Scritto di là

Da qualche giorno mi ritrovo più dentro ai (pochi) commenti fatti qui e là che in un post.

Ma perchè abbiamo sempre bisogno dell’evento? E’ così difficile star dentro a un processo?

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3 risposte a Scritto di là

  1. Effe ha detto:

    in via generica, un processo mi pare percepibile come tale solo in un’ottica distante, di lungo periodo.
    Se osservi da più vicino (se ci sei dentro) noti che il processo non è un continuum – questo è l’aspetto che si presenta dalla prospettiva di un osservatore distante – ma è segmentato, composto da “quanti”, come i fotoni della luce.
    Ogni quanto è un fenomeno (tu lo chiami evento) che in qualche modo è collegato/provocato dal fenomeno precedente e collegato come causa al fenomeno successivo.
    E’ il singolo fenomeno che dà inerzia al processo, e d’altro canto il fenomeno, se non inserito nel processo, perde senso/direzione
    (il paragone luce:fotoni=processo:evento mi pare non errato)
    Questo in generale, pensando oviamente ai processi della Rete.
    Perché consioderi negativo il fenomeno dei fenomeni?

  2. caracaterina ha detto:

    perchè un evento non è un fenomeno.
    i fenomeni si danno e non pretendono (massì, personifichiamo un po’) di essere significativi; l’evento, pur nella sua discontinuità, nella sua momentaneità è più pretenzioso, s’impalca, si arroga un significato, lì sul momento, senza tener in conto, di solito, il processo di cui fa parte.
    distanza? sì, la sostengo da mo’, soprattutto qui dentro, luogo dell’immediatezza ma pure della permanenza, luogo ossimorico se ce n’è uno. nei processi si valorizza la distanza, certo, ma non necessariamente il periodo ha da essere tanto lungo. basterebbe non avere una memoria troppo a breve termine.

  3. Effe ha detto:

    sia mai che io neghi il valore della distanza – la necessità, anzi.
    Ad osservarlo da troppo vicino, appiccicato al naso, un oggetto pare sfuocato e indefinito.
    Però occorre anche saper essere “dentro” il fenomeno, e questo non lo si può fare da distante.
    Non sono poi d’accordo, per quel che vale, sul fatto che il fenomeno, rispetto all’evento, non chieda attenzione. Anzi, il suo senso è proprio quello dell’apparire, dell’essere osservato. Non ho usato il temine a caso.
    Tutto quello che facciamo qui è visivo e visuale, anche se tenta di esser orale. Dipingiamo un dire.

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