Passa la bellezza

La bellezza si chiama Celestina e Celestina è una nave. 

“Guarda! Guarda che si vede pure l’ombrellone!” La casa è piccolina ma guarderò meglio la prossima volta. E’ difficile fermare lo sguardo su un punto preciso quando tutta la costa ti passa davanti.

Domani la cercherò dal mio affaccio sul canale di calma, fra la pista e la diga.

Si meraviglia, il capitano, del successo. Ma non lo sa  quanto siamo innamorati. 

 Tanto da innamorare. Si meraviglia pure che la gente non protesti se non c’è posto e dopo la coda non possa più salire. Ma non lo sa che Zena stessa è una nave lunga e che conosciamo la disciplina di bordo.  Del bordo la riga stretta. Che lo sappiamo di stare appesi a una costa ripida,  penzolanti fra una sartia di trinchetto e una corda ferrata inchiodata a una cengia.  Se vivi già fra le assi chiodate del Monte e del Molo non puoi non averlo, il senso della misura, del calcolo tracciato sulla linea dell’onda. Altro non resta che passare in bellezza, a testa alta in rassegna.

Sorrido illuminata in questa tratta che sa di gita.  Ci porterò quelli a cui tengo.  Da qui il lavoro da fare e quello già fatto sembrano opere attente e non sanno di dannazione neppure il carbone nè la vecchia carretta. Il rimorchiatore è arancione e ha la pancia, la guardia costiera saluta tutta bianca, la vecchia lancetta rientra con calma e non invidia il panfilo targato paradiso fiscale.  Qui il mondo è diviso in un solo modo: fra chi sa stare in mare e chi no.  Fra chi non perde l’equilibrio e chi cade nel vuoto, fra chi resiste al risucchio conoscendone il rischio e chi si fa inghiottire. Semplicemente morale.

La gente guarda, si alza in piedi, solleva i bambini. Addita, riconosce, insegna. Per una volta i pargoli non sembrano neppure i pestiferi bimbi italiani che tutto il mondo ci teme. E non fanno neppure ooohh, ma parlano piano, di fantasie e di luci, fanno domande. I genitori rispondono piano, tenendoli stretti.

Ad uno  ad uno saliamo e scendiamo col tempo che ci vuole, fra gli equadoregni abbracciati a ombrelloni da sole più alti di loro.

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5 risposte a Passa la bellezza

  1. parergon ha detto:

    la fortuna – smisurata – di abitare una città che si affaccia sul mare…

  2. caracaterina ha detto:

    Di “questa” città sul mare, parergon, di “questa” … ;))

  3. parergon ha detto:

    già – la ricordo appena, genova /
    la prima volta da bambina, sconvolta dall’ammasso verticale di costruzioni e dalle strade che correvano sospese tra i palazzi, subito dopo dimentica e incantata di fronte alla vetrina di un negozio del centro che esponeva orsi bianchi in peluche alti come persone…/ successivamente a correre con un’amica tra i caruggi e poi al sole su una spiaggia che firmò di petrolio il mio grande asciugamano immacolato / conservo ancora una foto da qualche parte, vestita maschile, in una caletta deserta con dei fogli in mano, forse una lettera, chissà – pensierosa e quasi malinconica ma ancora straordinariamente giovane, attonita di fronte alle innumerevoli convivenze e contraddizioni della tua città che non danno tregua al pensiero, nemmeno a quello più pigro…

  4. fratturemultiple ha detto:

    mi trovo con piacere qui. Grazie

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