Co-letture

Siccome è successo anche a me di incantarmi sospesa nel bel mezzo di qualcosa (non davanti all’edicola, però) per leggere Rumiz quest’anno, e siccome ho meticolosamente strappato tutte le pagine delle 27 puntate sul giornale e le ho messe da parte nell’illusione di rileggerle un giorno, mi ha fatto estremamente piacere trovare questo. E il link lo metto per esteso, pure:

http://www.webgol.it/2007/08/28/allinseguimento-di-annibale-lultima-puntata-del-reportage-di-rumiz/#comments

[Un piacere di cui avevo bisogno soprattutto oggi, giornata bigia, e pure triste,  in cui rimando di fare conti che pure mi farebbe bene fare]

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2 risposte a Co-letture

  1. Guido Ruzzier ha detto:

    Adesso, c’è anche questa (che a Rumiz è piaciuta) per le giornate tristi e bigie:

    RUMIZ ANTE PORTAS

    Lassù, in groppa all’elefante,
    Rumiz P. ne ha fatte tante:
    ha incantato i baldi alpini
    con i classici latini,
    poi, con passo svelto, elastico
    e furor toponomastico
    è partito, incontenibile,
    sul cammin che fu d’Annibale.
    A Sulkì, tonno e Kanai
    come i veri buongustai
    ingerisce, in compagnia
    d’un che sa d’archeologia
    per aver da lui l’immagine
    di che cosa fu Cartagine.
    (Dove poi, giacché gli garba,
    si fa radere la barba).
    Poi fa un salto a Cartagena,
    ed è buffa qui la scena:
    un tassista che va a cento
    gli sottrae l’orientamento.
    Voi giammai no ‘l crederest:
    vede il sol che scende a Est!
    Indi sal su per l’Iberia
    e la cosa si fa seria:
    alla festa di Ripoll
    trova pecore ed agnell,
    di moriscos ce n’è tanti,
    ma non tracce d’elefanti.
    E, passati i Pirenei,
    non finiscono i suoi guai:
    nelle fauci quasi casca
    dell’orrifica Tarasca
    che, in version più o meno identica,
    vive in tutta l’area celtica.
    Ma Polibio e il café au lait
    gli fan dir: “C’è Lui con me!”
    e lo insegue sui tornanti
    tra ipotetici elefanti.
    (Per quei lampi nel diaframma
    forse avrà gridato: “Mamma!”).
    Dalla cima, fino a Cuneo
    ratto va, senz’infortunio,
    a sentir la bella bionda
    che gli spiega ch’è leggenda
    il passaggio d’Annibal
    proprio là, tra quelle val:
    nulla Cuneo ebbe a che far
    col servizio militar!
    Poscia corre dai Taurini
    a giuocar coi soldatini,
    per veder se quella nebbia
    che travisa il fiume Trebbia
    si schiarisce un po’ e lo lascia
    liberarsi dall’ambascia
    di non esser proprio in grado
    di capir dov’era il guado
    dove accadde la battaglia,
    tra le stoppie e la sterpaglia,
    lì, nei campi maledetti
    che i Roman vider sconfitti.
    Finché un tal che fa il geologo,
    con un lucido monologo,
    non gli spiega: “È lunga fiata
    che la Trebbia s’è spostata!”,
    indicandogli col dito
    un terren ben definito,
    e nel mentre il giorno cade
    fa: “Lì ci trovi zanne, e spade!”
    Rumiz P., di poca fede,
    a ‘ste fole poco crede
    e con garbo senza ugual
    chiede lumi ad… Annibàl!
    (Che, a scansare lazzi e frizzi,
    or si chiama Gianni Brizzi).
    E lo assume come guida
    per la strada alquanto infida
    che li porta all’Arno tosco
    nel cercare il duce losco,
    ed al Lago Trasimeno
    sempre di misteri pieno:
    là Flaminio, nell’agguato,
    soccombè, decapitato.
    Poscia scendono in Campania
    per sfuggire dalla pania
    della storia (O forse è un mito?
    Il dibattito è infinito)
    e raggiungere poi Canne
    dove – sto contando a spanne –
    ne morîr sessantamila
    (li pensate, tutti in fila?)
    ed il prode condottiere
    tenne a freno le sue schiere
    non sfruttando la vittoria
    (è un mistero della storia).
    Per il panico i Romani
    fecer sacrifici umani,
    mentre Annibale, pudico,
    si grattava l’ombelico
    dal solstizio all’equinozio
    stando a Capua, casto, in ozio.
    Rumiz P. ci resta meno:
    quasi affoga nel Tirreno
    per fiondarsi a Siracusa
    d’Archimede con la scusa
    e, seduto sulla riva,
    sbocconcella qualche oliva.
    Riede a Capua, il nostro eroe
    (lo fareste pure voi)
    per studiar su carte e mappe
    quali furono le tappe
    per cui giunse, e da che parte,
    fin di Roma sulle porte
    dei Cartaginesi il capo
    (ecco un vero grattacapo).
    Già che c’è, tra funghi e piante,
    va a veder Pietrabbondante
    Rumiz P., e un po’ divaga
    col racconto, che ci appaga,
    dei romani legionari,
    fantaccini senza pari,
    che tagliâr – senti un po’ questa! –
    ad Asdrubale la testa
    sul Metauro. E pel fratello
    non fu certo un segno bello.
    In Calabria va girando
    Rumiz P. qua e là, narrando
    di quei Brettii che una mano
    voller dare all’africano
    e perciò ben triste sorte
    ebber, peggio che la morte.
    (La question meridionale
    lui la spiega – eccezionale! –
    coi soprusi dei potenti,
    fin da allor, su quelle genti).
    Ci racconta dei Numidi
    che, lasciati i nostri lidi
    imbarcandosi a Crotone,
    affrontarono Scipione;
    e ci svela pur la trama
    della pugna in quel di Zama.
    Del gran leader lui ci spiega,
    con la scienza che niun nega,
    come eletto fu sufeta,
    per fuggir più tardi a Creta.
    Parte poi per Artaxata
    che in Armenia fu fondata
    per trovare della storia
    pure lì qualche memoria.
    Mangia yogurt e formaggio
    d’un pastore nell’alpeggio,
    e con lui beve Arenì,
    un buon vin che fanno lì.
    Ma di Marmara sul Mare
    sente di dover andare:
    la sensibil sua vibrissa
    or gli ingiunge: “Va’ a Libyssa,
    dove Annibale il Numida
    di velen morì suicida!”
    Ammirato il monumento,
    lui potrìa dirsi contento,
    dopo aver lette e tradotte
    le iscrizioni poliglotte
    che Kemal vi fece apporre
    lì, di Gebze tra le forre,
    però vuol vedere ancora
    una tomba. E assai l’accora
    ritrovar quella di Scipio
    (con il qual ebbe principio
    l’avventura qui narrata)
    tra i rifiuti abbandonata.
    Quel che ho scritto, qui lo giuro,
    come lapide sul muro
    è realtà, non è fandonia:
    l’hanno detto al Bagno Ausonia.

    Guido Ruzzier
    Milano, 26-28 agosto 2007

  2. caracaterina ha detto:

    Epico! Come un fantastico teatrino dei pupi :)
    Vien voglia di parlare in rima e andarsene a cena al ritmo d’ottonari.

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