Assedio

Non è bello parlare di paura qui, nello studio. E nemmeno in salotto o in piedi nei corridoi, davanti alla macchinetta del caffè dove si sfiorano le conversazioni. Non è carino, non è educato, non è bon ton. Non è nè glamour nè funky. Non luccicano le tazzine col dovuto brillantante sollevate con unghie di smalto laccato nè lampeggiano le canne dei fucili dell’aggressività da intrattenimento, corredata dal brillìo delle gocce di calmante, dal furore fulgente del sangue che, se proprio, è solo mestruale, se altrui odora dello stucco di parole in posa.  Qui ci sta solo una paura piccola e piccoloborghese, persino un po’ valligiana, di quel provincialismo da vicinato che non sa di metropoli e di mondo ma solamente di sbarrette alle persiane, di una porticina apribile da un bimbo portato dai parenti a fare apprendistato. Non ci sono nemmeno galline, qui, da rubare, nessun insaporimento rurale, solo notizie di un incendio di motorini da vicinato, il furto di attrezzerie da bricocenter e un cordoncino nero appoggiato sul cancello del giardino da qualcuno che dev’essere arrivato lì per forza apposta e non può essere passato per caso. 

Il cane nero è un poco inquieto ma, d’altronde, i gatti sono malati oppure in caccia, crescono a dismisura le belledinotte, costruiscono di straforo i loro nidi i pungiglioni ed è stato abbattuto un fico. Restano, dentro casa, portaombrelli di zinco, vecchie macchine da cucire di ghisa che possono rompere le ossa dei piedi e assi da stiro messe aperte di traverso alle finestre.  Cerco il rumore ma non è un bene. Ma il silenzio è un pharmakon di cui ho bisogno per il troppo parlare e ascoltare diurni. Di notte, però, accoglie scricchiolii e borborigmi spaventosi nonchè il vento che scuote gli ombrelloni.

Ho persino pensato di dormire in macchina, di fuori, con un occhio solo e sperando di guardare non vista.  Invece girerò tutte le chiavette che possiedo, metterò a gambe all’aria le sedie,  cercherò di ingrandire il silenzio a coprire ogni più piccolo rumore, compreso il mio respiro.  Se deve accadere, meglio che non senta. Se deve accadere, meglio che io senta, invece, e parli. Molto forte. Non so. Non è per niente bello parlare di paura.

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8 risposte a Assedio

  1. petarda ha detto:

    ma… è vero? ti ho letto ieri sera tardissimo e non ho lasciato un commento, devo dirti però che mi sono immedesimata parecchio e quindi inquietata…
    se non è vero, te possino, e comunque bravillima.
    (???)

  2. caracaterina ha detto:

    mannaggia, se è vero ! sgrunt!

  3. Nostalgia ha detto:

    Ma la paura c’è ed è accompagnata dall’angoscia di non essere in grado di far fronte al pericolo. Paura di fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato: reagire ad uno scippo, intervenire per sedare una lite, prendere le difese di chi sta subendo un sopruso, una violenza, aprire gli occhi mentre qualcuno ti sta entrando in camera, non capire la gravità di un malore, non essere in grado di prestare i primi soccorsi….Paura di non essere presi sul serio, in fondo tutti i bambini hanno paura del buio, sarà stato uno scherzo, can che abbaia non morde,è un po’ strano ma è una brava persona, questa è una zona tranquilla, non è mai stato notato nulla che facesse presupporre che…….finché non accade.

  4. Giorga ha detto:

    Non è bello parlare di paura. Non è bello avere paura. Spero che sia passata

  5. Giorgia ha detto:

    Mancava la i ;-)

  6. petarda ha detto:

    dunque è vero… aiuto. ma è ancora così o è migliorata la situazione? non c’è qualcuno che possa farti compagnia?

    ot, ho visto che hai un tumblerino (mi ricorda il toblerone) anche tu, ora vado a visitarlo!

  7. caracaterina ha detto:

    Oggi dovrebbe arrivare un fabbro. Si potenzino le difese! (La situazione è stazionaria. “La vita è molto pericolosa, Vossignoria”, diceva Riobaldo nel Grande sertao di Guimaraes Rosa)

  8. PlacidaSignora ha detto:

    Quale fico, quello davanti? Sei andata a vedere nel negozio che ti ho detto? Ne parliamo in settimana (prima parte del trasloco martedì). Intanto mi iscrivo al tuo tumblr ;-*

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