Cosmo irrequieto

Bisticcio tanto ultimamente: coi duri e puri, coi benpensanti, con gli svogliati, coi disgustati, coi benaltristi, con gli sloganisti, coi pigri, coi già arrivati, con quelli che hanno capito tutto, coi ricordanti,  coi lottatori di classe a cui è rimasta solo la lotta e fanno a pugni con l’ombra anche se è la propria, con chi si interra alla radice e abbatte l’albero in superficie (tanto è piccolo, e pure storto), con chi non si accorge che ha in mente più il dover essere che l’essere e che, così pensando, così agendo, assomiglia davvero troppo a quelli a cui preme più la morula che la persona, più la potenza che l’atto, più l’impotenza che l’errore, più il risentimento che il sentire, più il ritorno che l’andata, più il rigurgito che la digestione (che si sa come finisce), più la fermata che la partenza.

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24 risposte a Cosmo irrequieto

  1. parergon ha detto:

    tutto ciò che dici è vero, ma mentre leggo penso anche che potrebbe descrivere una fase delle cose, un passaggio, una dismissione faticosa / insomma – lo capisco ma osservo anche il suo farsi / non necessariamente per ottimismo / più probabile per una tolleranza che sconfina nella stanchezza / un saluto roco, piovoso, e con il collo rigido [così alta e imbacchettita mi sento un po’ uno struzzo…]

  2. mauro ha detto:

    non hai lasciato fuori nessuno di noi. Ma tu dove stai, che litighiamo un po’? :)

  3. f_e_d ha detto:

    in effetti non manca proprio nessuno.
    cioè niente.

  4. LoStudente ha detto:

    come l’altra volta…

    Il finale può andar bene come spot per le vacanze: “La vacanza inizia con il viaggio…”

  5. pessimesempio ha detto:

    Anche io bisticcio parecchio di questi tempi, ce l’ho parecchio con un bel po’ di gente (e un po’ con me stessa, anche, però). Ce l’ho e non mi passa e anzi va avanti con forza. Non mi capitava così da tanto tempo, questa stizza, questa quasi rabbia. Questa voglia di dirne tre o quattro, e a volte le dico anche. Ma non è male, anzi di più.

  6. caracaterina ha detto:

    Infatti, pessima, non è male. E non ho tempo di discuterne nel web, mi getto nei discorsi improvvisi e diretti, proprio a pelle, mi sembra che ci sia di nuovo un’aria da piazze, da strada, da cogli-l’attimo.
    A me stupisce e fa scattare più di tutto quanto la gente che non voterà, mi stupisce che non senta queste ventate scosse, quest’urgenza che torna perchè un cambiamento c’è e non saranno nè la cecità nè lo scetticismo a fermare il tempo che corre. Credere di poter restare alla finestra e vederlo passare è una pia illusione. Sarà che, vivendo qui, mi si è costruita una mentalità da marittimo ma non riesco a stare su una nave e sentirmi soltanto un passeggero, uno che, se fuori c’è tempesta, si rifugia sottocoperta a vomitare, oscillando fra la speranza che tutto finisca bene e la rassegnazione disperata di chi si dà già morto.
    Davvero è passata la generazione, non ‘a nuttata (quella non passa mai), la generazione. Davvero c’è una distanza epocale fra il qui/adesso e gli anni settanta-ottanta e quelli della mia età non possono perdersi questa virata, proprio perchè noi c’eravamo allora e non siamo abbastanza vecchi per non gettarci in un futuro che non conosciamo. Mentre siamo abbastanza esperti, invece, per disegnare campate di ponti e attraversare in bilico, sopra le corde, faglie e fratture.
    Qui stiamo come in tempo di guerra, dell’ultima guerra, quando Togliatti mise fine alle varie questioni che dividevano i partigiani che invece di combattere, questionavano sul “dopo”. “Dopo” cosa, che c’avevamo i nazisti in casa??!! Non posso credere che si voglia vedere ministra la Carfagna. E lo dico io che ho come capolista la Melandra, porca miseria! Però, lei nonostante, qui le liste PD sono buone.
    E Fini non lo voglio neanche vedere disegnato. Qui ce lo abbiamo avuto per tre giorni a luglio, sette anni fa, e s’è visto l’orrore che è riuscito a dirigere. E che su quell’altro e gli altri ancora scenda finalmente il silenzio.

  7. CalMa ha detto:

    passatemi allora un po’ di mordente perché affondo in una desolazione afona ed alalica (se esiste e sennò concedetemelo uguale)

  8. mauro ha detto:

    posso?
    non è che invece di combattere questionavano sul dopo, ma mentre combattevano discutevano pure.
    Il problema – però – è che Veltroni non assomiglia per niente a Togliatti e , purtroppo, neanche gli vuole assomigliare di striscio.

  9. caracaterina ha detto:

    Certo che Veltroni non assomiglia a Togliatti eccheccazzo! Non era mica a un’eventuale somiglianza di questo genere che mi riferivo ma al fatto che esiste un pericolo reale di deriva irrefrenabile del paese. Contro questa deriva si può pure combattere in ordine sparso rispondendo ciascun gruppo ai propri referenti politici, come facevano appunto i partigiani da mesi, prima della svolta di Salerno, ma senza un governo che superi certe istanze pregiudiziali col cavolo che vinci una guerra.
    E’ che noi siamo abituati troppo bene (mi sembra di essere mia madre): noi ci rifiutiamo di sentirci in guerra, non ammettiamo il conflitto, a meno di non idealizzarlo proiettandolo in un iperuranio storicistico o, comunque, libresco e, in ogni caso parolaio. Il conflitto ci piace se lo chiamiamo “lotta di classe”, così – anche senza farla perchè ormai – riusciamo a incasellarlo e ci illudiamo di dominarlo. Oppure lo chiamiamo “guerra” e, allo stesso modo, standocene qui, quasi al sicuro, distinguiamo bene i buoni dai cattivi e facciamo il tifo per i primi. Mai che affrontiamo il fatto che “lotta” (di classe o altro) e “guerra” sono le cose sporche che ci troviamo ad affrontare giorno per giorno, e che “cose sporche” sono i tradimenti, le menzogne, i compromessi, ovvero le armi con cui le guerre si combattono davvero. Ogni generazione ha la sua, di guerra. Ma ci vogliamo ricordare il motivo per cui vale la pena di combatterla, una guerra? Ci vogliamo ricordare che lo scopo non è la felicità suprema e il regno di un qualche dio su questa terra, ma una vita “possibile” e decente (almeno) per una grande maggioranza di persone fra cui noi stessi? La vogliamo smettere di volerci sempre rispecchiare in un qualche perfetto ideale che se ci rompono lo specchio allora mettiamo il muso e non giochiamo più? Chi va in guerra deve essere disposto a morire. Beh, alle nostre generazioni di questa parte del mondo, per fortuna, è stato risparmiato il rischio di morire in battaglie o bombardamenti. Vogliamo almeno assumerci il rischio di far morire il nostro ego ipertroficamente idealistico e molto minacciato? Vogliamo “sporcarci le mani” o invece siamo disposti a contribuire a mandare in vacca qualunque situazione tanto, chissenefrega, la televisione, il concerto, il blog e un buon libro da leggere non ci verranno a mancare?
    Ai cari amici (non è ironico) che dichiarano la propria stanchezza: ma stanchi de che? Di dover mettere una crocetta su un circolino? Di non riuscire a cambiare il mondo con un gesto così gravoso? :)

  10. pessimesempio ha detto:

    Premetto che andrò a votare e che non ho pensato di non andare, mi pare mai. Detto questo, però, non sento nell’aria tanto movimento,come dici tu caracaterina, anzi, il contrario, una calma piuttosto piatta, come un mare senza vento. E tutto sommato non avverto neanche grandi novità all’orizzonte. Io, in questo buon ragazzo con gli occhiali che mi guarda dai manifesti verdi, non riesco proprio a crederci. E’ che il suo sogno non è il mio, anzi, a volte il mio e il suo sogno proprio non vanno d’accordo. E la mia paura è che il mio sogno venga sepolto dal suo e soffochi più o meno lentamente. A volte mi pare di essere un’utopista dannata, ma tu che sei in quella città di mare mi dovresti insegnare che i sogni forse erano proprio quelli che sono stati sognati in quelle strade e mi dà noia pensare che sono finiti a luglio. Lì ho avvertito “queste ventate scosse, quest’urgenza che torna perchè un cambiamento c’è e non saranno nè la cecità nè lo scetticismo a fermare il tempo che corre”, ma non oggi. Ichino non è una ventata, nè Calearo, nè la figlia di cardinale, nè Pecoraro o Di Pietro, se sono queste le folate a cui ti riferisci. E davvero io ho paura di questo “nuovo” che avanza. Da qui nasce lo scetticismo, dal sentire che in fondo mi sa che perdo un’altra volta. Ma se mi convinci del contrario non mi fai che un piacere.

  11. Effe ha detto:

    il fatto è che, in ogni caso, non finirà mai troppo bene, non finirà mai troppo male.

  12. mauro ha detto:

    Oltre al fatto che sta a Genova, ma che – dico così, a naso – non dev’essere genovese, credo di poter intuire che Caracaterina sia anche un po’ più giovane di me (un lustro?). Lo capisco mica soltanto dalle cose scritte, dal piglio soprattutto. Una strigliata coi fiocchi, stamattina (“ego ipertroficamente idealistico” e…ancora).
    Stanchezza? No, delusione. Andrò a votare, certamente, senza nessun entusiasmo e sperando che Veltroni prenda più voti possibile anche se non avrà il mio.
    […….]
    Sono distrutto dalle parole di caracaterina. Parla (scrive) come se ci fossero luoghi di novità, di tensione, di energia, di altromondo possibile, dove la politica (i politici) andrebbero ad abbeverarsi. Ma dove li vedi? Non solo il Pd, anche la “mia” Izquierda unida, ha ormai chiuso le trasmissioni da tempo. I movimenti: al di là dei “fascisti” che comandavano allora, tu credi che a Genova sarebbe stata possibile quella mattanza se il variegato movimento che scese per le vie avesse avuto con la politica un minimo di relazione concreta, di legame politico con l’opposizione del tempo?
    Ed è proprio con dentro agli occhi le immagini di quella mattanza che tu, caracaterina, continui a parlare (scrivere) di guerra? Esiste un momento in cui si deve riordinare le fila, ritirarsi e provare a ritessere una tela che spenga le televisioni, i blog, l’effimero e l’immateriale…, tornare in piazza a parlare e incontrarsi. Lasciando Grillo ai teatri, Travaglio alla tastiera, Santoro all’europarlamento, i camper e i pulman nei rispettivi parcheggi….
    Esuli siamo.
    [è un pessimo commento, lo so, ma le tue parole fan male] ;)

  13. pessimesempio ha detto:

    Non sono d’accordo, mauro, con quello che dici dei movimenti tu credi che a Genova sarebbe stata possibile quella mattanza se il variegato movimento che scese per le vie avesse avuto con la politica un minimo di relazione concreta, di legame politico con l’opposizione del tempo? Io credo che i movimento avessero molto a che fare con la politica, fossero, allora, una possibilità di politica nuova, davvero la ventata, o almeno io in quel momento, per come ero allora (a volte mi sembrano passati trentanni o più, cento. Un macigno sulle spalle, adesso), per come ho sentito in quel momento. Forse come dici tu non erano legati all’opposizione del tempo, ma di quale opposizione parli? Spero non di quella che poi è diventata governo, perché è ovvio che con quella opposizione lì i movimenti avevano e hanno , per quel poco che ne sopravvive, ben poco da spartire. Io non mi sento esule, mi sento solo incazzata, perché non ho spazio in cui vivere ed esprimermi, non come vorrei io. E sempre meno- questo è il punto- ho paura di averne in futuro. E’ il fatto che, come dice il signor Effe, non finirà mai troppo bene né troppo male che mi preoccupa.

  14. pessimesempio ha detto:

    Contro questa deriva si può pure combattere in ordine sparso rispondendo ciascun gruppo ai propri referenti politici, come facevano appunto i partigiani da mesi, prima della svolta di Salerno, ma senza un governo che superi certe istanze pregiudiziali col cavolo che vinci una guerra

    Ma non capisco cosa vuoi dire con questo: che comunque occorre appoggiare? e in che senso appoggiare, votare?

  15. remo ha detto:

    condivido il post, lo sente sulla mia pelle.
    ma anche, condivido, pessimesempio
    che sente nell’aria una (brutta) calma piatta.

    ero a genova il giorno in cui è morto il portuale.
    la sera, in birreria, ho sentito solo discorsi o di rabbia, tanta (come il tuo post), o di rassegnazione (la calma piatta di pessimesempio).

    purtroppo.

  16. caracaterina ha detto:

    Non ho tempo di rispondere, ho finito adesso le mie 9 ore quotidiane a scuola e devo correre via. Ma una parola sulla calma piatta: c’è, eccome. sono quei risucchi vuoti al centro delle turbolenze, quei punti dove tutto sembra essere fermo mentre intorno tutto vola disordinatamente. Ce ne sono tanti e, come dice remo, non ci sono vie di mezzo, almeno a sinistra: o vortichi o stai immobile.
    Si tratta di scegliere.
    Avrei voglia di rispondere ma, davvero, adesso non posso. Spero stasera. Continuare a discutere farà anche male, ma è quel male che fa bene.

  17. mauro ha detto:

    Ok. Anch’io ho finito ora (due ore su Gozzano) Ora vado alla manifestazione pro-serale.
    E allora facciamoci ‘sta cura omeopatica, va’ ;)

  18. caracaterina ha detto:

    Non ce la faccio proprio stasera, casco dal sonno. E poi: ho mangiato la trippa :))

    (stanchezze a parte: io continuo davvero a non capire i non votanti, chiedo davvero perchè)

  19. mauro ha detto:

    Buona la trippa! Cucinata come?

  20. ibridamenti ha detto:

    bene, che le energie non vengano mai a mancarti ;-)

  21. caracaterina ha detto:

    ‘ngiorno.
    Mi sono state chieste ragioni e ricette e ho latitato sulle une e sulle altre e per raggiunti limiti di energia e perchè vado alla carlona sulle une e sulle altre. (comunque, mauro, la trippa con le patate, in un letto spesso di battuto di cipolle e carote, con salsa di pomodoro :))
    Anche stamattina, come si vede, lascio da parte i discorsi “grandi” e mi limito a battute veloci: a pessima, una delle risposte è “sì”, votare, e votare il ragazzo con gli occhiali, dei cui “sogni” non mi importa niente, perchè mi importa di un sentiero (anche non luminoso) per uscire dalla palude mefitica e dai mostri che la popolano, o almeno per attraversarla, questa palude, senza affondare definitivamente nelle sabbie mobili.
    Non mi piace il discorso di mauro (spero che veltroni prenda più voti possibile ma non avrà il mio) perchè mi sembra davvero deresponsabilizzato. Capisco che il mio sia un giudizio (per quel nulla che vale) che può far male, ma non lo vedi, mauro, che dicendo così, tu ti tieni appollaiato sul trespolo del “buono” lasciando che il lavoro sporco lo facciano gli altri? E dire che su Genova la penso molto simile a te (anche se non forse con gli stessi argomenti). Ma, appunto, Genova è lontana nel tempo, sette anni fa. La lettura di quegli eventi, a distanza, dovrebbe avvalersi di griglie un po’ differenti. Non sono passati 7 anni solo da Genova, sono passati 7 anni da “tutto”, sono passati dentro e attraverso di noi. Sentirsi in esilio rispetto al passato significa, anche riferendomi al pezzo dei wuminghi linkato da pessimesempio, restare psicologicamente dentro a un ghetto, rifiutarsi di abitare il presente.
    Discorsi “grandi”, lo so.
    Da riprendere con calma.

  22. mauro ha detto:

    A parte il fatto che la mangerei volentieri anche senza patate, a rileggerti viene l’acquolina in bocca.

    Sì, il rischio di far la fine del pappagallo di Long John Silver (anche se quello stava appoggiato sulla spalla del pirata e non sul trespolo) c’è. Anzi, qualcosa di più di un solo rischio. Veltroni non avrà il mio voto, voterò Democrazia proletaria, oops: Arcobaleno, volevo dire (quelli che faranno la stessa fine di Dp).
    Fuori dagli scherzi: voterò certamente, discuto costantemente con chi dice che non andrà a votare perchè sono tutti uguali, affermo che non è vero che uno porta in Parlamento gli amici suoi, mentre il ragazzo con gli occhiali sta contattando tutte le lobby possibili, creando un Unione di centro al posto di un centrosinistra. Affermo, dico, discuto…, ma ci credo punto o poco, come si dice.
    C’era una volta il centralismo democratico. L’abilità del funzionario stava nel farti discutere e pi tirare le conclusioni dandoti l’impressione di dire cose diverse dall’introduzione proprio in virtù delle opinioni che avevi espresso. Quello era il lavoro sporco, quello che oggi nessuno fa più, oppure si fa a livelli ristrettissimi, in modalità sempre più artefatte al punto tale che ne risulta compromessa qualsiasi conclusione (mi riferisco alla Bicamerale, ai Dico, alle questioni etiche, alla legge 30, insomma… a tutto quello che Prodi non ha fatto né poteva fare).
    Se il contesto è questo, e non c’è “popolo delle primarie” o piazza Santi Apostoli che smentisca il fatto che questa politica ha una vitale necessità di scollegarsi dalla società, mi sai dire dove ci si va a sporcare le mani?
    Veltroni si sta comportando come un candidato sindaco (i lampioni, le strade, le case…), ma un’idea, una sola, su quel che c’è oltre la palude possibile che non gli venga in mente?
    Il problema è che non PUO’ venirgli in mente, (almeno fosse andato davvero da solo…, forse qualcosa in più avrebbe detto).

  23. Deli Mel ha detto:

    …. tra le altre cose mi colpisce la stanchezza che lamenti. Che potrei dire con parole simili : esausta, stanca, svuotata. Gente che lavora troppo, gente che non ha lavoro. Assurdità di cui non mi capacito. E forse è la stanchezza che implode, quale vera bomba antidemocrazia, a scoraggiare la gente dall’andare a votare…. ?

  24. pessimesempio ha detto:

    Che ci porti di là dalla palude… Votare a occhi chiusi, allora, per non vedere tutta la melma e sperare di atterrare sul duro. Grande è la confusione sotto il cielo, il momento è ottimo.

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