Fior di cappero

Mentre uscivo a guancia gonfia dal dentista (che fortuna che ho avuto, a farmi scoppiare una gengiva proprio la mattina del suo rientro dalle ferie, così ho ottenuto la mia diagnosi di ascesso, la mia terapia antibiotica e la mia prospettiva di chirurgia odontoiatrica da esborso milionario), sono andata a comprarmelo, che l’avevo visto all’andata da Sommariva. Condivido con questo signor  fiorista di qui la passione per le piante di cappero che già anni fa aveva promesso di estirpare per me dal muraglione che sta a fianco della sopraelevata, in fondo laggiù. Poi non se ne fece più niente, forse non è abbastanza alpinista, forse è solo semplicemente invecchiato per certe avventure d’erbaggio. Non so neppure ricordare se in tutto questo tempo abbia mai più messo in vendita qualche vasetto. Certo io non l’avevo mai più comprato. Mi son chinata da sola e in silenzio fuori dalla vetrina, sul plateau che conteneva in tutto sei vasi. Ho scelto con cura, mettendo per terra la borsa e i sacchetti della piccola spesa, la pianta meno appariscente ma che mi sembrava promettere di più. Me l’ha venduto a caro prezzo, son difficili – dice- da moltiplicare in cattività, questi vengono da Albenga. Capirai, vecchio pescecane d’un commerciante! Ma ho pagato senza tirare che già non sono capace e poi avevo un mal di denti da compensare. E un muro caldo contro cui appoggiare.

Stamattina il primo nuovo si è aperto.

Non è mica poi solo questo, quello che volevo dire. Ma ho ancora un pochino di febbre, la rete è grande e persino – nostàlghia – ancora un po’ litigiosa, la lingua italiana scritta sempre troppo dannunziana per farci un post in queste condizioni. E il presente sembra un’autostrada attraversata da troppe traiettorie che vanno veloci a km annuali. Mi sono concentrata sul cappero perchè è vivo, silenzioso e ossimorico. Cresce nel secco e persino nel zettu (da pronunciare con una zeta dolce e la “e” aperta), nei calcinacci di risulta, dove fa un putiferio di frecce selvatiche e spinose e flessibili e dure, mettendo al mondo la delicatezza dei fiori e l’acidulo dei frutti. L’importante è il terreno drenato, senza ristagni.

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8 risposte a Fior di cappero

  1. Mitì ha detto:

    Le piante di cappero sono splendide (hanno un unico difetto: attirano battaglioni di formiche, quindi bisogna metterle lontano da porte/finestre casalinghe). Appena ti passerà il mal di denti, ti insegnerò a fare la mia salsina capperesca, che rifugge le ratélle e stimola la concordia.
    Bacìn.

  2. pessimesempio ha detto:

    L’importante è il terreno senza ristagni.

  3. chiara ha detto:

    non so se ci hai provato (io per anni) ma far nascere una pianta di cappero dal seme e’ difficile, assai. Dicono – lo dice una vecchia di pescia, pistoia – che un metodo pero’ esiste: si mette un cappero (frutto) dentro un fico secco, si incastra il fico col suo segreto nella crepa di un muro e si aspetta. Insomma, servono un muro crepato e una dolcezza un po’ sfatta, per la vita di un cappero, per i suoi fiori viola. forse non solo per i capperi. ciao, chiara

    • cris ha detto:

      Tale metodo è una vera sciocchezza, elevata a credenza popolare; una delle poche destituite di qualsiasi fondamento. E’più probabile così facendo che nasca un fico piuttosto che un cappero (anche i fichi selvatici amano molto i muri)! Se vuoi inseminare i capperi con alta probabilità di successo occorre soltanto che ti procuri i frutti maturi del cappero che sono una sorta di cetriolini, detti cucunci, che a maturazione passano dal verde ad un colore violaceo-rossiccio. Se ne trovano abbondanti da Luglio a Settembre nei luoghi dove i capperi non vengono raccolti (vecchi muri a sostegno di terrapieni o vecchie muraglie di fortificazione e bastioni di fortezze e castelli). Senza spezzarli (contengono una polpa vischiosa ed appiccicosa e tanti semi) si appoggiano nei buchi del muro che si vuole colonizzare e con le dita o con un bastoncino si spingono dentro più in fondo che si può; non importa se si spiaccicano, anzi è proprio la loro grande viscosità che terrà i semi fermi per tutto il tempo che occorre alla germinazione.
      Potrai vedere le piccole piantine l’anno successivo in tarda primavera.

  4. caracaterina ha detto:

    Il metodo della vecchia di pescia è un’allegoria così perfetta, chiara, che l’ho letto senza fiato.
    Lo Zen e l’arte di coltivare i capperi.

  5. grazia ha detto:

    nel mio blog c’è un quesito per te, g***

  6. caracaterina ha detto:

    Oh, capperi!
    Grazia, ho visto il tuo quesito ma non so mica rispondere, sai.
    A romanzi con l’amore dentro ci posso anche pensare ma “romanzi d’amore” non ne ho mica mai letti ;)

  7. grazia ha detto:

    grazie per il tuo prezioso contributo con l’abbraccio di grazia

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