Contrincanto

La bella addormentata nel bosco e il gioco delle belle statuine non mi sono mai piaciuti, neppure da bambina.

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13 risposte a Contrincanto

  1. untitled io ha detto:

    Se le belle statuine fossero adeguatamente illuminate, se sapessero almeno star ferme con la forza che ci vuole. Io per esempio il 6 agosto vado a vedere questo:
    http://malatheatre.wordpress.com/2006/07/01/la-conversione-di-un-cavallo/
    (al casteldeimondi festival, cioè qui sotto casa, http://www.casteldeimondi.it). Così finisce la mia “vacanza”, in mezzo al teatro, cercando di rifarmi uno sguardo più ingenuo e emozionato – poi torno al web.

  2. pessimesempio ha detto:

    Quello “alle belle statuine siete pronte signorine”? Poi c’era anche “E’ arrivato l’ambasciatore, oilì oilì oilera”: forse preferivi questo?

  3. caracaterina ha detto:

    Che vi devo dire? Stamattina, prima di andare a lavorare, m’è venuta in testa e nei polpastrelli questa “cosa” non pensata. Sognata, forse. Sono due figure di blocco, di paralisi, per me. Anche i tableux vivants non mi appassionano, anche se visti a teatro, forse… Neanche le statue umane per strada: spesso hanno bambini, intorno, io non ci sarei stata, penso.
    Mi ricordo anche certe immagini alla tivvù in bianco e nero: erano i mondiali di ciclismo su pista e questi stavano in surplace. Ecco, lì non mi piaceva affatto, era sgradevole ma c’era tensione, forza, appunto, e ne ero incuriosita, si può sapere perchè cavolo non facevano girare quelle ruote? Eddài, muovetevi, dài! Che sollievo quando succedeva.
    Infatti, poi, mi piaceva bandiera, il momento in cui si sfidava l’altro e si facevano le finte: il massimo di immobilità che riuscivo a tollerare in un umano. Se si parla di animali che fanno i mimetici, invece, è un’altra faccenda.
    Sai, pessimesempio, che al gioco dell’ambasciatore non ho mai giocato e non so proprio come si fa? Tanto che mi hai fatto ricordare che confondevo l’ambasciatore col bastimento. Non so che età avessi quando imparai che “ambasciatore” e “bastimento” non sono la stessa cosa.

  4. untitled io ha detto:

    quest’ultima cosa (ambasciatore=bastimento) è preoccupante assai…

  5. untitled io ha detto:

    eh, però: ti ricordi di quella volta che, per giocare, assegnasti a ciascuna di noi tre untitled un preciso tipo di perversione, basandoti esclusivamente sul nostro modo di relazionarci con gli altri in rete? beh: se non vado errata, a proposito di te stessa parlasti di “tendenza bondage” :)

  6. caracaterina ha detto:

    Che c’è di strano? Ambasciatore e bastimento son mica cose di tutti i giorni, sono esotiche, lontane. Una bambina di pochi anni che ne sa? Che ne sa delle relazioni convenzionali fra le parole e le cose? Quello che sa è che arriva sempre, comunque, qualche cosa che non si sa cos’è.
    E anche adesso che son vecchietta, sulla relazione fra tendenza bondage e questo post cos’è arrivato? Io no, non ci sono arrivata. Mi si illumini, deh, che oggi sto proprio al buio…

  7. caracaterina ha detto:

    Pessimesempio, a proposito dell’ambasciatore su gugle mi dice di una filastrocca, non di un gioco. Com’è la faccenda? Non mi ricordavo nemmeno che fosse una canzone di Gigliola Cinquetti.

  8. caracaterina ha detto:

    Ah beh, untss. Venendo di là da te qualche lucina si è accesa :)

  9. Mitì ha detto:

    No, scusi, signora Bella Addormentata. Ma l’ha detto al Principe F.Suo? ;-D**** (scheeeerzo. Che qui, causa Truppe Cammellate e altre amenità, o si scherza o si schiatta)
    :-*

  10. untitled io ha detto:

    mitì mi spieghi una cosa una volta per tutte? che significa quella faccetta con l’asterisco che fai sempre?

  11. caracaterina ha detto:

    Unts, dài, togliti quegli scholls bagnati e scivolosi e vieni di là, che te ‘o spiego io.

  12. pessimesempio ha detto:

    Gigliola Cinquetti non me ne ricordo proprio. L’ambasciatore oilì oilì oilera era, sì, una filastrocca – io ero piccolina e mi sa che questo ricordo è di me che da una panchina guardo/ non guardo le altre poche che in mezzo alla piazza polverosa intorno ad una povera fontana, in due schiere una di fronte all’altra si avvicinano e allontanano a vicenda recitando alternativamente le strofe della filastrocca e inchinandosi l’una schiera di fronte all’altra. Un capolavoro diplomatico, insomma, un inno al settecento e alle sue trinoline, nella mia memoria. Tant’è che mi è rimasto un feeling strano e altrimenti inspiegabile con tutto ciò che riguarda, appunto, questo secolo.

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