“Ma in un certo senso questa non è che una tregua”

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No, non la metterò su anobii, la mia copia. Già non ci avrei messo più niente, in quella scaffalatura da supermercato, ma questa è pure senza ISBN.  Dice: Questo volume è stato impresso nel mese di ottobre dell’anno 1981 – Cles (TN)  – Eh, i tipografi, ad esempio: e dire che ce li voleva mettere, nel clic – e come farebbe la Mondadori senza i tipografi di Cles? Io non lo so, ad esempio, chi siano costoro. Ho cercato su google e mi chiedo: chi è che stampa per Mondadori? La Tipografia Ceschi di Mirco e Fabrizio Ceschi sas di via Guglielmo Marconi 96? O la Tipografia Quaresima di Giuseppe Quaresima EC SNC, di via Marco da Cles 10? Non credo, però, cosa sono, costoro? L’indotto?   R.: L’Alto Garda è il polo d’eccellenza della produzione cartaria, che presenta stabilimenti anche a Villa Lagarina e Condino. Le cartiere sono generalmente grandi aziende. La grafica, la stampa e la cartotecnica sono diffuse un po’ ovunque, in particolare lungo l’asta dell’Adige. Si tratta di aziende mediamente più piccole, salvo alcuni casi come la Mondadori e la Diatec di Cles. 

Ah, ecco (grazie google) : Mondadori Printing S.P.A., Stabilimento N.S.M. di Cles, TN.  L’ho trovato nel sito dove ha scritto  un traduttore di Douglas Coupland (cliccato in pieno).  E poi uno dice: ci vado in vacanza, a Cles. Vado in gita sul lago di Santa Giustina. E il Trentino e le Dolomiti, e oh oh, l’estate! E poi, guardo il sito del comune di Cles e leggo una cosa rara: servizio spazzacamini, leggo. E mi sembra buffo e invece è del tutto logico ma è la prima volta che leggo una cosa del genere nel sito di un comune, d’altronde, mi dico, quanti siti di comuni di montagna hai mai guardato fino ad ora?  Uhm, ma insomma, dove sto andando a parare?  Ovvero, una cerca su google le tipografie di Cles e vede che c’è anche la Tipografia Borghesi srl, in via Delle Scuole 15, ma non risulta da nessuna parte la Nuova Stampa Mondadori di Cles.  Perchè?  Domanda oziosa. E’ così che funziona il clic?  A proposito: a qualcuno si apre il collegamento al pdf dei bilanci Mondadori del 2004 che, trovato in rete, ho linkato lì sopra? A me no e ho cliccato (sic) al buio.

Comunque sia, la mia copia di Berlin Alexanderplatz , così vecchia da non avere ISBN,  non è di Mondadori ma è un’edizione Club del Libro  (che volete farci, avevo vent’anni e mi arpionarono coi prezzi bassi) su licenza della Rizzoli Editore.  La Rizzoli l’ha poi rieditato nel ’98 e ancora, in edizione economicissima come dev’essere stata la mia, nel 2005 .   Venticinque anni di scaffale, si è fatto ‘sto volume rilegato con sovracopertina color fumodisigaretta. Il taglio delle pagine è tutto macchiato e in foto Alfred Doeblin è proprio brutto. Non so proprio cosa mi ha impedito di leggerlo fino ad oggi ma dev’essere stata una sorta di sospetto, una paura di sconvolgimento.  Ma adesso so che posso dire anch’io, come dice Genna che disse Fassbinder :“Senza Berlin Alexanderplatz la mia vita sarebbe stata diversa. E peggiore”.

Leggo e rido, sono ancora al secondo “libro”  dei nove totali, e rido. Della miseria, della tragedia, degli uomini ridicoli. Rido dello scavo, della voragine e dell’asfalto che li copre. Rido della scrittura. Rido di entusiasmo. Rido di un Qohelet in versione comica.

“Non che io mi sia pentito o che mi senta in colpa, bisogna accomodarsi con la realtà ed anche con se stessi. Non si deve fare il grande con la propria sorte. Io sono nemico del fato. Non sono greco io, sono berlinese. Ma perchè lascia freddare questo buon tè?”

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2 risposte a “Ma in un certo senso questa non è che una tregua”

  1. pessimesempio ha detto:

    Ci credo che sei gelosa di una copertina così. Già, le copertine vecchie, che meraviglia. E qui trovo anche una prima risposta alla domanda che ti ho fatto sul blog, sotto il tuo commento (anche se lì parlavo di scrittori di oggi)

  2. caracaterina ha detto:

    Oh, pessimesempio, magari fosse questa la mia edizione! L’ho rubata alla FischerVerlage (www.fischerverlage.de), l’editrice originale del romanzo di Doeblin (non ho l’Umlaut sulla tastiera così vado per dittonghi), ed è illustrata da Georg Salter, illustre illustratore dell’età di Weimar. (Per notizie su Salter: http://www.wellesley.edu)
    Vado a leggere cosa mi hai risposto.

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