Giù la maschera!

Sento uora uora che il pregiudicato Dell’Utri ha dichiarato che: 1) Mangano è stato un eroe 2) con il Pdl al governo si provvederà finalmente a epurare i libri di storia dalla puzzolentissima retorica della Resistenza.

Benissimo, se i “vaffa”, i “tradizionalisti” e i “radical” avevano qualche dubbio su quanto condizionante fosse la loro posizione nei confronti della società civile italiana (almeno di quella parte che forse sarà anche minoritaria – ma non ne sono affatto convinta – ma certo è assaissimo consistente), se temevano di non poter condividere la fama e la nomea con Ponzio Pilato, se ritenevano di non contribuire abbastanza, per il semplice fatto di limitarsi a stare a guardare, alla discesa della ghigliottina sul collo dei girondini, si tranquillizzino. Assisteranno al trionfo del loro egoismo, alla celebrazione pomposa – che già è da un po’ che se ne sentiva il bisogno, di pompe – della fine di questo grigio diluvio democratico, alla loro agognata alleanza con le forze della Libertà.

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15 risposte a Giù la maschera!

  1. Angela ha detto:

    Può essere che abbiano paura di perdere (gli orsetti lavatori).
    Poi ci sono quelli che si sono creati ad immagine “ideale”. La coerenza per loro è necessaria. Li “contiene”.
    Tipologie sinistre ;)

  2. parergon ha detto:

    caracaterina,
    forse ho frainteso il senso, ma trovo che questa tua reazione di fronte alle cose non sia molto democratica [per quanto possa capire il senso di frustrazione] / non credo proprio che se al governo salirà berlusconi sarà colpa dei non votanti / potrebbe essere altrimenti FORSE solo se tutti quelli che non votano e quelli che votano altro confluissero nel pd, e questo non è giusto, e a mio parere nemmeno auspicabile /
    non mi piace veder identificare nella sinistra dissidente o non votante il capro espiatorio alla vittoria di un partito quale il pdl, e rimango dell’idea che la democrazia vada rispettata e altrettanto vada rispettata la convinzione che le persone ripongono nei propri gesti /
    temo assai di più la debolezza di alcune posizioni o la loro ambiguità /
    so che non gradirai il mio commento ma mi sentivo di dirti quello che penso / il malessere che deriva dalla lettura delle tue parole non è costruttivo, mi fa pensare a posizioni intransigenti, altrettanto di quelle di grillo che io non condivido / invece la democrazia è costituita da sfumature, e da un lavoro molto faticoso e lungo [ma che si auspica anche onesto] di messa a contatto delle differenze – che non significa annullare tali differenze, ma tutelarle / cosa che alcuni partiti di maggioranza, anche tra quelli che si collocano a sinistra praticamente solo a parole, trascurano di fare /
    siamo, mi pare, molto lontani dalla convivenza civile
    un saluto /P

  3. caracaterina ha detto:

    Parergon, me l’aspettavo questa solfa. Non sei certo la prima (fuori di qui, dico) che me la recita.
    La democrazia ha i suoi rischi, d’accordo, e le regole democratiche stabiliscono che, se sei in minoranza, stai buona buona alle regole e lavori con onestà al cambiamento (semmai) futuro, se ti interessa. E non ci piove.
    Invece io bercio e non sono costruttiva. Già. Rovescio il tavolo coi pasticcini e spruzzo fuori il the, invece di sorbirlo dalla tazza col mignolino alzato. Sono becera, eh?
    Ma dove sta scritto che io non debba incazzarmi se rischio di essere consegnata mani e piedi a mafiosi, fascisti e piduisti (valle a ricordare a loro le regole democratiche, please, vedrai come vivrai democraticamente anche tu, se succede, “dopo”, vedrai che “sfumature”, vedrai che”lavoro lungo e faticoso” che, forse, ti accollerai anche tu -forse – e comunque, ttovoce e rigorosamente in privato).
    Certo, in democrazia vincono i numeri, vince lo Zeitgeist. E’ giusto.

  4. pessimesempio ha detto:

    Questa volta sono con parergon. Nel senso che, se personalmente non ho messo in dubbio mai di andare a votare, so anche che lo faccio per uno spirito civile (?) che a volte mi pare però una condanna all’immobilismo, almeno in un paese come l’Italia. Nel senso che uolter sarà pure il nuovo che avanza, ma è un nuovo che si porta dietro un bel po’ di detriti anche lui e le acque sono torbide anche da quella parte, pur con i dovuti distinguo, e chissà quanto ci vorrà a renderle limpide, se mai accadrà. Insomma questo veltro non mi convince ancora, anche se mi auguro che lo faccia, poi. Detto questo è altrettanto ovvio che se vince ( e vince?) colui che viene chiamato ” colui che guida la parte avversa” so’ ‘sti cazzi per tutti noi.
    Ma è difficile di questi tempi convivere tra il proprio senso civico da un lato e a quello che si sente dentro dall’altro. E francamente, se la scelta di astenersi è una scelta meditata e non dettata da menefreghismo, la rispetto.

  5. parergon ha detto:

    caracaterina,
    mi pare che incazzarsi sia del tutto lecito / ma non dovrebbe significare mancare di rispetto agli altri ed alle loro idee o porsi in una posizione di superiorità /
    ti ripeto, a me pare che tu stia solo cercando qualcuno su cui scaricare, peraltro ingiustamente, una colpa politica le cui ragioni sono in verità molto più complesse e non riguardano certo i non votanti o chi non aderisce al tuo stesso voto /
    in secondo luogo vorrei dire che non “recito” un bel niente, nessuna solfa predigerita / in questa situazione non mi unisco a un coro nel dichiarare la mia astensione, ma esprimo un disagio e la fatica nel gestirlo che sono principalmente individuali / se poi questo va a coincidere con il malessere di altri è probabile ma non so darne certezza / in ogni caso mi pare giusto rispettare chi si pone onestamente e con trasparenza di fronte alle proprie difficoltà ed alle scelte che ne conseguono e non credo proprio che sia una questione di etichetta, ma di toni / stai parlando a una a cui capita di far lezione scalza senza battere ciglio e che delle etichette, diciamocelo, il più delle volte se ne frega / ma non dell’estetica con cui si trasmettono le cose – dunque spandi pure il te, magari senza trattare gli altri con così scarsa considerazione… /
    un saluto /P

  6. Pingback: anfore / « parergon

  7. untitled io ha detto:

    scusate non ho capito: caracaterina è libera di incazzarsi per l’Italia che sarà costretta a sopportare se molta gente di sinistra non andrà a votare, però non può incazzarsi molto né incazzarsi direttamente con chi non vota?

    P.S. non sono riuscita a fare un trackback, ma nel mio blog ho postato una cosa più “tranquilla” (anche perché scritta da una cattolica pacifista, argh, acc, porc, ecc). Non per questo meno dura, secondo me.

  8. parergon ha detto:

    untitled /
    intendevo dire che è lecito incazzarsi per via del fatto che probabilmente tornerà al potere berlusconi, ma che personalmente ritengo ingiusto attribuire colpe o far fare da capro espiatorio o ancora mancare di rispetto a coloro che non hanno assunto la tua posizione politica /
    mi sembrano due piani diversi della questione /

  9. mauro ha detto:

    Qualunque sia il risultato delle elezioni (anche se Walter dovesse miracolosamente esplodere nel famoso urlo di Tardelli) la sinistra perderà.
    Perderà perchè in questo paese è minoranza, da sempre [ma come? Noi che possedevamo le piazze? Noi che discettiamo su colpa e perdono? Noi che sulle punte delle falangette abbiamo, una per una, tutte le storie dei “misteri d’Italia” e della “storia sommersa”? Sì, noi, quella sinistra lì, siamo minoranza].
    Per chiunque vinca sarà come a san Silvestro: cocci dalla finestra.
    Occhio a non passare sotto ai suoi balconi, caracaterina ha già cominciato a buttare i suoi!
    uno che voterà (non fosse altro che per il fastidio di dover cambiare i libri di Storia in adozione).
    [Ah! già, inutile precisazione: io sono quello congelato e immobile]
    saluti sorridenti. :))

  10. pessimesempio ha detto:

    Sempre alti i toni, mi raccomando…

  11. pessimesempio ha detto:

    Perchè poi, me lo sento, va a finire che si litiga tra noi. Strano, vero? non è mai successo.

  12. caracaterina ha detto:

    Io vorrei sapere che cosa spera chi non va a votare, ovvero che significato politico dà al proprio comportamento. E quando dico “politico” mi riferisco proprio a un’efficacia istituzionale. Statale. Non mi riferisco a sfere ideali, a tormenti individuali. So benissimo anch’io che ci si può “sentire” democratici, che si può agire democraticamente nella propria prassi (prassi??!!) quotidiana, che si può “amare” la democrazia come si amano certe immagini e certe fantasie.
    Ma vorrei sapere cosa fanno, concretamente e politicamente (vedi sopra) i non votanti per difendere la democrazia quando è, soprattutto, “crazia”.
    I non votanti ( o i votanti scheda bianca) con cui ho parlato (e usando parole molto più carine dolci di quelle postate qui) mi accusano tutti di non essere democratica e tutti con lo stesso argomento: il rispetto del loro sentire. E si offendono tantissimo. Come se la democrazia fossero loro, in pirzona pirzonalmente.
    Ma su come pensano di difenderla, loro, questa democrazia alla cui ombra protettiva si accucciano, che rivendicano contro di me come rivendicherebbero una stanza tutta per sè?
    Se, per ipotesi, i non votanti fossero la maggioranza, cosa farebbero? Governerebbero, forse? Se anche fossero minoranza ma arrivassero al 30-35%, cosa succederebbe davvero? Cosa pensano che se ne farebbe il paese (che è una cosa complicatissima, certo, ma non un’istanza ideale) di questa massa enorme di non-voti? Io vorrei avere delle risposte su un terreno politico, non delle opinioni.
    Qui non sono in gioco delle semplici opinioni, sono in gioco delle istituzioni.

  13. parergon ha detto:

    caracaterina
    molto velocemente, perchè sono stanca e devo finir di preparare le lezioni per domani /
    mi pare sia atto politico anche dichiarare di fronte ad uno stato ed alle sue istituzioni la propria distanza da un dovere, la propria disubbidienza / è atto politico – anche di fronte ai cittadini / perchè tutto ciò che fa pensare o che cambia anche minimamente la consapevolezza degli esseri umani è atto politico / e non mi sento nè ora nè mai di svilire il valore dei messaggi lanciati dalle persone alle persone /
    a volte non si può fare altro e bisogna aspettare e costruire nel frattempo con modalità e con ritmi differenti /
    l’urgenza che esprimi, del tutto lecita, in questo momento storico non mi corrisponde, perchè a mio parere alla fine condurrà ad avere quello che abbiamo avuto fino ad ora, vale a dire uno stato governato nel solito modo e dalle stesse persone [tra prodi e berlusconi non ho percepito questa grande differenza, se devo essere sincera], senza cambiare il destino delle istituzioni di cui scrivi, che segue al momento una strada che non dipende quasi per nulla dalle decisioni degli elettori [diciamocelo, che è così] /
    preferisco dunque non partecipare, ad una simile scelta /
    una questione [mia] di coscienza – consapevole di non avere tutte le risposte /
    un saluto / P

  14. caracaterina ha detto:

    Condivido la fretta. Inoltre non potrò stare qui nei giorni prossimi, e per motivi dolorosi.
    Ma ho qualcosa da aggiungere. Lo scenario che tu dipingi, parergon, sembra quello di una dimostrazione. Denunciare. Protestare. Far riflettere. Mi viene in mente il mondo anglosassone, con le persone che dimostrano silenziose e coi cartelli camminando sui marciapiedi. Ma che mi vengano in mente queste scene e non, ad esempio, le dimostrazioni “nostre”, di massa, con gli striscioni etc è una fantasia mia. Il punto è altro:
    Il punto è che, intanto, le dimostrazioni, anche quelle anglosassoni, per avere una funzione attiva, per avere efficacia politica, devono essere organizzate, non bastano gli atti individuali e spontanei che, al massimo, se molto diffusi, diventano oggetti di interesse sociologico. Inoltre, le dimostrazioni, sempre per essere efficaci, devono essere indirizzate su obiettivi precisi e con destinatari individuati. Immagino che chi non vota motivatamente, e che quindi rivendica al suo gesto una valenza politica, sappia e si auguri di non essere solo, sennò che politica è? Bene, i numerosi non votanti (disorganizzati, ma tralasciamo) su cosa dirigono la loro protesta? A quali specifici interlocutori la indirizzano? Per ottenere cosa? Quali soggetti politicamente attivi dovrebbero ascoltarli, riflettere, e poi agire? In quale direzione, questi fantomatici soggetti dovrebbero muoversi?
    (Io le risposte ce le avrei, ma poi la pessima dice che litighiamo e si arrabbia :))
    Da ultimo.
    La Storia ha dei bradisismi che irridono le urgenze, lo so bene. Viste in quest’ottica, anche queste elezioni non sono altro che un insignificante corrugamento dei tanti che stanno vedendo lo sprofondamento di un mondo che ha avuto inizio alla fine del Settecento. Ho appena finito di leggere Il Mostro mite, fra l’altro. Perchè agitarsi, dunque? Aspettiamo. Aspettiamo pure, sommessamente, con un lavorio sommerso e, in un certo senso persino naturalistico, l’inversione del movimento. Credi che non lo faccia anch’io il mio lavorìo quotidiano? La mia quotidiana controinformazione-controformazione? Che non contrasti il bradisismo galleggiandovi sopra? Stiamo sulla spiaggia ad aspettare la grande onda come i ragazzi di un Mercoledì da leoni. Peccato, però, che io non abbia, lasciamo perdere l’età, soprattutto la testa di una ragazza. Peccato che abbia una vita più breve di un qualunque periodo storiograficamente leggibile. Peccato che sia costretta dalla mia sensibilità terragnola e non aerea a guardare le vicende e le persone da vicino. Peccato che non me la senta più di aspettare la rivoluzione e abbia deciso di agire in un orizzonte possibile e concretamente usabile.

  15. parergon ha detto:

    caracaterina
    capisco e condivido il senso d’urgenza – è umano e persino auspicabile / ma tale urgenza è almeno tanto individuale quanto la mia astensione :) /
    la storia – lo sai bene – è una successione che non tiene conto della brevità delle nostre esistenze / sottometterla a simili logiche significa non rispettare quello svolgersi come dici tu, persino naturalistico, dei fatti e dei pensieri /
    al momento, sono le otto del mattino, berlusconi parla su la7, e per l’ennesima volta non provo più stupore noia o disgusto del solito, e non tanto di più di quando ascolto veltroni, che non ha il coraggio di chiamare il suo partito democrazia cristiana bis [od anche peggio] e continua a tirare in ballo una sinistra sempre più rosa nei suoi toni – patetica e irriconoscibile [altro che piazze e accese dimostrazioni di massa…] /
    continuo a pensare al voto, continuo a pormi innumerevoli domande /
    ma questa situazione è antidemocratica, rispetta troppo poco una serie di obiettivi che non mi sento di calpestare, ed ogni volta che penso di turarmi il naso ed andare a votare mi viene in mente qualcosa che non va, qualche problema non considerato, che significa, in termini pratici, istituzioni che non saranno capaci di ascoltare la voce di troppe persone – delle loro necessità e dei loro diritti /
    piove /
    un saluto

    mi auguro che le dolorose questioni personali si risolvano per il meglio /

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