Pay attention, please

Così, fra il lusco e il brusco, mi è arrivata in testa quest’espressione a colpirmi per la differenza che ha con quella italiana. Una differenza etica. In italiano l’attenzione si presta ma non saprei dire quanto generosamente.  Ciò che è prestato va restituito, e anche con un certo interesse. Sennò è perdita secca. Spesso lo è, infatti. In inglese, invece, si paga. L’impegno è serio e non sempre ci se lo può permettere. Ma quanto maggior valore trovo in questo contratto,  sia per chi compra che per chi vende.

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25 risposte a Pay attention, please

  1. pessimesempio ha detto:

    Non è un caso che il post sia nella categoria tangenti.

  2. Effe ha detto:

    ora provo a ragionare
    Per imparare una cosa a memoria occorre prestare attenzione, è ovvio.
    Ma allota quando gli anglofoni dicono learning by hearth, indicano quel posto li’, sul petto, all’altezza del taschino interno della giacca, dove si tiene il portafogli

    (a me no, l’espressione non piace, sono per il baratto o, al limite, per il latrocinio)

  3. untitled io ha detto:

    no a me invece piace un sacco (anche se non si direbbe).
    Sono quella che in un tema della scuola elementare, alla domanda “con chi ti identifichi dei personaggi del libo cuore?” rispose: Garoffi.

  4. Effe ha detto:

    (mo’ chi diavolo è chìstu Garoffi? Uno degli studenti di Caracaterina?)
    Continuo a contestare
    Non son io che devo pagare per la mia attenzione a te.
    Semmai sei tu che devi pagare me per la mia attenzione – e il pagamento è per contenuti, per fascinzione

  5. mauro ha detto:

    Spesso si presta, è vero, ma se vale la pena si regala, si dà, si fa…; per amore si moltiplica, per esempio.

  6. mauro ha detto:

    Garoffi scambiava pennini con francobolli.
    Ah andiamo bene! Se perdiamo queste figure di riferimento della letteratura post-unitaria, va a finire che ci toccherà sorbirci un governo di ampia coalizione per rifarci le “fondamenta” ;))

  7. caracaterina ha detto:

    Baratto o pagamento col feticcio del denaro sempre di scambio in un certo senso alla pari sempre si tratta, Herr. Non c’è quella discrezionalità anche un po’ distratta, ossimorica, che usiamo noi italiani e che anche i verbi di mauro ricordano. E poi, se io pago con la mia attenzione, beh, certo, voglio che “la merce” sia interessante e affascinante. E che chi me la vende stia attento lui pure, che poi non torno a comprare ;)
    Garoffi, no, non ricordo e ho dovuto gugolare. Gaglioffi, invece, sì. Simpatici entrambi. L’allitterazione non dev’essere stata casuale, o forse è stata involontaria come le mie “tangenti”?

  8. untitled io ha detto:

    De Amicis nacque a Oneglia (Imperia) e fece il liceo a Torino. Caracaterina e Effe, si vede che vi manca la solida istruzione sabauda che abbiamo ricevuto noi nelle scuole del sud :D

  9. caracaterina ha detto:

    Piemotesizzazione fu :))
    E comunque, l’attenzione si paga, eccome!
    Non credo che troverò da qualche parte, in casa, la ricevuta del pagamento del bollo auto anno 2007, distratta che sono, forse ho passato l’anno senza bolletta, proprio adesso che la cercavo per andare da un tabacchino lottomatico per comprare le sigarette e pagare il bollo 2008.
    Che mi succederà adesso?
    :(/

  10. caracaterina ha detto:

    Piemonte ha la N, lo so. Ossignur…

  11. pessimesempio ha detto:

    Però c’è qualcosa che si paga anche in italiano. Solo che in questo momento non mi viene in mente. Ah, bhe, sì: tipo la distrazione, o cose del genere, l’imprudenza. Tutto quello che ti si ritorce contro. Forse però in inglese è pay nel senso di tirare fuori. Resta il fatto che in italiano non si dà niente per niente, e appunto, si presta. Oppure si fa attenzione.

  12. f_e_d ha detto:

    non succede niente caracaterina.
    ti fanno pagare (insieme) anche il precedente.
    [se non ricordo male]

  13. lostudente ha detto:

    “Chi rompe paga, e i cocci sono i suoi…”.
    Ha ragione la padrona di casa: gli euro non sono una nostra moneta; ma nelle vecchie lire c’era scritto “PAGABILI A VISTA AL PORTATORE”… Come pagabili a vista al portatore? E’ mica un effetto – bancario o meno che sia -? Di fatto oltre ad essere una valuta è “moneta di scambio”; quindi di baratto si tratta.

    Forse si voleva verificare “matematicamente” se l’espressione anglosassone era tangibili – e quindi verificabile – a quella più rustica nostrana?

  14. caracaterina ha detto:

    Studente, mi sa che te sei il famoso Garoffi :))

  15. caracaterina ha detto:

    Quella faccetta lì che mi significa? Mica perplessità o scontento, spero.
    Garoffi l’ho reincontrato ed è simpatico pure a me.

  16. lostudente ha detto:

    dunque: “Accanto al muratorino c’è Garoffi, un coso lungo e magro col naso a becco di civetta e gli occhi molto piccoli, che traffica sempre con pennini, immagini e scatole di fiammiferi, e si scrive la lezione sulle unghie, per leggerla di nascosto.”.
    La storia del naso è decisamente offensiva; non mi scrivo le lezioni sulle unghie, le unghie, al limite, me le “mangio”…

  17. untitled io ha detto:

    …A me piace, mi diverte. Abbiamo giocato a fare il mercato, coi pesi e le bilancie: egli sa il prezzo giusto di tutte le cose, conosce i pesi e fa dei bei cartocci spedito, come i bottegai. Dice che appena finite le scuole metterà su un negozio, un commercio nuovo, che ha inventato lui (…) Egli ha sempre le tasche gonfie delle sue piccole mercanzie, che ricopre con un lungo mantello nero, e par continuamente sopra pensiero e affaccendato, come un negoziante. Ma quello che gli sta più a cuore è la sua collezione di francobolli: questa è il suo tesoro, e ne parla sempre, come se dovesse cavarne una fortuna. I compagni gli danno dell’avaraccio, dell’usuraio. Io non so. Gli voglio bene, m’insegna molte cose, mi sembra un uomo…

    perché mai una figura del genere (una delle più decenti del libro cuore) ispira così tanta diffidenza?

    Garoffi Fan’s Club

  18. lostudente ha detto:

    Chi ha parlato di diffidenza?
    Certo che quel naso… E prepararsi le unghie per le verifiche…
    :(

  19. lostudente ha detto:

    avevo messo un’immagine.
    :___

  20. untitled io ha detto:

    cosa vuoi che sia una verifica (che poi allora non si chiamava “verifica” si chiamava “compito”, più impositivo meno grazioso), in confronto a un castello di cose da realizzare con determinazione e pazienza nel tempo? (e “realizzo”, per dire profitto, non è un bel termine pure?)
    ma va bene lascio :)
    GFC

  21. lostudente ha detto:

    “realizzare”, non so perché: mi fa venire in mente Costruzioni, Disegno & Progettazione, e anche Topografia, perché no!? A proposito di castelli…
    :)

  22. anfiosso ha detto:

    Tee-hee, anch’io avevo fatto una riflessione consimile, tempo fa. Mi piace molto, pay attention, tra l’altro, a ripensarci m’è capitato anche di usarlo, intercalando. Molto più terra-terra, è forse più impositivo, mentre “presta” è più cortese.
    [Ma una cosa: “ci se lo può”? Non sarebbe mica “ce lo si può”?].
    By heart, non hearth.

  23. Pingback: Pay attention, please » PocaCola Blog

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