All’ammasso

Non volevo mettermi qui e tanto meno scrivere. E’ tardi. Son stanca. Di un lunedì già pesante. Dico: 5 minuti e poi basta, saluto qualche amico a mio modo, leggendo in silenzio prima di dormire, mentre si fa la tisana che ogni tanto disgorga. Ma mi è venuta su (prima che beva la tisana) questa espressione qui, e allora via: all’ammasso!

Perchè stasera ho visto la sciura Brambilla e i suoi otto milioni di ba…

di be … di buuuh. All’ammasso.

Perchè ho stirato davanti a un film pessimissimo e c’era pure Dennis Hopper, che una volta era meglio.

Perchè l’accelerazione è quella “categoria relazionale che operazionalizza (tempo*) cognitivamente l’aumento e la condensazione di eventi (*) in un reticolo temporale […] Alla percezione umana l’a. si manifesta come crescente densità di stimoli e di informazione, fino alla sovrastimolazione (*), che tende alla frammentazione delle unità di percezione e di senso e alla perdita della normale differenziabilità e oggettualità. A questo proposito, alcuni paradigmi di configurazione mediali ed estetici (dalla struttura isomorfica)  della modernità, come il montaggio, l’astrazione, l’istantaneità o la compressione dei dati, possono essere intesi come affermazione, o anche come mimetismo compensativo, dei modelli percettivi  toccati dalle esperienze accelerate della quotidianità. Analogamente ambivalenti  si dimostrano gli effetti dell’a.  sui processi memorativi individuali e collettivi: la constatazione  di una crisi fondamentale di tutte le funzioni della trasmissione culturale e della memoria appare oggi ovvia difronte a un profluvio, che aumenta in modo esponenziale,  di dati potenzialmente equivalenti; a un livellamento degli orizzonti temporali in un presente (*) che si estende all’infinito; al carattere notoriamente effimero dei più recenti contenuti del sapere.  […] Resta tuttavia da chiedersi se a. e memoria non siano e non rimangano riferite dialetticamente l’una all’altra, cosicchè l’amnesia (*) strutturale prodotta dall’a. potrebbe forse addirittura generare per antitesi bisogni collettivi di memoria …

Perchè son giorni che vorrei scrivere perchè non firmo e non firmerò questo risottone   qui, condito pesante coi sughi delle buone intenzioni, delle buone cause, dei buoni gesti a costo zero e senza indirizzo, come una buona letterina a babbonatale perchè porti la pace nel mondo e giocattoli usati ai bambini poveri. Letterine all’ammasso. Mi sono chiesta se lo darei mai in pasto ai miei studenti confusi e infelici e la risposta, naturalmente, è no. Non è roba per loro, e nemmeno per moltissime delle loro famiglie. E allora a chi è indirizzato, che un indirizzo e un destinatario io non lo vedo e quello che ipotizzo non mi piace?  All’ammasso.

Perchè  vorrei parlare del fatto che un poco, da l’altro ieri, mi sono pure riconciliata con Milano, che il più delle volte, vista da qui, sembra un vuoto a perdere.

Perchè Oleg ha preso 7 ma Angel non ce la fa, chiuso com’è in una bolla  di separatezza dal mondo che gli impedisce di guardare la tivù che ci sono solo donne nude e i telegiornali fanno vedere solo schifezze, e già questo suo modo lunare di sorridere e non provare a parlare con nessunonessuno, se non con te, di nascosto, due parole quando siamo soli, sarebbe un problema per chiunque, figurarsi per lui che ha passato 18 anni della sua vita coi nonni maniaci religiosi in quel di Guayaquil prima del ricongiungimento su di un pianeta di alieni.  Che fine farà Angel? E che fine ha fatto Bryan, che non si vede da un po’ e che qualche volta ha portato a scuola, con discrezione,  un cerottino oppure un livido sullo zigomo destro?

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19 risposte a All’ammasso

  1. Francesco Conte ha detto:

    E c’era bisogno di un trackback su Nazione Indiana per queste due righe striminzite? Maro’, l’esibizionismo dei blogger… Non vuoi firmare? Non firmi. E non rompi le scatole alla gente.

  2. untitled io ha detto:

    Era meglio che facevi un bel commento invece, catarì. Così saresti risultata tranquillamente trasparente, come la studentessa rumena Ana Maria (rumena e donna), rompiscatole pure lei, che chissà come le è venuto in mente di andare a commentare in calce a un appello a favore suo.
    Certa gente non sa stare al suo posto, propio.

  3. Effe ha detto:

    però, assassina, prima ci prepari all’ammasso, e poi ci trafiggi il fegato, già ingrossato di suo, con quelle ultime righe.
    Lo vedo anche io, che queste storie – Bryan, Angel, Oleg- sono il tuo modo di firmare appelli mai scritti

  4. Effe ha detto:

    (intendo: che nessuno scriverà)

  5. demetrio ha detto:

    non ho capito qual è il problema di francesco.

    Nel senso, una persona si domanda se firmare o meno un appello, è ovvio che lo link, perché sennò come fa a spiegare di che appello si tratta?

    poi spiega, in maniera sua, o alla sua maniera, perché non firma. dove è il problema?

    d.

  6. untitled io ha detto:

    Il problema non è spiegare di che appello si tratta demi. Il problema è il trackback che caracaterina è andata a mettere di là, capisci? il suo “leggetemi” scritto sui muri della cattedrale. Così arbitrario cazzo. Così inutile al mondo.

  7. demetrio ha detto:

    anna secondo me “il leggetemi” di caracate è importante. Solleva un problema, perché non discuterne?

    d.

  8. untitled io ha detto:

    Sì appunto, discutiamone. Bella apertura però, con uno che viene a dirti che quel “leggetemi” è un “rompere le scatole alla gente” anche se sei dannatamente in-topic. Questi atteggiamenti sono violenti, altroché – ma è più difficile discutere di questo che dei rom, alla fin fine.

  9. Shangri-La ha detto:

    E io ch’ero già tutta orecchie per una lezione d’umiltà. Sarà mica scomparso, ora, il Conte Francesco?

  10. caracaterina ha detto:

    Questo è il bello (?) del web 2.0, ragazzi.
    Guardate un po’ se di là, in shangriland, è apparsa notizia pubblica di quel che ho scritto qui. No, ovvio, là siamo in regime di web 1.0 o giù di lì e, per giunta coi commenti che non funzionano :) Quindi, chi non consulta il counter personale o il technorati pubblico, nulla sa di quanto qui si può scrivere o meno.
    Ma la Nazione degli Indiani si è da tempo attrezzata alla complessità (v. citazione nel post) e, perciò, anche il mio peto – altri, più poetici, parlerebbero di un battito d’ali della farfalla di Pechino – laggiù si amplifica in trombetta.
    Se fosse suonata all’unisono con quelle dei buongustai all’abbuffata, non mi sarei presa una sberla, no. Sarebbe bastato scrivere due parole: ho firmato, col linkino necessario in questi casi, e non sarei stata esibizionista, non mi sarei guadagnata dei click a sbafo dei cuochi.
    Razzolatrice di mense, invece, questo mi sibila il coppiere dei proci.
    Eh, già, ho avuto il torto di stonare, di lasciare un graffito sulla cattedrale, che è anche meno della pisciata di un homeless sullo zerbino di un negozietto (tanto per avvicinarci al tema).
    Sciò sciò, all’extrafirmatario, rèstatene sotto i tuoi stracci sotto i ponti sotto gli argini. Non farti vedere! Che mi rovini il bel panorama.
    [o quante buone cause ha madama dorè, o quante buone cause … (si allontana canticchiando per andare a lavorare)]

  11. caracaterina ha detto:

    Va a finire che a me questo Conte Francesco un po’ mi fa simpatia.
    Non per quello che ha detto ma perchè non ha resistito all’impulso di dirlo.
    Che ingenuo. Si è comportato come se non sapesse come ormai funziona la rete, come se fosse ancora dentro al mito degli albori (forse è così che in parte, quella che non determina l’idea della rete perversa, la rete ancora appare agli “esterni”). Come se non sapesse che ormai la rete è matura e ha imparato benissimo, ai fini di una profittevole produzione di senso, ad applicare il sistema razionale della moderna divisione delle voci.

  12. pessimesempio ha detto:

    A me quello che dà noia è la pletora dei clienti, che valli tu a distinguere, dopo un po’, da quelli che clienti non sono. Tutti lì, alle porte, ad aspettare che l’ostiario apra per poter lusingare il signore. Perché fa tanto fino, signora mia, esserci nei posti che contano. Che poi mettere la firma è come mandare un messaggio a vodafone o chi per lei per l’ospedale di gino strada. Uguale.

  13. T. ha detto:

    Caracaterina, se comincio a risponderti, nel merito, farò le ore piccole. Non posso. Perciò mi limito a dirti una cosa importante assai.
    Bisogna sempre stirare davanti a vecchi film “collaudati” (tipo Appuntamento sotto il letto et similia), e se proprio proprio, con “Chi l’ha visto”. Ma guai a dirlo, dopo, ché fa troppo casalinga frustrata e poco intellettuale.
    Ecco. Basta.
    Con affetto. t.

  14. T. ha detto:

    p.s.
    Ho amici tra i firmatari, tra “divisione B” e “divisione C” (perché, giustamente, le casalinghe frustrate non hanno amici da “divisione A”). La conoscenza diretta di costoro mi è garanzia sulla loro buona fede: hanno considerato condivisibile il testo (“la causa”) e hanno firmato.
    Conosco (e condivido) il ragionamento di alcuni che hanno deciso di non firmare. Qualcuno di loro, magari, si è anche spaccato l’anima (e non solo) sul fronte del fare, quando su varie vicende di “difficile integrazione” non erano ancora puntati i riflettori mediatici. (Che questo non suoni come “condanna” (indistinta) verso chi è arrivato “dopo”, sul fronte, perché non lo è; oggettivamente non a tutti si presenta uguale possibilità di “fare”.)
    Io, del resto, ringrazio il cielo per essere una bloggo-scrivente casalingadi viavoghera che può limitarsi a guardare – con sconcerto, a volte – un mondo (virtuale?) dove una firma viene vista non come sigla di chiusura di un ragionamento di merito ma come segno distintivo di (non)appartenenza.

    E – poi chiudo e vado a fare i mestieri di casa – se caracaterina mi rassicuri che questo qui è un argine, io tiro fuori il plaid a scacchi e pure la cesta perché vuoi mettere la bellezza di un picknick ristoratore dove sotto i piedi scorre l’acqua e magari anche pulita?

  15. caracaterina ha detto:

    Tutti noi, naturalmente, conosciamo e riconosciamo firmatari e non, la rete è piccola, in fondo :)
    Che ci sia chi fa la sua scelta sulla base del “mi si nota di più se …” è inevitabile ma il punto, per me, è invece quanto ho scritto: la presenza di certe sostanze, di certi sughi al glutammato al posto di ingredienti fondamentali fa di questo appello una vivanda indigeribile e non sono disposta a mangiare qualunque cosa, almeno finchè non sto morendo di fame. Tantomeno sono disposta ad accettare che mi si spacci uno sbobbone per un piatto sopraffino.
    Va da sè che il discorso è spesso. Non si può liquidare così. Ho voglia di trovare quelle 6-8- ore di tempo per mettere insieme qualcosa di più, eccome se ne ho voglia.
    Se qualcuno vuole accomodarsi, intanto …
    La giornata di lavoro di una casalinga-e-non-solo è molto lunga, non so se ce la farò a parlare, oggi. Un’occhiata comunque la do.

    Data la stagione, T., più che un picnic sull’argine non è meglio una scragna al calduccio nella stalla, al fiato dei vitelli? ;)
    E’ lì che mia madre e mia zia han smatassato le loro lane e cucito un po’ del loro corredo. Non è poesia natalizia da gesubambine, è campagna senza bucoliche.

  16. T. ha detto:

    “senza bucoliche” era sottinteso. o beninteso.
    Porto del vino e qualche ricordo da rammendare.

  17. untitled io ha detto:

    ma che due popstar :)

  18. sergio garufi ha detto:

    In ritardo e per inciso, ma non tutti quelli di NI hanno firmato l’appello. Almeno io non l’ho fatto. E le successive, seppur privatissime perché circolate solo nelle mail interne, arrabbiature da parte di qualche redattore del blog che pretendeva di figurare tra i vip dei “proponenti” invece di essere relegato tra i plebei dei semplici “firmatari”, mi hanno convinto di aver scelto per il meglio.

    ciao

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