Cur(v)e d’amore

E così mi sono accucciata nel buco di questa giornata come in una tana. Non sapevo di averne così tanto bisogno.  Di allontanarmi, dico, per tornarmi vicino vicino. Anche se da un po’, è vero, ci pensavo – e non ho scritto, e ho poco telefonato, e mi sono tenuta la voce dentro, cercando di ascoltare, filtrando fino. Ma è che mi ci devo obbligare alla fuga, alla chiusura, alla rinuncia ad espormi.  Come ancora mi dovrò forzare, da domani, non so, e la domanda mi fa un po’ paura. Che curvatura dovrà prendere il mio tempo dentro al mio corpo per rivoltarsi, per ripiegarsi, per salvarmi?

Prima di riaddormentarmi come una bambina un poco malata, come la mia gatta felice, ho finito di leggerlo. E dopo ho persino di nuovo sognato.  Ho passato poi il pomeriggio a ricopiarne delle parti per fissarle in una pagina qui. Non ho ancora capito se Maggiani mi piace.  Direi che è sempre sul punto di ma poi finisce che non mi piace davvero.  Che mi lascia un senso di irresolutezza, una variante peggiorativa dell’irrisoluzione.  Del Coraggio del pettirosso mi piacque parecchio ma c’è quel vedere le imbastiture, le graffe delle giunture come nella maschera di Frankestein al cine, che invece di attrami mi fanno irritare.  Così che della Regina disadorna lessi solo la prima metà, tanto la seconda mi sembrava così violentemente e maldestramente accrocchiata.  Anche quando sono andata a sentirlo raccontare, affabulatore fluviale e compiaciuto, anche quando ne leggo le risposte nella rubrica in fondo al Decimonono, ecco, mi fa sempre l’effetto di quando provi a incastrare un pezzo sbagliato nel puzzle quasi finito e, mannaggia, non ti viene e non lo trovi e butteresti via tutto. Eppure ci hai lavorato tanto, eppure quella figura sta venendo così bene.  Insomma, non so.  Mi spazientisce.  Anche questo suo libro, in fondo, mi fa lo stesso effetto. E non credo che poi andrò a vedere la mostra delle foto che, tanto, sono tutte impaginate qui e non le sono stata a guardare più di tanto.  Genova, in fondo, è così facile da fotografare.

Però, non ostante, (non   ostante) questo libro lo amo. E Maggiani un poco pure lo amo. Perchè non posso non amare chi ama la città che amo.  E non è facile parlare d’amore, perciò gli perdono svolazzi e frasi umidicce.

Mi è venuta quasi voglia di raccogliere tutti i post in cui parlo io di questo mio amore e farne una pagina. Ma ecco, sebbene non butti mai niente, l’anima del collezionista però non ce l’ho.  Mi stufo solo a pensarci.  Non è così che, almeno finora, si curva il mio tempo. E poi, sta arrivando proprio adesso la mia cura.

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14 risposte a Cur(v)e d’amore

  1. pessimesempio ha detto:

    Pure a Maggiani resta un po’ ostico e pure a me è piaciuto Il coraggio del pettirosso, non poco la parte su quelli della montagna. E pure a me piace Genova che pure conosco poco, pochissimo, ma mi piace quasi per partito preso, per una certa qualche affinità inspiegabile. Città di mare, forse.

  2. Mitì ha detto:

    Falla quella pagina. E’ proprio grazie a un post di quelli che ci siamo conosciute: ricordi, tesoramiadolce? :-*

  3. parergon ha detto:

    maggiani l’ho sentito per le prima volta a radio tre alcuni anni fa, non lo conoscevo – ricordo che si mise a cantare il motivetto di una vecchia canzone / cantava molto bene, quasi sottovoce / così, incuriosita, andai ad ascoltarlo alla feltrinelli di padova ed acquistai il suo ultimo libro di allora, che forse s’intitolava proprio come la strofa della canzone, è stata una vertigine / lo regalai a mia madre, con la dedica dell’autore che disegnò un grande fiore sulla pagina bianca e un pensiero per lei, già anziana /
    non l’ho mai letto, il libro / a pelle avevo formulato sensazioni affini alla tua descrizione, una forma di repulsione interna che però non intende essere un giudizio /
    stai bene /P

  4. giulia ha detto:

    E’ un autroe che sto pensando da tempo di leggere, ma poi non so perchè non lo faccio… Giulia

  5. caracaterina ha detto:

    Sai, Mitì, che è da quando ho messo fuori il post che mi dico: davvero, perchè no? In fondo è come per la raccolta del Gorgo. Un po’ alla volta, senza fretta, per puro gusto. E poi, lo ricordo bene, quel post, e la mia prima commentatrice in assoluto, la signorina SiSi :)
    Alle altre commentatrici il mio grazie.
    Mi ha fatto riflettere che in questo post un po’ sghembo quasi tutte vi siate focalizzate sul tema Maggiani. In effetti, l’ho costruito in quella direzione, apparentemente. Ma tutte avete colto il disagio che è la reale declinazione di quel tema.
    Ci ho pensato molto al senso di questo disagio: non è relativo a una scrittura, a uno scrittore. Ha a che fare con la mia solitudine. Una solitudine del “sentire” (to feel), una solitudine del vedere (in prospettiva). Una solitudine dove ogni più piccolo appiglio di “fraternità” appare come una consolazione, ma sempre faticosa, sempre guadagnata a un certo prezzo.

  6. demetrio ha detto:

    a me genova proprio piace. E genova mi incrocia e io incrocio lei.
    Fin da piccolo quando mia mamma mi diceva dove vuoi vivere io dicevo: o Torino o Genova.

    a me genova fa venire in mente l’incavo di una mano che raccoglie il mare. una roba del genere.

    d.

  7. pessimesempio ha detto:

    Ah, bhe cara, ma la solitudine è un tratto comune a molte, no? Siamo sole in compagnia. E proprio di quel genere di solitudine di cui parli tu. A volte è dura, a volte ci si accontenta, a volte non ci pare il vero. Forse ce la cerchiamo, come stile di vita, salvo poi rimpiangere la compagnia e averne anche bisogno. C’est la vie.

  8. lostudente ha detto:

    ho tre libri su Venezia, sono tre guide, a temi diversi; tutte e tre però narrano di vicende accadute a Venezia dalla Serenissima in avanti, citando luoghi, civici, palazzi, pozzi, sottoporteghi e personaggi che han fatto storia e arte – che detto così, suona decisamente male!
    Me li hanno regalati uno alla volta: finito uno, via il secondo, e così il terzo…, il terzo però non l’ho mai finito. Non l’ho mai teminato perché non ce la faccio, non ne ho il coraggio, ma e soprattutto, perché non ne esiste un quarto…
    La prima volta che sono andato a Venezia me ne sono portato dietro uno, il terzo: non l’ho usato, perché mi sembrava di essere già stato fra quelle calli…

  9. mics ha detto:

    sto leggendo anch’io il libro su genova.
    molto personale. mi aspettavo una descrizione della città invece c’è ancora màauri màuri.

    secondo me Maggiani ha il pregio di dire tranquillamente l’inconfessabile, e l’incoffessabile stavolta non sono schifezze criminali o sanguinose, bensì la nostalgia della cucina calda, della mani di papà e delle capriole che fai fare a tua figlia mentre la porti a scuola. quando riesce in pieno a fare questo e a non essere affrettato o kitsch a me maggiani paice.
    parla di se stesso perché conosce se stesso e perché è anarchico.

    la regina disadorn anch’io non sono riuscito a finirlo, troppo compiaciuto e accrocchiato.
    E’ stata una vertigine è un libro disuguale ma con dei racconti molto belli.
    preferisco su tutti Il viaggiatore notturno, ha pagine che non si dimenticano e la prospettiva individuale si allarga molto.

    e poi Maggiani mi piaceva quando teneva una rubrica sui videogiochi sull’Espresso, ci vuole coraggio secondo me. E poi da quel che ho capito deve aver passato del gran tempo in qualche squallido residence romano da solo semidepresso e attaccato a questi videogiochi, e mi sembra una roba davvero poetica

    io poi quando uno – con dignità e senza stupidere – resta così attaccato all’infanzia, lo sai, perdo le gerarchie dei valori, ritorno anarchico

  10. caracaterina ha detto:

    Sì, mics ;) Volevo già scriverlo io allo_studente (non è strano affatto associare Genova e Venezia, come due occhi, basta ricordare che guardano strabico) ma tu mi hai preceduto. Il fatto che ci sia scritto “guida” sulla copertina è del tutto fuorviante oppure un po’ scioccamente furbetto. In realtà questa è una storia d’amore, inizia dall’incontro di lui bimbo con questa città. E quest’infanzia è costantemente presente. Ma non avevo pensato che fosse questa la chiave del senso di intimità che il racconto di Maggiani su Genova suscita. Credo che se non ci fosse stata questa intimità non ne avrei mai scritto, tanto meno in un post così intimo.
    Non so che effetto possa fare sui “foresti”, su quelli di passaggio, non so cosa potrebbero riconoscere. Lui non va solo fuori dalle vie turistiche o convenzionalmente notevoli – che sono citate solo en passant. Lui sceglie immagini interiori, in un certo senso nemmeno visibili. Voglio dire: a chiunque venga da fuori, che cavolo potrà mai fregare di via del Purgatorio o di Panigaro? (credetemi sulla parola) Eppure quella via e quel posto sono una chiave di lettura importante, e non solo per quelli che ci abitano. Qualcosa di simile a quello che accade leggendo i blog.
    Altro esempio: io mi sono commossa per via del ” tizio col megafono in gola”. Mi appartiene, appartiene ai ricordi miei di quando frequentavo l’università in via Balbi, appartiene alla realtà di quando attraverso il centro, appartiene a un sacco di persone. Ma nessuno nessuno, che io sappia, ne ha mai scritto e a parlarne, boh. Non per la sua impresentabilità (oh, è pittoresco, e a questo non riesce a sottrarsi neppure M.) ma per la sua “insignificanza”. Ma quando ho letto che ne stava parlando ho avuto un balzo al cuore: sta guardando le stesse cose che guardo io! Che guardiamo tutti noi senza che ne parliamo, come se non ci fossero, come se non le vedessimo. E invece le vediamo. Perchè non le diciamo? Ecco, anche in questo senso sì, hai proprio ragione mics, Maggiani dice tranquillamente l’inconfessabile.

  11. lostudente ha detto:

    infatti sui miei non dice di essere una guida: che casualià, eh?
    Non so se l’autore abbia pensato a una guida o meno: di fatto, narrando di vicende in passati più o meno remote, leggende e “miti metropolitani”, che detto così, parlando di Venezia, suona quasi come una bestemmia. C’è però un filo conduttore in ogni vicenda, ed è il percorso che li vincola topograficamente l’uno all’altro, non per itinerari turistici, ma fra angoli nascosti, e cortili, e calli, e sottoporteghi, fra tracce indelebili di un passato.

  12. anfiosso ha detto:

    Sei difficile, tu.
    Comunque a me Maggiani è rimasto sul gozzo, nel senso che in un modo o nell’altro Il coraggio del pettirosso sentivo che dovevo leggerlo. Ciò che non mi càpita mai, con nessuno scrittore, almeno contemporaneo. Poi, ovviamente, non l’ho mai letto, e per questo m’è rimasto qui. L’ho visto in televisione, ci fu un periodo in cui fu parecchio presente, e in séguito lo vidi in metrò a Milano. Fine dei miei rapporti con Maggiani.
    Credo che rimarrò deluso.
    Scusa l’invadenza, ma vieni spesso a leggere, e a me fa male al quore non passare di qui, a fare altrettanto, magari a lasciare una traccia del mio passaggio.
    (Anche se dovrei leggere anche molti post indietro, credo, per ambientarmi meglio).
    Cia’, caterina,
    d.

  13. caracaterina ha detto:

    Un po’ difficile lo sono, sì, soprattutto a me stessa
    Accomodati dove vuoi, d.-anfiosso, ma se leggi, o Maggiani o qui, e poi resti deluso, beh, in fondo sei stato avvertito, no? ;)

  14. remo ha detto:

    sono sette anni che non passa mese che io non venga se non a genova almeno in liguria.
    di genova ci si innamora facilmente, al punto che mi ha ispirato… ma il punto è che maggiani io ancora non lo conosco, e dal momento che, come dici tu, è uno scrittore che ama qualcosa che amo anche io mi sa che dovrò leggerlo.
    ciao

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