo questa e dobbiamo cercare di salvarci, singolarmente, uno a uno.  Berlusconi dice “io”, la sinistra è il “noi”. Ma il “noi” non esiste più. Quindi è ovvio che vinca, stravinca il singolo, chi predica le doti del “faccio tutto io”. La capacità dell’uomo, che in barba e strafottio di ogni regola, riesce a mettersi in mostra sempre e comunque. E’ invidiata, piace, dimostra che “io posso”. Che il vecchio “noi” può andare in soffitta. L’”io” non vuole regole, sono solo impedimenti. Lo Stato, le leggi, il vivere civile.   Senza dimenticare il ruolo determinante di un sistema informativo che, volente o nolente, si è fatto trasportare nel ciclo voluto da colui che è un grandissimo imbonitore.  Ma si può essere abili a vendere quanto si vuole, ma se non trovi chi è predisposto ad acquistare la tua merce, vai in rovina.  Ho lottato contro Berlusconi – e tutto quanto lui rappresenta – per 15 lunghi anni. Con il coltello tra i denti, tra sconfitte e vittorie. Restistere, resistere, resistere. E’ stato il mio motto in cinque anni di vera lotta giornaliera contro l’inciviltà che avanzava.  Ma sbagliavo.  Berlusconi non era la causa. Era solo la conseguenza. Posso mettermi a lottare contro Berlusconi nel mio piccolo. Ma non posso mettermi a lottare contro 20 e passa milioni di persone.  Io ho finito qui.   
  4. Comment by mattia altieri — 15 April, 2008 #

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19 risposte a Quoto

  1. pessimesempio ha detto:

    trinariciuti del cazzo ?

  2. pessimesempio ha detto:

    Una sinistra ha senso solo se porta una visione alternativa della società. Da noi non ce l’ha più da anni, perchè non può averla. Non esiste un’altra società possibile, ora. Punto. Abbiamo questa e dobbiamo cercare di salvarci, singolarmente, uno a uno. ?

  3. Pingback: tanto per rispondere «

  4. mauro ha detto:

    Se non esiste un’altra società possibile. Bon, punto.
    Di cosa vogliamo scrivere ora?
    Vacanze? Diete dimagranti? I nostri amici animali?
    [mi accorgo tardi, di essere stato anticipato da pessimesempio, va bè…]

  5. caracaterina ha detto:

    Uffa, mo’ mi arrabbio.
    Intanto, leggete anche le tre righe introduttive, please. Io NON sono il signore che si firma mattia altieri ma lo quoto, come quoto cuoreditenebra, per discutere di punti di vista sulla realtà.
    Che dire, piuttosto, del “tradizionale ruolo di una sinistra capace di incidere nella società”? ” Non velleitaria, quindi, ma con una visione alternativa del futuro radicata in una realistica percezione del presente. “?
    Di una sinistra che non è ” più in grado di parlare alla gente con un linguaggio che ne faccia crescere la coscienza sociale e la consapevolezza della REALTA’ del mondo e delle sue TRASFORMAZIONI.”?

  6. mauro ha detto:

    Perchè ti arrabbi?
    Avevo letto (parlo per me) le righe introduttive, ed infatti commentavo la frase non caracaterina.
    A me pare che la sinistra presente nel precedente governo avesse ben chiari i suoi deboli rapporti di forza col resto della compagine, nonostante ciò ha fatto di tutto per tenerlo in piedi, criticando (ma guarda un po’) persino Cofferati col suo passato (quale? il Circo Massimo? e poi?) e non solo lui. E’ andata male, poi Veltroni ha usato un argomento della destra (“questo governo è ostaggio della sinistra radicale”) per prendere tutto il piatto e gli son rimaste le bucce.
    A me pare che nelle proposte di Veltroni ci stia proprio una “realistica percezione del presente”, invece, (il paese normale, insomma) ed è proprio per questo che non mi piace il PD (pur avendolo votato, al Senato, l’altro ieri). Evidentemente, anche questa “normalità”, questo buonismo, questo interclassismo laico (ma non troppo) non convincono, non hanno convinto. Gli italiani non sono più “brava gente”, vogliono quelle risposte dure, nette, di tanti telefilm americani magari date con la doppietta e non con la Magnum. Gli italiani non si fidano più dei preti, figuriamoci se dan retta ai comunisti, che per parte loro fan di tutto per sfoderare la bonomia intelligente di un Bersani, la seriosità razionale di un Fassino, l’eleganza intellettuale di una Finocchiaro, la probità di una Turco o una Sereni…Niente, non basta. Bisognerebbe andar da soli, invece no. Si imbarcano le sacrestie degli anni ’70, quelle che raccoglievano fondi per il Terzo mondo (Bindi, Franceschini), un pezzo del Mulino che polemizzò con Bobbio (Parisi, Prodi e Berselli tuttologo su Repubblica) e ancora: Di Pietro e la Bonino… Insomma à la guerre comme à la guerre, ci sono le elezioni e bisogna(va) vincerle. Quale spazio per un disegno più largo che non siano due questioni economiche (sulle quali, oramai, i singoli Stati han sempre meno peso?).
    Lettura marxista del mondo? Ma stiamo scherzando? Chi chiede questo è lo stesso che, poche righe prima, scrive che gli operai sono una categoria in estinzione. Ancora un po’ e scriverà che lo sfruttamento non esiste più, l’unico suo problema restano gli immigrati e le stanche litanie della sinistra.
    Quanto all’altra affermazione, secondo la quale la sinistra non è più in grado di parlare alla gente ..etc, credo sia falsa. C’è una parte della sinistra, molto più piccola di quando avevamo 20 anni noi, che non vuole un paese “normale” e sa anche disegnarne a grandi linee uno diverso, ma come voce che grida nel deserto è poco ascoltata (non sto parlando di Turigliatto and Co). In questo Altieri ha ragione: l’Io ha prevalso sul Noi. Perchè il rapporto si rovesci è necessaria un’altra cultura politica, è necessario tornare a sognare l’uguaglianza e non la LIBERTA’, la bellezza come criterio di giudizio al posto dell’utilità, l’intelligenza come valore opposto alla furbizia….
    Ma in questa fase storica la maggior parte degli italiani ha altri sogni e così i politici italiani un po’ si adeguano e un po’ finiscono extraparlamentari.

  7. pessimesempio ha detto:

    Infatti. A me pare che la questione stia qui. E la domanda che pongo è questa: i politici ci devono insegnare qualcosa? o sono solo rappresentanti di quello che siamo e vogliamo? E’ una domanda seria, non è ironica. La politica, che mestiere deve fare? Magari dopo ci torno con meno fretta.

  8. caracaterina ha detto:

    Di corsa che son di corveé.
    “come voce che grida nel deserto”: appunto. E’ fare politica, questa? Io credo che la politica NOn sia essere profeti e missionari, tanto meno lo è se si parla di democrazia (non intendendo PD, adesso, e nemmeno – che ce ne sarebbe bisogno – discutendo la questione di quale democrazia: dispotica, rappresentativa, diretta ecc ecc).
    Con questo mi sembra in parte di rispondere anche a pessima, che però aspetto che scriva qualcosa di più perchè, così, con quelle due righe, mi viene in mente Platone e, francamente, storco un po’ la bocca.
    Quando parlo di essere realisti non intendo una semplice e magari machiavelliana (anche un po’ ci vuole, però) Realpolitik, e nemmeno un appiattirsi della politica sulla tecnica amministrativa o sul problem solving.
    Intendo qualcosa di molto più semplice, in fondo e, banalmente riassumibile nel metodo scientifico for dummies: osservare la realtà, conoscerla, senza apriorismi, senza pregiudizi, se vuoi progettare qualche modificazione efficace nei fenomeni e/o (addirittura!) nelle strutture.
    Se predichi in un deserto ai sassi e al cielo, mi dite cosa cambia (a perte che, magari, perdi la voce)?
    La politica concretamente attiva è un’incessante composizione di contraddizioni. E’ chiaro che la composizione richiede un luogo “terzo” altrimenti ciascuno resta dov’è e si ha o immobilismo o frantumazione. Questo “luogo terzo” può essere benissimo anche un sogno, pur che sia condiviso da una maggioranza possibilmente consistente.
    Ora: siamo proprio sicuri di sapere DAVVERO che cosa sognano gli italiani?
    Sembrerebbero sognare fondamentalmente sicurezza e successo. Non potremmo partire dall’accettazione che, come sogni, non sono, in sè, da buttare via? Forse qualcuno sogna l’insicurezza e il fallimento? A questo punto ci sono varie strategie per tentare di realizzarli, mica solo quelle incarnate da chi ben sappiamo. Non potremmo immaginarne qualcuna, de sinistra ma adatta alla realtà contemporanea, magari praticabile senza troppe complicazioni?
    E poi: magari ascoltando di più la ggente, senza pretendere già di sapere di cosa ha bisogno e cosa desidera, è anche possibile che si scoprano pure altri sogni, o altri “luoghi terzi”.

  9. demetrio ha detto:

    e io quoto questo:

    Il riformista è ben consapevole di essere costantemente deriso da chi prospetta future palingenesi, …
    La derisione è giustificata, in quanto il riformista, in fondo, non fa che ritessere una tela che altri sistematicamente distrugge. È agevole contrapporgli che, sin quando non cambi il «sistema», le sue innovazioni miglioratrici non fanno che tappare buchi e puntellare un edificio che non cessa per questo di essere vetusto e pieno di crepe (o «contraddizioni»). Egli è tuttavia convinto di operare nella storia, ossia nell’ambito di un «sistema», di cui non intende essere nè l’apologeta, nè il becchino; ma, nei limiti delle sue possibilità, un componente sollecito ad apportare tutti quei miglioramenti che siano concretabili nell’immediato e non desiderabili “in vacuo”. Egli preferisce il poco al tutto, il realizzabile all’utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata trasformazione radicale del «sistema».

    Caffé – La solitudine del riformista

  10. mauro ha detto:

    Sarebbe da rispondere diversamente, ma prendendo a prestito il titolo del saggio si può anche dir così: erano talmente soli ‘sti riformisti, che alla fine son spariti (L’uno dalla vita sociale e “gli altri” dal Parlamento).

  11. caracaterina ha detto:

    Eh già, son rimasti vivi solo i conservatori. Anzi, i reazionari.
    Certo che, continuando di questo passo, la dialettica (il metodo dialetttico) va a farsi benedire.
    Insomma, ieri sera ho visto per la prima volta “annozero”. Mi sono impressionata. Non per le solite facce, no, quelle, ormai… E’ stato il servizio fra i leghisti. Non erano quelli della prima ora, non quelli che ci eravamo abituati a vedere e pensare. Beh, sì, c’erano anche quelli a ululare intorno ai loro capi. Ma mi hanno impressionato invece quelli visti più da vicino, nei bar e per la strada. Quelli per primi stupiti della vittoria. Erano facce e modi e parlate che trenta, ancora venti, anni fa vedevi nelle case del popolo. Maledizione!!!

  12. mauro ha detto:

    Calma, calma. Un conto è sparire dal Parlamento (grave, gravissimo), altro è morire. E che i “riformisti” o radicali che dir si voglia siano ancora ben vivi lo si vedrà sin dal prossimo 25 c.m.
    Non so se Veltroni ci sarà, in ogni caso si prepari ai fischi.

  13. untitled io ha detto:

    leggetevi questo post di leonardo va’. Con tutti i commenti che seguono. Il post è provocatorio, la discussione è disordinata ma molto interessante, secondo me ci sono un sacco di spunti di riflessione.

    http://leonardo.blogspot.com/2008/04/pirla-power.html

  14. lostudente ha detto:

    i due commenti sono simili – forse come i programmi elettorali dei due mega schieramenti opposti? – ma Cuoreditenebra ha una visione più aperta e, a mio giudizio più veritiera. Il mondo del lavoro è cambiato quando i capitali, intesi come lavoro, sono stati portati oltre frontiera, in particolare verso i paesi dell’est. La motivazione: un costo del lavoro che negli anni è lievitato notavolmente? Di chi è stata la colpa di questo? Quindi le aziende italiane hanno avuto la necessità di diventare competitive… Ma facciamo un passo indietro, il primo sentore di questa necessità è avvenuto in Italia quando è stato necessario scindere la forza lavoro: “non produco tutto io, ma faccio produrre ad altri e assemblo”. Torino e provincia è un indotto: non un territorio. Così il problema del lavoro viene spartito: solo che una FIAT ne crea un notevole vantaggio, aziende decisamente più piccole però non possono fronteggiare il mercato, i sindacati e un datore di lavoro superiore come la FIAT.
    E dove siamo adesso??? C’è la Cina, l’ultimo baluardo del Comunismo. Comunismo contestato. Quello dei carriarmati in piazza più o meno fermati dagli studenti…
    Allora: i posti di lavoro non ci sono più, nel senso che sono molto inferiori a quelli di un tempo, quello delle migrazioni dal sudu verso il nord Italia.
    Oggi c’è un numero superiore di partita I.V.A., nemeno paragonabile a quello in cui si registrava in quei tempi. C’è però da dire che molte delle nuove iscrizioni si trasformano poi in cessazioni – si può dire? E ancora: molte sono di cittadini stranieri regolari al punto di poter aprire una partita I.V.A. in Italia.
    Oggi: è persino possibile operare in Italia con “aziende” rumena che lavorano qui, sul territorio, che non pagano le tasse qui – e probabilmente nemmeno lì.
    Infine: cercherei di valutare meglio gli effetti che certe leggi credono di avere, con l’intento di eliminare l’evasione fiscale, molte, invece, le incentivano…

  15. lostudente ha detto:

    dimenticavo: ma che diavolo vuol dire quoto!?

  16. caracaterina ha detto:

    Il cambiamento del mondo del lavoro, della produzione e circolazione di merci è assolutamente fondamentale per capirci qualcosa, fai bene stu a intervenire così sul concreto. In effetti personalmente c’ho tutto da imparare.
    Ti quoterei! ;)
    (ah, questi linguaggi webbici)
    E quoterei anche, se fosse in rete, una lettera ad Augias apparsa oggi sulla Repubblica, quella del tizio CGIl in fabbrica che ha votato pdl.
    Certo poi, uno sente Montezemolo e s’incazza ma, oggi come oggi, prima di dire tout court che i lavoratori che votano a destra sono buoi ottusi che vanno ciecamente contro il loro interesse e berlusconizzati nel profondo ci penserei parecchie volte.

  17. LoStudente ha detto:

    a me non piace giudicare gli altri per il loro voto o pensiero, politico o meno che sia…

  18. caracaterina ha detto:

    Non mi riferivo certo a te, studente.
    E a dir la verità neppure a me.

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