Sine usura. Q.b.

Lavori silenziosi.  Lunghi come fili intrecciati come sciarpe lunghe. Riordini, riprese. Uno scaffale nuovo che basta leggere i dorsi e il mondo si mostra nei suoi intrichi ma senza confusione: dal divano si infilano i titoli non più accatastati e mi basta. Basta, basta. Basta un filo per attraversare il folto, l’intreccio, le svolte. Pensavo a mio padre, stanotte prima di addormentarmi. E’ per la sua vecchiezza che lo faccio, per il suo bastone e per la vaghezza del suo vagare e del suo stare ancora. Allunga il passo contro ogni interesse, ogni giorno il filo si consuma. Per questo lo faccio. Rinnovo il rocchetto. Srotolo. Non serve vedere. Il silenzio di un filo scritto, questo basta. Ho rivisto quel film, te ne parlai quando ancora ci conoscevano in silenzio, ricordi? Ci siamo stretti le mani, ieri, guardandolo, guardandoci come il giorno del matrimonio.  Oggi toccherà alla massa dei fogli sparsi.  Infilerò le buste, cerco l’ordine dell’alfabeto, della riga.  E ancora. Un catalogo può bastare, un elenco che si allunga basta,  a conoscere solamente attraversando.   Un filo (un film?) teso attraverso la vacanza. Se ci fosse il sole mi stenderei parallela alla terra. Oppure alle onde. Che altro ancora? Q.b.

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