Filtri

Pensavo a come salvarmi, stamattina. Serbarmi, riserbarmi.  Pensavo alla rete come a un filtro, una garza. Un po’ rete da trapezista, però, e  un po’ strofinaccio,  in cui da piccola sgocciolavo l’insalata con le scosse del braccino, con colpi secchi di polso. Nel panno grezzo a trame larghe ci strizzavo la zucca cotta, anche, prima che arrivassero le dita forti di mia madre. Pensavo che non ho voglia di ricominciare tutto daccapo, sempre,  e riprendere sempre gli stessi discorsi, non è proprio per questo che sono entrata  in rete.

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E pensavo che certe novità  dovrebbero invecchiare un po’, prima di nascere, dovrebbero bollire, sfogliarsi, tentare salti mortali e cadere di sotto, lanciare tiri liberi nella rete del cesto e della porta,  e poi , solo poi.  Pensavo a questi nostri nidi di parole.

All’improvviso pensavo a questo   signore. Nella foto stanno le  torri del pensiero. Chi può dire se non è un po’ anche perchè ho guardato qui? Dell’artista non ricordavo il nome, l’ho cercato sul retro delle cartoline. Me ne sono rimaste undici. Ne ho spedita solo una.

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