Tracce, I suppose

Sto continuando a tenere un blogroll soggettivo e senza gerarchie estrinseche, se non quella dell’ordine alfabetico che è voluta da wordpress e che mi costringe a piccole ed approssimative invenzioni per creare qualche gruppo, o groppo, necessario a non rendere totalmente indistinta e confusa la lettura.

Sto continuando a postare sotto categorie bizzarre, condivisibili solamente con chi potesse leggere a lungo nel tempo e con una certa immaginazione.

Sto continuando a non essere tracciabile.

Mi sto chiedendo da chi o da che cosa, veramente,  mi stia nascondendo.

Mi ricordo la prima volta che “vidi” internet, nel secolo scorso.  E ne ricordo poco, tant’è vero che non so più nemmeno se si chiamava già così. Non ero mai stata in un grattacielo (parola grossa, che vale solo perchè abito dove abito) e tanto meno in un posto dove le pareti erano di vetro e non si potevano aprire le finestre.  Una combinazione di trasparenza dentro/fuori – non viceversa – e di chiusura che, sommata, alle vertigini, mi procurò un accenno di euforico malessere. E poi il collegamento, qualche arcaico motore di ricerca in anglo e sassone, l’idea di lanciare voci nello spazio. Pronto, Houston? Abbiamo un problema.  Uscii con gli occhi della mente fissi sopra un triangolo, quello, tutto giallo, in cui, nel catechismo di bambina, stava inscritto l’occhio di dio.  Ecco, mi sembrava di essere stata messa sotto quell’occhio, abconditus, sconosciuto e minaccioso.  Che l’occhio di dio, un dio molto terreno, in camicia o in t-shirt, al fresco nella sua aria condizionata, e che parlava inglese, se voleva, potesse seguire le mie tracce e sorprendermi, non mi piacque per nulla.  Era il web 0.0, ma non lo sapevo.

Qualche tempo dopo decisi che, se lui guardava me, beh, anch’io potevo guardare lui, occhi negli occhi, scrittura nella scrittura.  E dio smise di essere tale per diventare solo il web. Divenni parte di un panopticon fatto solo di parole e credetti nella parola,  anche se non è logos, anche se non è dio.  Era semplicemente uno che proiettava la sua ombra.  Era il web 1.0, ma non lo sapevo.

Adesso il web 2.0, così consapevole di sè da essere nato con un nome che nessuno ignora.  Che ha una faccia e si mostra alla luce, ignorando, lui sì, le ombre.  Rivendicando le tracce, individuando i segni, etichettando ogni nuova specie come un esploratore inglese nell’Africa ottocentesca. Tutti Livingstone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, tutti Stanley alla ricerca di Livingstone. 

Come si chiamavano i portatori negri?

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13 risposte a Tracce, I suppose

  1. pessimesempio ha detto:

    Stile Carboneria, I suppose.

  2. untitled io ha detto:

    Fra ieri sera e stamattina ho messo 108 libri nella libreria di aNobii. Ce li ho messi perché è un bel gioco, come lavorare a maglia. Ma ci ho messo un bel lucchetto sopra, se cerchi untitled io scoprirai che non ho neanche un libro. Veramente quando entro io i libri li vedo, però siccome non ho annotato la data di fine lettura di ciascun libro, A ME STESSA risulta che quest’anno non ho letto neanche un libro – ovvero: sono intracciabile anche per me stessa. E se cerco qualche tag che mi raduni i libri a gruppi, ho slo cose tipo seconda mensola blu, mensola studio, cucina, cioè nessuna catalogazione che possa essere utile a chicchessia.
    Ma maaaaa…. ma c’è qualche utilità, anna, nel rendere visibile la propria libreria, ma maaaaa… c’è qualche gradevolezza, anna, e qualche spirito comunitario, anna, nel mettere in comune, nell’essere trasparenti, nel…
    Oh sì. Oh certo che mi sento una bestia. Ma ricordo ancora, quindici anni fa, uno sconosciuto (un amico di amici, un imbucato insomma, si chiamava così), che dopo essersi aggirato non invitato per la mia casa, e dopo aver dato una scorsa alla mia libreria, mi disse felice e con tono antipaticissimo: ah beh, HO CAPITO IL GENERE. Io mentalmente gli dissi fuori da questa casa – per fortuna non ebbi bisogno di dirglielo davvero, perché non tornò mai più (evidentemente non ero IL SUO GENERE).
    Vedi mi sono messa a parlare di aNobii (che è così bello, così leggero e chiaro, così comme-il-faut, così culturale, cosìì internazionale) e non di twitter e non di blogbabel e non di referrers etc. Perché la filosofia del web 2.0 è tutta una cosa sociale e e internazionale e de sinistra, e di persone curiose e coltivate e sociali, piene di libri e di opinioni. Noi tutti vogliamo sentirci, di tanto in tanto, curiosi culturali e sociali. Quidi ci vestiamo bene. Spolveriamo i libri. Specie quelli in altre lingue, o vecchi e introvabili. Li TRACCIAMO, aiutiamo democraticamente aNobii a metterli a disposizione del prossimo nostro. Etc.
    Poi IO ci metto un bel lucchetto sopra. Pensa te.
    Ho da dire molto su questo argomento, e proprio a partire dai libri e da aNobii, ti avviso. Per adesso mi fermo spontaneamente (poi nel caso fermatemi voi).

  3. untitled io ha detto:

    …no anzi continuo adesso. Mi sono accorta, digitando isbn là dentro, che quasi di ogni libro che immmettevo mi era capitato di parlare, AGLI ALTRI, a tanti semisconosciuti, in sette anni di rete. Io in rete i libri li raccontavo, li mostravo, dicevo di quanto, che ne so, mi facessero spavento, o allegria, li mettevo in relazione a una faccia, a un avvenimento, ai miei malanni, alla mia memoria, al mio futuro, a quello che vedevo fuori dalla finestra. Allora, devo confessare, una all’inizio di quest’anno mi era venuto in mente di catalogare quel tipo di tracce lì. Che non erano recensioni, né quarte. Spesso la mia nota bibliografica era qualcosa del tipo: un libro giallo con “civetta” nel titolo, di un certo paul nommiricordochi. Però del libro parlavo, avevo urgenza di parlare, e me ne fregavo della tracciabilità, quello che mi importava era parlare di quel libro (e di me con quel libro), non renderlo DISPONIBILE. E pure c’era chi si metteva alla caccia. Per poi trovare in quel libro, non quello che ci avevo visto io, ma altre cose, spesso diversissime, e soprendersi. Era un gioco confusionario, ma funzionava così per me (cioè: da me e verso di me, nei due sensi insomma). Ed era quanto di meglio potessi desiderare – anche se poi all’occorrenza, non vi credete, so ben stilare una bibliografia corretta, con tutte le virgole e i corsivi e le prime e le quinte edizioni al posto giusto. Questo lo dico perché siamo nel web 2.0, e a dire queste cose che dico io si passa per pisquani (oltre che per antidemocratici, autoreferenziali, e quant’altro).
    OK mi rifermo.

  4. untitled io ha detto:

    Insomma sono incazzata come dopo una lunga sessione di maglia.

  5. pessimesempio ha detto:

    A questa storia delle tracce ci ho pensato anche io varie volte. All’inizio l’ho fatto perchè non ci ho ragionato su neanche un attimo: c’erano le categorie, perchè mai non avrei dovuto utilizzarle? In realtà non sapevo neanche a cosa potessero servire. Poi ho capito a cosa potevano servire: a far trovare agli altri quello che scrivevo. Il che è un’arma a taglio triplo: da una parte, quando inizi, specie se inizi per piacere tuo, senza che nessuno sappia il tuo nome nel mondo, ti fa anche piacere che qualcuno che cerca POESIA passi da casa tua che quel giorno avevi proprio voglia di scambiare due chiacchiere su questa cosa qui. Piacere effimero, direi, che si esaurisce nel giro di qualche settimana. L’altro taglio è che ti va di mettere in mezzo le cose che sai e che scrivi, le tue idee e osservazioni, ma soprattutto perchè ti sembra bello FARE RETE, essere tu a farla, mettendo in relazione quello che in rete trovi, anche se è poca cosa rispetto al mare magnum che c’è in giro. L’ultimo taglio è che però così ti senti un po’ banale.
    Quanto a aNobii, che pure ho praticato anche io, mi pare una grossa bufala e un lavoro troppo poco creativo per valere la pena di perderci tutto quel tempo. Già faccio catalogazione a scuola per la biblioteca, figuriamoci se posso mettermi a fare un lavoro così certosino in rete. Non riesco a vederne l’utilità, né per me né per gli altri.
    Però poi questa storia delle tags mi intriga, come pure quella del blogroll, un po’ perchè mi piace un relativo disordine sotto il cielo e tutte queste filze così belle allineate mi danno sui nervi ogni tanto, un po’ perché ancora non ho trovato il centro di gravità permanente e mai lo troverò, spero, un po’ perchè ogni tanto darsi alla macchia o fare la Primula Rossa è proprio bello.

  6. caracaterina ha detto:

    “…bello. Ma è arte?” Oddio, no. Non voglio sollevare questioni di estetica. Non adesso, non qui. E’ che proprio ieri sera ho visto per la prima volta F for Fake di Welles e c’è questo tormentone qui. Insieme a molto, mooolto altro, che c’entra con questi discorsi che stiamo facendo. Non posso/voglio riassumere ma c’è la sequenza in cui Orson con barba e mantellone parla della cattedrale di Chartres, ad esempio. Senza un autore che l’abbia firmata.
    Ma mi viene in mente anche l’ultimo post di Genna, ad esempio. E il fatto che parla di “postura” e della retorica come di una costruzione psichica. Vabbeh, andatevelo a leggere. Io me lo voglio rileggere e pensarci bene.
    E poi, all’opposto, c’è la tracciabilità e quella biblioteca di aNobii che irrita così tanto chi ha un rapporto non “sociale” (socievole?) con le parole. Anna ci ha messo un lucchetto. Io ci ho messo 13 libri che mi sembra la fotina che ho sulla patente. Credete che sia quella lì?
    Tutta questa trasparenza è di un’opacità impenetrabile. Tranne che per una dimensione, importantissima: quella del potere.
    Lo vedete che abbiamo parlato di esploratori inglesi, ma si intende colonialisti, di Carboneria, di Primule rosse e di rendere DISPONIBILE? Di poteri e di conflitti. di vinti e di vincitori.
    Allora: se si parla di potere il discorso si fa grosso. E non unidimensionale. Anzi si complica.
    Per questo adesso non lo faccio che devo andare a cenare.

  7. bri ha detto:

    alla fine, credo che aNobii serva ad un’indagine di mercato.
    vedere cosa si legge, per lo più.
    Magari orientare le prossime scelte editoriali.

    Magari farti scoprire libri sconosciuti.
    Ma non è meglio entrare in una libreria?
    parlarne con amici?

    Ma… è uno strumento ADATTO?

    Poi, certo, ognuno ci mette qualcosa di suo.
    A me è venuta voglia, postando man mano, di ricordare, nel tempo, cosa ho letto e quanto mi è rimasto di quei libri.
    però bastava una sbirciata nella mia biblioteca.
    però bastava parlarne con gli amici che me ne hanno prestati alcuni,
    bastava…
    Mi piaceva l’idea di poter parlare di libri, ma ho visto che non si parla molto di libri, o lo si fa in modo sintetico, affrettato. vengono chiesti consigli, si scoprono affinità
    (e allora?) ma che altro? e…poi?
    Credo che la sbornia stia passando.
    anzi è già passata.
    ubriaca di che, poi?
    Forse è un sito in costruzione,forse ci sarà altro, tra un po’, ma a parte il divertimento iniziale, (non so neppure io perchè), non so più a che cosa MI serva.
    forse MI E’ servito a ricordare quanti libri ho dimenticato nel tempo.
    e magari a mettermi a rileggerli.
    Non ne farei una grande questione, sinceramente.
    Ma, nello stesso tempo, mi accorgo che mettere in comune la propria libreria, renderla pubblica, diventa, quasi, un atto impudico.
    mah!

  8. demetrio ha detto:

    io non ho ancora capito cosa è anobii.

    non è un modo semplice per catalogare i propri libri?

    non è semplicemente questo?
    certe volte dico, penso immagino diamo allo strumento una profondità che non possiede.

    io un tempo avevo un documento di word dove avevo annotato i libri della libreria, poi ho smesso.

    io se mai mi decidessi ad usare anobii lo farei allo stesso modo. né più e né meno.

    forse in un certo senso io sono *insensibile* a tutta una serie di *ricadute* che questi strumenti hanno nella vita quotidiana.

    d.

  9. pessimesempio ha detto:

    Perchè, non c’è più il potere?

  10. caracaterina ha detto:

    @pessimesempio: come sarebbe? come potrebbe complicarsi la faccenda e farsi grande grande se il potere non ci fosse? come potrebbe essere che il potere non fosse? (!)
    @demetrio (e anche @bri, fra le righe): e se mancassimo, come cultura, di una sorta di coscienza civico-tecnologica?

    (domande, domande, senza risposta. anche se un’idea ce l’avrei ma sono a scuola. e non posso. uffi!)

  11. bri ha detto:

    può darsi caterina.
    In effetti la condivisione appassiona,e il web, si sa.
    ma è troppo poco, io vorrei discussioni accalorate, scontri…
    Accapigliarsi per un libro.
    Innamorarsi di un libro.
    ecco, così
    Per ora l’ambiente mi sembra moscio, asettico (o ascetico?)
    magari comincio io.
    eheh…

  12. pessimesempio ha detto:

    Giugenna stavolta lo trovo arduo assai, tranne la fine. Ci soffermeremo su quella. Tanto, tempo a sfare, qui da noi.

  13. bri ha detto:

    sono arrivata a 300 e passa libri-atti/impudichi?
    anobii mi coinvolge un po’ meno, ho cominciato a relazionarmi un po’ con gli altri, piccoli passi, cauti.
    untitled, da lei, (non so fare il link, ma quando rimetti i commentiiii?) parla di questo limite, fraglia, trasparenza che è il nostro stare in rete.
    l’esporsi e il ritrarsi.
    verità e racconto
    E’ un tema che mi preme molto perchè è sempre stato IL PROBLEMA
    una volta, una di voi mi ha detto, capisco di te più dai commenti che dai post.
    E allora smetto.
    ;))

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