Del lasciare

 Ho aiutato sua sorella ad attraversare il Po e a trascinare rotelle sopra i binari di Poggio Rusco e così anche io ho passato qualche ora con lei. Solo due pomeriggi però. A sollevarla sul letto, a imboccarla, a spalmarle la crema, Galja è del tutto più brava di me, ma è a me che toccherebbe accarezzarla, parlarle del mondo, leggerle il giornale. A me che l’ho sempre amata soltanto da lontano, senza dirglielo mai. Ieri l’hanno trasferita e in questo reparto la stanza è più bella, ne ha convenuto anche lei. Soprattutto c’è il televisore e, ieri, che forse l’effetto dell’antiepilettico era finito ed era più presente a se stessa, abbiamo guardato tutti i tiggì. Non si riesce a regolare il volume un po’ alto ma alla sua vicina non può dare fastidio e lei si appisola ogni tanto lo stesso, scivolando le spalle e piegando il collo verso il lato immobile. Ma se le tocco la spalla, l’altra, e le chiedo se ha sete mi fa segno di sì e allora cominciamo a provare se si riesce a succhiare la cannuccia oppure è meglio passare al bicchiere. Galja non è ancora arrivata e ancora non ho imparato che c’è un altro sistema, migliore. Ma intanto si è un poco ripresa e tiene gli occhi sul televisore, snocciola i nomi, quasi quasi solleva la testa. Le ho preso del gelato alla crema, una cosa buona, finalmente. Lo mangiano insieme, sua sorella e lei, che imbocco con attenzione impacciata. E ride persino, quando arriva E., che si mette a raccontare di un tipo buffo che conoscono loro. Intanto io ho letto il biglietto delle istruzioni sopra il tavolino e alzo gli occhi verso l’altro nipote. Lui allora capisce e le chiede dove tiene la carta di identità e la scheda elettorale. Sono giorni che non sentono frasi tutte d’un fiato, così lunghe, articolate e precise uscire dalla sua bocca che ancora riesce a respirare. Va bene, oggi gliele porterà. Non ho potuto fare a meno di ricordarglielo al telefono, quando sono rientrata qui a casa, anche se non ce ne sarebbe stato bisogno. Anche se, forse, non sarà possibile che ce ne sia bisogno. Ora che ogni respiro, ogni gesto, ogni pensiero anche solo intuito appare una conquista strappata a forza al futuro.

Mi manca già. Porto già dentro questa a tanti ben nota ferita che, alla mia età, ancora non mi aveva segnato, di non essere riuscita a ringraziarla, nei miei saluti ultimi, di quello che la scorsa settimana, prima che si sentisse definitivamente male, ha fatto per me. Spaventata com’ero che emergesse intero il sottinteso inespresso che mi aveva portato fin lì. Più che un errore, un peccato. Di viltà. L’ho commesso in pieno proprio davanti a lei, che non si è negata mai e che persino adesso continua a pensare al regalo, così ovvio e comune, di un “dopo” per tutti.

 

Domani lo saprò, se zia Jones è ancora viva. E se anche è riuscita, come lei desidera e noi di casa speriamo, persino a votare.

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2 risposte a Del lasciare

  1. pessimesempio ha detto:

    Per la zia Jones, con tanti auguri.

    “Niente nomi di santi da lunario.
    Nessun nome di santo da lunario.
    Flore, faune, fiumi, laghi centrali elettriche. Anagrammi, melodrammi, moschettieri.
    Da leggere come si scrivono.
    Pronunce sballate per eroi d’ogni specie futuribile.
    Perchè un nome era tutto quel che davi.
    [……………………….]

    Idea Idillio Idolo Iller Illo Luna
    James Jones Katiuscia
    Lena Liusca Lidosca Listan
    Maude Malfa Miroslav
    Neda Nemma Nullo Nuova Nives
    Olmes Oriente Orio Olgher Offerto
    [……..]

    E un nome era tutto quel che davi.
    Tutto quel che davi.”
    ( Offlaga disco pax, Onomastica, da Bachelite)

  2. caracaterina ha detto:

    Grazie, pessima. Di cuore.
    E’ un omaggio bellissimo, sia per la zia sia per me che non conoscevo affatto questo gruppo.
    Mi hai fatto venire in mente che anni fa, in una delle annuali visite al cimitero del paesello, feci un giro fra le tombe per guardare quei nomi straordinari. Dopo aver letto il commento sono andata a cercare il foglietto dove li avevo copiati e l’ho trovato. Questa è la formazione:
    Declinde, Antenisca, Sostal, Decilia, Nelso, Odilla, Zelio, Sestilia, Rizieri, Nicanore, Zenaide. In panchina, Osiride. Che era donna.

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