Saudade (un eccheccazzo! ma più stanco)

Ci son rimasta male, sì, per quei due interventi ultimi nel post qui sotto. E’ da ieri che ci penso, a quanto contribuiscano al mal di scuola osservazioni come quelle di Unts e di Deli. Ma non ho forza stanotte, per parlare, come non l’avevo ieri sera. Sono a grumi. (Agrumi: eccheccazzo! le parole si formano nello stomaco che si allunga nelle dita).

E poi sono permeabile, porosa. Sento lo spirito del tempo, o forse ne sento la puzza e me ne intrido. Le feste son passate, anche dolci come latte.  Sono tornata dalla vacanza breve di luci, di masse e di mostre e il latte nel frigo era scaduto.

Teresa Batista così stanca di guerra. Domattina cercherò di ricordarmi, almeno, di guardare il mare dalla finestra.

Non capisco questo mondo, queste sconfitte. Quest’odore che si solleva, putrido. Questo rigurgito questo risucchio.  Guardo lacrime di donne indebolite da troppa gorgonzola, vedo illusioni di novità e di forza sogguardate da sogghignanti vecchiaie in attesa. 

Sono così, come dicono le statistiche sui giornali. Un persona media, nè più nè meno: abbastanza felice del mio privato, malinconica del mondo pubblico. Mi ricordo di una me diversa, di odori differenti.  Ma fra i ricordi più lontani e impossibili c’è una sera, non troppo tardi, ma già nel lettone, in un tempo e in un luogo in cui i bambini andavano a letto presto, dopo cena, e senza la tv. Dalla porta aperta della stanza buia entrava la luce della cucina dirimpetto. La mamma faceva le faccende, con calma si godeva la tranquillità della bambina felice che avrebbe dormito con lei e il ritmo lento di quando il papà faceva il turno di notte. La bambina guardava nel riquadro di luce, canticchiando una sua canzone sulle parole della radio. Una notizia interruppe le trasmissioni e la gravità si sparse dalla cucina fino al letto: avevano ammazzato JFK. Non so come le fosse riuscito, ma la bambina già sapeva chi era e quanto grande fosse la tragedia.

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5 risposte a Saudade (un eccheccazzo! ma più stanco)

  1. mauro ha detto:

    Eeeh, se i ricordi partono da lì, da quella serena sera del novembre ’63 poi violata dalla voce di Ruggero Orlando (?), capisco bene le parole malinconia e sconfitta.

    Ma siamo ancora vivi, dai.

  2. deli-mel ha detto:

    come dicevo, l’intento non era, non è assolutamente di “mettersi contro” e mi spiace (davvero) per il rimanerci male.
    In più mi sento spiazzata, perché io non ho le competenze linguistiche e argomentative di una “media docente italiana”. I miei saperi sono altrove e le parole ben strutturate non sono il mio forte. Ma sento una parzialità dello sguardo in quel che si dice nel post più sotto, un non essere stata altrove, al di fuori della scuola. E la nostalgia per quel tempo di un infanzia con ritmi e relazioni apparentemente diverse non mi appartiene per un motivo semplicissimo: per me quei tempi, per motivi privatissimi, sono stati un incubo, all’interno del quale solo la scuola (ma non i suoi docenti, direi piuttosto l’incontro con la conoscenza) sono stati la mia isola di sopravvivenza. Dunque non è a quei ricordi che posso rifarmi.
    Mi sembra di percepire nello scritto di oggi, lo sconforto (?) nell’assistere al degrado del modo di relazionarsi con le cose che hanno valore. E non so perché, mi viene in mente il film “una giornata particolare” di Scola. Ho lîmpressione che su tutto ciò possa ancora ricordarci, dirci delle cose.
    Se ci conoscessimo da vicino, concluderei con “un abbraccio”. Ti conosco pochissimo, ma se può essere accettato, eccolo :-)

  3. caracaterina ha detto:

    Non è la vita che manca, in effetti, mauro. Ho letto del tuo rientro in grande stile e del caffè pagato :) Grazie della pacca sulla spalla.

    Deli, niente di personale, davvero. Credo di comprendere le intenzioni che ti hanno mosso e, anzi, come scrive Unts lì sotto, sarebbe bene andare fino in fondo, una volta, poco per volta, senza paura di offendere/si. Certi affondi non rendono una relazione meno ma più sana. E credo anche che sarebbe bene farlo pure in rete, finalmente. Che questo web serva a qualcosa di più che a consolarci, o a compattarci in schiere di uguali che si danno sempre ragione. (Dico in generale, eh, non mi riferisco a nessuno in particolare e tanto meno agli scriventi qui).
    Certo che è faticoso. Ho fatto un’ora di telefonata con Unts oggi e come si fa a concentrare i nostri discorsi su cos’è e cosa non è in qualche commento e post? Non lo so ma pian piano verranno fuori. Non è mica un saggio, un seminario, un racconto quello che si scrive qui. Sono relazioni in orbite e scarti continui, relazioni vere.
    E poi, per quella telefonata, sto ancora ridendo. Sembravo in uno spot di woody allen, ve li ricordate? i primi sulla coop sei tu? gironzolavo col carrello quasi pieno davanti, cellulare all’orecchio stavo appoggiata come una sciancata in rieducazione fisioterapica al suo girello, e giravo giravo nelle corsie in mezzo agli scaffali, senza comprare niente perchè avevo finito ed ero sul punto di andare alle casse quando è squillato. Ho spiegato ad alta voce parecchie cose ai surgelati e ai detersivi, e quelli del banco macelleria mi hanno visto passare almeno 8 volte con facce diverse all’ascolto.
    Con altre parole anche Unts mi ha detto quello che dici tu, Deli, su una parzialità del mio sguardo e su una rigidità della mia ottica. Ne tengo conto e sapevo di correre questo rischio.
    Tu e Unts intendevate mostrarmi l’altrove, dirmi “guarda (da) fuori” e sta proprio in questo non accettare di guardare voi, invece, dove stavo guardando io la ragione del mio rimanerci male. Quello che stavo guardando non l’ho saputo mostrare, renderlo evidente, eppure io sento, penso, credo, e intravedo, che riguardi tutti e che sarebbe bene non distogliere lo sguardo.
    Il fatto, ad esempio, che tu Deli metta fra parentesi la vicenda dell’incontro coi singoli docenti – e pure con la conoscenza – e fuori dalla parentesi il concetto della scuola come tua isola di sopravvivenza a me sembra una scelta molto rilevante.
    Tu scrivi

  4. caracaterina ha detto:

    Il Tu scrivi non c’entra. Ho solo dimenticato di cancellarlo.
    E poi: come posso rinunciare a un abbraccio? :)

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