Dis-play

Procedo alla cieca ed è scomodo assai. Non mi perdo perchè conosco il territorio, l’altezza degli sportelli aperti e chiusi, le distanze solite fra le buche nel terreno, le crepe nel muro e il ciglio del fosso.

E’ una cecità da abbagli, da eccesso di lampi, di fari e di velocità. Una cecità autostradale.

Forse è per questo che ho scelto una schermata oscura.

Aggiornamento dopo pasto:

Nel traffico intenso dei discorsi incrociati nelle ultime due settimane dentro e fuori rete, (argomenti? tutti! e tout se tient) ho appena adesso distinto un concetto che, preso in sè, poco dice, al solito, ma se correlato a gerarchie di poteri e valori, merita di essere approfondito.

Il latore è morbìn, sveglio e tosto ricercatore che ricordo con piacere in quel di Trieste. Il suo post è andato deserto di commenti (strano, no?)  ma ho aperto or ora l’articolo di cui parla (un articolo accademico, ma NON da accademia italiana), firmato da una finora a me totalmente ignota studiosa americana, Susan Herring,  e trovo questo:

Why, given that there are many female and teen bloggers, do public discourses about weblogs focus predominantly on adult males? The observation that men are more likely than women and teens to create filter blogs provides a key: It is filter blogs that are privileged, consistent with the notion that the activities of educated, adult males are viewed by society as more interesting and important than those of other demographic groups. However, the blogs featured in contemporary public discourses about blogging are the exception, rather than the rule: all the available evidence suggests that blogs are more commonly a vehicle of personal expression than a means of filtering content on the Web, for all demographic groups including adult males. […]

Are weblogs inherently “democratizing,” in the sense of giving voice to diverse populations of users? The empirical findings reported for gender and age at the beginning of this essay suggest that they are. Yet public commentators on weblogs, including many bloggers themselves, collude in reproducing gender and age-based hierarchy in the blogosphere, demonstrating once again that even an open access technology—and high hopes for its use—cannot guarantee socially equitable outcomes in a society that continues to embrace hierarchical values.

Oh yeah.

E adesso vado al Festival della Scienza.

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33 risposte a Dis-play

  1. pessimesempio ha detto:

    L’emarginazione di chi non sa l’inglese… Nessuno ci pensa. Oh, yeah!

  2. caracaterina ha detto:

    Hai proprio ragione, in effetti. Ah, la lingua dell’impero …
    Ecchequà (più o meno):

    Perchè, data la quantità di bloggers femmine e di minorenni, il discorso pubblico sui weblogs si focalizza prevalentemente sui maschi adulti? L’osservazione che gli uomini siano più adatti delle donne e dei minorenni a creare “filter blogs” ci dota di una chiave di interpretazione: sono i “filter blogs” a venir privilegiati, coerentemente con la comune nozione che le attività di maschi adulti e colti sono viste dalla società come più interessanti di quelle di altri gruppi demografici. Tuttavia, i blogs presi a esempio nel discorso pubblico sul bloggare sono l’eccezione, non la regola: la dimostrabile evidenza suggerisce che i blogs sono comunemente più un veicolo di espressione personale che un mezzo per filtrare i contenuti del web, per tutti i gruppi demografici, inclusi i maschi adulti. […]

    I weblogs sono intrinsecamente “democratizzanti”, nel senso che danno voce a diverse popolazioni di utenti? I risultati della ricerca empirica per generi ed età riportati all’inizio di questo articolo suggeriscono che lo sono. Tuttavia, coloro che commentano pubblicamente a proposito di blogs, inclusi molti fra gli stessi bloggers, sono collusivi nel riprodurre nella blogosfera una gerarchia basata sul genere e sull’età, dimostrando ancora una volta che anche una tecnologia ad accesso aperto – e che le grandi speranze relative al suo impiego – non riesce a garantire esiti socialmente equi in una società che persiste nel rispettare valori gerarchizzati.

  3. caracaterina ha detto:

    Anche in seguito ad alcune letture di questi ultimi giorni fatte qui e là (minimarketig e gaspar torriero, ad esempio)a proposito delle classifiche e, soprattutto, di quella di Blogbabel, sono andata a verificare proprio lì: fra i primi 100 in classifica, le donne sono, salvo una piccola distrazione di calcolo, nel numero di 8, comprendendo i Maestrini che sono una coppia etero e il blog di Grazia.
    c.v.d.
    Si dirà: uh ah, ma le classifiche!
    Certo, uh ah. Però le classifiche, oltre a costituire un’interfaccia privilegiata col mondo di chi non ha alcuna confidenza con la rete dei blog (ovvero con la fetta in assoluto più grossa del mondo), costituiscono anche un dato bruto su cui fare un mucchio di altre considerazioni sul funzionamento dei sistemi di potere.

  4. gugl ha detto:

    caracaterina ma ti sembrano argomenti su cui discutere (e con la lingua dell’impero, fra l’altro)? sono appunto “dati bruti”; parlaci del potere, invece.

  5. caracaterina ha detto:

    Che discussione sarebbe se dico tutto io? (tutto: vabbeh dài).
    Tu, gugl, niente in proposito?
    Confesso di non capire bene lo spirito con cui fai questo intervento, a parte che mi sembra di intuire che tu arrivi qui venendo dal blog di Effe, vista la parodia.
    E a parte che con la lingua dell’impero qui sono proposte delle argomentazioni e non dei dati bruti, non essendo il dato bruto costituito dalle classifiche l’argomento.
    Insomma, cosa volevi veramente dire?

  6. untitled io ha detto:

    ah, io credo che del potere si possa parlare SOPRATTUTTO a partire da dati bruti…

  7. pessimesempio ha detto:

    Sì, d’accordo: ma è davvero una novità questa, che – per dirla terra terra- i maschi adulti sono privilegiati rispetto a donne e giovani ? Immagino una giovane donna. O forse quello che colpisce è il fatto che in un mezzo – la rete- che dicesi (nel senso che è detto o nel senso che dice se stesso?) democratico ci siano ancora queste discriminazioni? A me, per dirla franca, non è che stupisca poi tanto. Ma può darsi che non abbia capito bene la questione. Quanto alla lingua dell’impero, parliamone, invece, parliamo del fatto che oltre alla foca monaca, rischiano di estinguersi non so quante lingue al mondo. E io non so l’inglese: sono in estinzione.

  8. caracaterina ha detto:

    Però l’italiano non è in estinzione, anzi. Non so più dove lo avevo letto ma mi ricordo di averlo letto.
    Ma non voglio fare l’egoista e credo che il lappone abbia dei problemi, effettivamente.
    Allora? Che facciamo?
    :)

  9. Effe ha detto:

    forse è il tipo di “lingua” (argomenti, registro, coraggio) usato dalla maggior parte (la maggior parte?) delle bloggeuses, a farne una riserva amerindia? (quell’altro aggettivo, per solito abbinato a “riserva”, è sotto copyright)

  10. manginobrioches ha detto:

    scusatemi, ma a me pare che ci sia una certa qual confusione tra il discorso dei blog e il discorso sui blog.
    chi parla dei blog, e intendo soprattutto i media tradizionali, quasi sempre riproduce – o tende a riprodurre – categorie ben leggibili secondo le più banali teorie dei gruppi, secondo le più ovvie distinzioni di genere numero e caso.
    Ma il discorso dei blog – ovvero quel dis-currere in tutte le direzioni – non è così, non nasce così, non dis-corre così. Noi che ci siamo dentro dovremmo saperlo. Dovremmo saperlo?

  11. caracaterina ha detto:

    Dovremmo? Saperlo?
    Mah, evidentemente sono ionformazioni “riservate”.

  12. demetrio ha detto:

    “le donne i blog i forum e newsletter
    io canto…”

    arrivo in ritardo ma questo oltre ad essere un contributo serissimo a questa discussione poteva essere un finincipit… ma sono fuori tempo.

    d.

  13. pessimesempio ha detto:

    Secondo me, dobbiamo saperlo e lo sappiamo. Altrimenti non scriveremmo così. Il signor Effe dice che le bloggeuses usano una lingua lingua loro riservata che le rinchiude nella riserva: ma non sarà che lui non la sa leggere, come io l’inglese? :-)(qui il discorso si fa aspro e difficile, ma son pronta)

  14. untitled io ha detto:

    No effe la sa leggere. Ma in molti, è vero, non la sanno leggere. O non la sanno PIU’ leggere?
    Che poi. Parlare di lingua delle bloggeuses è un po’ fuorviante. Se pensi a certe donne, a come vivono bene e felicemente questo momento della rete che per noi invece è così imbarazzante… No, direi che per “bloggeuses” dovremmo intendere donne e uomini di un certo tipo, più che donne nel senso femminile di femmine. Devo fare degli esempi?

  15. caracaterina ha detto:

    Ecco, appunto, che dal dato bruto (grafici numeri maschi-numeri femmine-età-classifiche etc) ci si allarga, finalmente: ad essere discriminato è il “veicolo di espressione personale”, ovvero la lingua che l’impero (della comunicazione standardizzata mediatizzata taggata filtrata, l’unica forma di comunicazione “ammessa”)non sente non vede non parla.
    Questa lingua che scorre e dis-corre, carsica, riservata, oscura, questa lingua io la vorrei urlare.
    Altro che cantare.
    O forse entrambe le cose.
    Intanto la edito.
    E schiaccio pure Invia

  16. gugl ha detto:

    caracaterina nessuna polemica. solo l’impressione che questa accademica parli un linguaggio opaco, fatto apposta per allontanare il popolo dal potere. “maschi adulti e colti” mi pare un generalizzazione. poi è ovvio che i commenti dei blog seguono le dinamiche di gruppo: ripropongono un capo, delle correnti, la dipendenza da leader, l’invidia, la frustrazione eccetera. poi, che alcuni blog siano salotti buoni (come questo) done vigono le regole del cortigiano (quello scritto dal Castiglione, per intenderci) è un’eccezione e un merito della padrona di casa, naturalmente. tutto però funziona a patto che la selva resti fuori ossia che qui dentro non entri il villano, che romperebbe l’incanto, liberando le nostre peggiori energie per allontanarlo. Insomma, più che lotta di genere, si tratta di regole interene ad una comunità.

    scusate se ho pontificato, ma sta sera mi veniva così.
    saluti

  17. caracaterina ha detto:

    Il fatto che questo qui sia un salotto buono un po’ mi fa storcere il naso, a dire la verità, mi piacerebbe di più che fosse un porto, ad esempio. Ma anche un ufficio postale, che l’idea l’ho sempre invidiata, a Effe. Tuttavia, primo, mi piglio il lato complimentoso della cosa, che fa pure piacere; secondo, l’immagine della cortigiana (rinascimentale, eh) non mi dispiace mica; terzo, non mi ricordo più.
    Comunque, al Festival della scienza vorrei tanto, se faccio in tempo, andarmi a vedere la mostra sulla quarta dimensione, organizzata da questi qui:

    http://www.unimi.it/news/26341.htm

    Ora, guardatevi un po’ l’animazione che sta qui

    http://www.matematita.it/materiale/animazioni/vedi3/

    e dite se non potrebbe essere la rappresentazione di dove stiamo noi, qui e adesso.

    Questo per dire che, sì, le logiche di gruppo eccetera eccetera, le dinamiche comportamentali e via così, da che mondo è mondo le gerarchie, i poteri, i maschi che vanno a caccia fanno la guerra si dividono il bottino e le donne a raccogliere bacche a dare una pulitina alla capanna e a badare ai bambini. D’accordo. Diamolo per scontato. Ma, da che mondo è mondo, nessuno mai è, mai mai, vissuto in una quarta dimensione se non con la fantasia e l’astrazione. Le nostre sono le prime generazioni a farlo materialmente, coi polpastrelli di un corpo, con degli arnesi di materiale vario e con degli incontri fatti di scrittura.
    Lungi da me l’inneggiare alle magnifiche sorti e progressive, non è questo che voglio dire. Piuttosto voglio dire che siamo “le migliori menti della nazione” qui dentro. Non nel senso che siamo dei Nobel ma che siamo dei privilegiati, noi che stiamo da questa parte del digital divide; che siamo pochi ma che facciamo un’esperienza assolutamente nuova. Ed entusismante. Un’esperienza che non annulla ciò che già esiste ma che lo sta modificando, per quanto ne sappiamo, irreversibilmente.
    E che, nella maggioranza dei casi, lasciamo che questa esperienza ci scivoli addosso come se niente fosse, anzi, come se fosse niente. Rifiutando, nella maggioranza dei casi, di prendere atto della trasformazione in corso, e lasciando che a guidarla sia la logica dei poteri forti e tradizionali.
    Può anche darsi che non ci sia altro da fare, ma appartengo a una generazione che non è stata educata ad accettare passivamente lo status quo, e questo è quanto del passato mi porto nel presente, io che, data l’età, un passato ce l’ho e, perciò ho anche il senso del futuro.
    (Apro una parentesi in questa già lungherrima dissertazione ma tanto ho sbulaccato, come si dice qua, e se continuo non è peggio: ho letto in un post di akatalepsia che la perplimeva una frase di Agamben sulla “imminenza del passato”, a me, invece, sembra una frase lucidissima ed autoevidente. chiusa parentesi).

  18. gugl ha detto:

    ti do ragione, ma prova ad organizzare qualcosa di concreto con i partecipanti del blog o con un gruppo di blogger che abbiano un interesse comune. vedrai che ti scontri di nuovo con i corpi, con il tempo che manca, con l’idea che, in fondo, la rete è sempre mezzo, mai fine. Mentre le cose fatte dal vivo, nelle tre dimensioni, restano di più, contano di più, sono più visibili. perchè capita questo: che la rete, paradossalmente, manca di visibilità.

  19. untitled io ha detto:

    No gugl: è un modo di fare, è un modo di leggere, di pensare e relazionarsi, a mancare di visibilità. Caracaterina “qualcosa di concreto con un gruppo di blogger che abbiano un interesse comune” l’ha organizzato sì, lo so bene perché l’ha fatto con me. Segnatamente si è trattato un’impresa, di cui troverai facilmente notizia scorrendo questa homepage. Impresa che affronta le stesse identiche problematiche di cui stiamo parlando qui – e questo è ovvio, essendo noi sempre le stesse persone.

  20. morbìn ha detto:

    ciao

    (intanto grazie alla mula caracaterina per la segnalazione del mio blog…)

    mi pare che travisiate un po’ il senso di quello che dice herring.

    herring dice, in sostanza, che la maggioranza dei blog in giro per il mondo (secondo molte ricerche) sono blog che raccontano di esperienze e riflessioni personali. ma i blog che hanno più visibilità sociale e a cui è attribuito più prestigio sono i cosidetti blog di filtro. mentre i primi sono di solito (ma non solo, ovviamente) gestiti da donne, i secondi sono di solito gestiti da uomini colti e di sinistra (taglio con l’accetta perchè mi pare abbiate poca voglia di approfondire). tutto questo secondo dati di ricerche accademiche e di mercato.

    il ragionamento di herring è, quindi, il seguente. herring dice che il contenuto principale dei blog di filtro (quelli di solito gestiti da maschi) sono link sulla politica, le istituzioni, su alcuni specifici interessi come la tecnologia e sono, oltre a questo, culturalmente densi di una lettura della società che viene tratta dalla sintesi di questi link e citazioni. questa sintesi di questi blog di filtro è, in altre parole, una visione della società che premia e rende importanti certi discorsi, certi valori, certi interessi e una visione più generale della politica che riguarda mega-discorsoni politici, tecnologici e così via.
    herring dice che questi blog di filtro sono quelli che di solito hanno più visibilità sui media tradizionali e a cui, tra i blogger stessi, viene data più rilevanza e visibilità.

    herring, ancora e come già accennato, dice che le donne di solito scrivono blog che parlano di vita vissuta, esperienze quotidiane, riflessioni e sentimenti personali. questi blog hanno poca visibilità sui media tradizionali e poco prestigio sociale anche tra i blogger stessi.

    sulla base di dati piuttosto rappresentativi che ho raccolto lavorando a swg , la situazione italiana è la stessa di quella dipinta da herring.

    in soldoni, mi pare che questo voglia dire che mentre le donne sono di solito impegnate a raccontare la realtà “di prima mano” come la conoscono, gli uomini si impegnano a disquisire di potere per il gusto e il gioco del potere. l’insieme delle relazioni sociali ovvero di potere della società che abitiamo riproduce così la supremazia di genere maschile.

    secondo me, quello che dovrebbero occuparsi gruppi sottorappresentati come le donne è tentare di capire come far emergere politicamente le loro storie e preoccupazioni. io penso che queste storie e preoccupazioni abbiano una forte valenza politica e debbano ambire a essere rappresentate politicamente. penso che le rappresentazioni dirette da maschi debbano essere contestate.

    ma del resto in italia siamo fottuti da tempo.

    (p.s. non mi piace quando ci si vanta di non sapere l’inglese, visti i tempi che corrono)

    ciao

    enrico

  21. gugl ha detto:

    darei un premio a Enrico per aver esposto con chiarezza quello che la herring ha detto in modo ampolloso (e in modo contrario proprio al pragmatismo americano).

    @untitled io: il vostro progetto è lodevole. la mia esperienza di aggregazione ( vedi meeting blog poesia http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D119&cmd=v&id=2774 ) è invece assai più problematica. forse perché i partecipanti sono più numerosi.

    un caro saluto

  22. caracaterina ha detto:

    L’avevo scritto che morbìn è tosto! ;)
    Ma comunque, gugl, dove starebbe l’ampollosità nella Herring? L’hai letto tutto l’articolo o ti sei limitato alla mia traduzioncella delle venti righe conclusive? Guarda che ti interrogo, sai? ;)

    Ad ogni modo, sintetizzerei così:
    Manginobrioche distingue giustamente fra discorso-dei-blog e discorso-sui-blog: lingue e parlanti tendenzialmente differenti, persino per genere dicono le ricerche.
    Il discorso-sui-blog privilegia quello che si potrebbe chiamare l’inessenziale dei blog e fornisce del fenomeno una visione distorta e funzionale alla conservazione dei sistemi di potere esistenti. Questa visione è condivisa ma moltissima parte dei blogger stessi.
    E’ possibile modificare la situazione?
    Risposta 1: No, è sempre stato così e sempre sarà.
    Risposta 2: Sì, noi ci stiamo provando.
    Risposta 3 (variante della 2): Sì, ma bisogna farlo politicamente.

    E’ quel politicamente lì che mi affascina e che mi stimola.

    Come si può rendere “politico” un discorso che sembra intrinsecamente opposto alla lingua della polis? (Non sto usando polis, qui, come, prima, impero, nel loro significato storico-istituzionale. Mi sembra chiaro ma lo dico, si sa mai)

    Oltretutto, in Italia, sembra anche più difficile che altrove.
    Siamo davvero “fottuti da tempo”?

    Ora metto un piccolo post pieno di link per diffondere come la stessa problematica viene discussa anche in un altro ambito.

  23. gugl ha detto:

    se scrivi “politicamente” mi dai ragione (cfr. commento 3), ma siccome sono un gentiluomo ti assecondo, ti seguo, m’inchino ed esco :-)

    ciao!!!

  24. untitled io ha detto:

    Ma ‘ndo vai, gugl, resta qui! Parliamo del rapporto tra poesia e web per esempio.
    C’è tantissima poesia in web. Ma guarda un po’: proprio i poeti hanno preso, da subito, l’abitudine di “usare” la rete invece che “essere” la rete. I blog dei poeti sono, quasi sempre, piccole sillogi a rotolo. Le riviste di poesia online sono l’esatta copia delle riviste di poesia cartacee. E poi: se un poeta ha pubblicato un libro o più libri, tende a usare il blog come piccolo sito promozionale E BASTA. Orrore in aggiungere, i blog dei poeti (compreso il tuo) hanno quasi sempre un curriculum in cima al blogroll :(
    Ora tu dici che la tua esperienza è problematica – ma ti riferisci al fatto che persone come te che si sono sempre interessate alla poesia (lo so perché ti conosco e ti stimo da prima) non hanno ancora trovato nella rete quello straordinario mezzo di aggregazione e di promozione che si aspettavano di trovare. Ecco la natura delle difficoltà che hai TU. Qui parlavo, invece, di un problema diverso: andare nel mondo CON QUESTO NOSTRO LINGUAGGIO e farci capire. Tu mi dirai (come tutti, dicono): traducetelo. E però non è questione di forma, ma di sostanza.
    Niente cfr., o anzi meglio: cfr. tutto quello che ho detto prima, e poi nel tempo, e dappertutto, e quello che han detto gli altri, e poi la musica che gira intorno, ecc.

  25. gugl ha detto:

    untitled, non capisco quale sia il linguaggio di cui parli. “questo nostro linguaggio” che cos’ha id differente dal linguaggio che parliamo di solito?

    comunque il mio blog parla della poesia degli altri, in genere. il curriculum serve perché a volte anche gli specchietti per le allodole fanno il loro dovere. comuqne, siccome anche senza insistere troppo, mi hai fatto un complimento, ti ringrazio. però vedi? tu mi conosci per nome, io no. E’ questo il linguaggio che dici: quello del nascondersi dietro una pagina web?

  26. untitled io ha detto:

    “questo nostro linguaggio” consiste, per esempio, nel fatto che a margine di tutti questi discorsi mi sia venuto in mente, all’improvviso, di narrare di una giornata passata in un paesino straniero. Consiste nel fatto che con quella narrazione (fatta oggi per il blog, non certo tirata fuori da un cassetto) sto cercando di dare, a mio modo, una lettura del mio presente, e insieme del presente di moltissime persone che non hanno, al mondo, alcuna visibilità. Consiste nel fatto, infine, che i lettori di blog più allenati leggono la mia narrazione esattamente in quel modo. E d’altra parte, per quale motivo mai faremmo poesia? e a cosa servirebbe la narrazione?
    Io mi ostino a parlare OBLIQUO e a firmarmi untitled io. Cosa ti cambia coscermi? cosa ti cambierebbe sapere che GIA’ mi conosci? perché non riesci a leggere le mie parole, perché non basta, perché non ti è sufficiente?
    Non ti sto accusando di nulla, ci mancherebbe. Ma questa nostra piccola conversazione è un esempio di incomunicabilità fra due piani. Io parlo italiano EPPURE non parlo italiano – mettiamola così.
    Con scoramento

  27. morbìn ha detto:

    “E’ possibile modificare la situazione?”

    mi pare molto difficile. ci vuole molta creatività e pragmaticità assieme. e tempo libero o tempo pagato per fare queste cose…

  28. gugl ha detto:

    A Io (obliquo): no lo scoramento, no! semplicemente si parlava con la necessaria deriva, come piace a te. io in verità sono per la precisione, ma chiaro che la natura del blog non lo consente perché, per me, il commento del blog è una sorta di mordi e fuggi. Infatti asdesso devo andare, però chiaro che mi piacerebbe sapere chi sei, ma può darsi che sia un mio vezzo. però prima di andare ti dico una cosa che abbiam oin comune. anch’io sono stato in montenegro e mi è piaciuto :-)

  29. untitled io ha detto:

    in questo momento, per dire, sono ancora ossessionata da una questione: il problema della permanenza di cose come “un semplice commento”. Esco pazza a pensare a certi commenti che sono meglio dei post soprastanti, commenti lunghi che ci son volute due ore per organizzarne senso e forma, commenti che hanno contribuito a fare (di volta il volta) il punto della situazione. Sto anche lavorando, per conto mio, per trovare il modo di riportare a galla certi contributi “estemporanei” del passato, lasciati in forma di commento. Perché estemporaneo non sempre significa alla cazzo. Questo cambio di prospettiva, questo cambio di gerarchia (post “pensato” e quindi sovrastante, di valore SEMPRE maggiore rispetto a commento “non pensato”, e quindi sottostante, potenzialmente trascurabile al fine di un eventuale allestimento di archivio) potrebbe essere fondamentale: se i commenti avessero maggiore stabilità, rifletto, forse li si farebbe certamente con maggiore attenzione e cura, e non solo per lasciare un segno, un bacino, una cagatina qua e là.
    E per quanto riguarda l’attenzione, tanto per ricordare un dato che mi ha colpito e che è passato inosservato: dalla ricerca di DiarioAperto (alla quale ho partecipato a suo tempo, rispondendo alle numerose domande del sondaggio), risultava che i blogger che commentano “solo se pensano di avere qualcosa di interessante da dire” sono in maggioranza donne. Quella risposta (scrivo solo se ho qualcosa di interessante da aggiungere) denota presunzione? o denota invece diligenza da brave scolare (destinate quindi a essere “gregarie”)? Sono ancora qui che me lo chiedo…

  30. caracaterina ha detto:

    La faccio facile anche se non lo è, e poi vado di fretta:
    – i commentoni dei bravi scolari possono diventare post, se il professore li riprende e li legge ad alta voce in classe. un sacco di bravi postatori lo fa e si va avanti per gemmazione
    – ci sono i dispositivi tecnici per indicizzare i commenti

    Questo per dire che il problema, se è tale, non è tanto la mancata visibilità dei commenti ma l’altissima mortalità delle parole in rete.

  31. gugl ha detto:

    avete ragione ci sono ottimi commenti in giro (tanto femminili quanto maschili), moltissimi nei siti di poesia, ma non sono estemporanei: due ore per farli significa progetto, cultura eccetera. salvarli è un dovere del gestore del blog. io lo faccio, spesso, anche quando ne trovo di validi negli altri blog. dunque: stiamo dicendo la stessa cosa?

    un caro saluto
    dall’ioterzapersona, gugl

  32. morbìn ha detto:

    @ untitled io:
    “le donne commentano di più (sui blog) quando hanno qualcosa di interessante da dire”. credo dipenda dal fatto che la comunicazione sui blog e sui commenti viene concepita molto di più come interazione che come luogo in cui si testa e afferma la propria credibilità e autorevolezza sociale. in media le donne, per quello che si riesce a interpretare quei dati di diarioaperto, sono più spigliate e si fanno meno problemi a pubblicare dei testi o a rispondere con dei commenti a altri testi. non sono sicuro che voglia dire che sono più gregarie. è una differenza e bon ah.

    sui commenti e i post che si perdono. io tento di indicizzarli e salvarli con del.icio.us cioè col servizio che sta su http://del.icio.us e ti permette di salvare link in quantità archiviandoli tramite l’associazione dei link a delle parole che ti permettono di dargli significato e raggrupparli. più facile di quanto sembri, è un bel servizio e lo si usa in un attimo

  33. gugl ha detto:

    @ Morbin: vuoi dire che se io mi iscrivo al sito, poi posso archiviare l’intero mio blog?

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