Festa prima degli esami

Facendo tutti i misteriosi e gli entusiasti,  ci hanno dato appuntamento al Porto Antico dove, all’ora prevista, di loro non c’era naturalmente nessuno. Un SMS alla collega d’inglese (sempre lei) si scusava gentile per il ritardo e assicurava che stavano in arrivo.

Ancora una breve attesa finchè per la piazza del Porto, per fortuna semivuota, non si è diffusa con l’altoparlante la voce del comandante della motonave Lanterna che, con professionale cordialità, si dichiarava lieta di invitare a bordo gli insegnanti della quinta A. E’ stato allora che sul ponte si è schierata in parata la classe, in camicia bianca e pantaloni o gonnelle a vita bassa.

Insomma, è finita che questo battello affittato a ore ci ha portato in giro per la costa fino a mezzanotte. E, fin qui, sarebbe stata solo una sorpresa “carina”, come dicono, ma non certo una vera festa come quella che invece ci hanno fatto. Perchè a bordo i ragazzi avevano issato una montagna di cibo e, praticamente, ci hanno messo all’ingrasso e tenuto in ostaggio, obbligandoci – con la braveria e la gentilezza delle soubrettine e degli showboys – ad esibirci al karaoke, a sopportare interrogazioni-quiz ciascuno su materie che non erano le sue (sono stata presa in castagna su quanto tempo ci si impiega a raggiungere il centro della galassia viaggiando alla velocità della luce) e a sottoporci alle relative penitenze, comminate comunque, anche a interrogazioni brillantemente superate.

Fra loro c’è gente che canta, recita e balla benissimo (eccerto, è una generazione mediasettizzata) e ci guidavano nelle nostre goffaggini adulte con la disinvoltura dei dj, dei divetti da MTV e degli animatori da campeggio che hanno segnato le loro vacanze fin da quando erano bimbetti.

Insomma: frizzi lazzi risate e cotillons, tutto quanto che più nazionalpopolare non si può. Mancavano solo Totti e Gattuso, chè i telefonini ovviamente ci stavano e l’arbitro pure (uno dei ragazzi, professionista). Ma è stata la loro divertita e divertente vendetta. Il loro metterci all’angolo. Spalle al muro come deve accadere ad ogni bravo allenatore. Quel ponte di motonave è stato il loro ring, il loro dojo, e il mare al qua della diga (chè fuori, l’altra sera, si ballava davvero, e non è una metafora ma invece lo è) il campo aperto del loro saggio d’armi di fine scuola. Perchè non ci sarà più una fine d’anno scolastico per loro. Per tutti loro, si spera.

E’ vero, nella vita di questi ragazzi c’è il film con Vaporidis che funziona da faro, ma che colpa ne hanno se non sono la generazione di Fragole e sangue o di Zabriskie Point? Che poi, vero… Intanto, nella colonna sonora della Notte prima ecc che ci hanno dedicato col testo modificato all’uopo, chi scrive qui era paragonata a Clizia e, mentre i colleghi di matematica e scienze mi chiedevano “ma chi è?”, io mi guardavo le unghie e me le lucidavo alzando gli occhi alle nuvole e ai gabbiani.

Ci siamo divertiti tutti quanti un sacco a questa carnascialata, in questa sera di mondo a rovescio che segna il loro passaggio di mondo. 

C’è ancora un esame di mezzo, sudori, mal di pancia, balbettii e occhi dolci nel tentativo di chiedere aiuto, ma, seppure per gioco, ci hanno dimostrato che sono in grado di guidare la danza anche quando non sarà possibile trasformarla in spettacolo. Che sono adatti a questo ambiente per cui noi siamo giustamente vecchi. E che lo sono grazie alla tivù e alle lezioni di fisica, grazie a Scamarcio e a Montale. Non è poco come a volte può sembrare. E, comunque, è quel che è.

Ah, al karaoke in coppia da loro abbinata ci facevano scegliere una canzone “dei nostri tempi”: io e quella di filosofia abbiamo incendiato la piazza cantando a squarciagola Non sòno una signòra – ùna con tutte stelle nella vita… Non sòno una signòra – ma ùna per cui la guérra non è mài finìta… 

 

Così va la vita.

 

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14 risposte a Festa prima degli esami

  1. Effe ha detto:

    ebbene, è un bel simbolo, questa nave che va, che lascia il cantiere e il porto, e toglie gli ormeggi, e cazza la randa e molla il pappafico, e si prepara a nuove rotte.
    Se non vi siete commossi nemmeno un po’, se non avete acquisito un’inutile fiducia nel futuro, v’incenerisca allora il cielo

  2. petarda ha detto:

    dopo questa lettura mi sento tutta riconfortata :)

  3. caracaterina ha detto:

    Effe, petarda: altrochè,siamo ancora tutti umidi, corpo di mille bombarde!

    (e comunque, sì: questa storiella è così zeppa di simboli che sembra presa di peso dalle pagine di un manuale di antropologia)

  4. demetrio ha detto:

    infatti secondo me non è accaduto, però è vero.

    d.

  5. pessimesempio ha detto:

    Però, dai, l’idea non era male… E qui da noi dove ci potrebbero organizzare una cena così? nel duomo?

  6. Deli ha detto:

    :) è come se questo racconto contraddicesse quello di qualche tempo fa, non trovi?

  7. caracaterina ha detto:

    Dem, potrebbe essere anche così: è accaduto, però è finto (non falso). Nel senso che una festa è sempre una messinscena teatrale. Stavolta è venuta “catartica”(?! ;))
    Deli: contraddittorio, anche, per certi aspetti, e comunque coesistente. Ogni situazione contiene in sè molte parti. E, comunque, quello che dicevo in quel post è che il teacher non è solo tanto rispetto ai ragazzi, quanto piuttosto, insieme ai ragazzi, rispetto ad altre categorie di adulti. Se c’è un minimo di convergenza fra chi è nato prima, i risultati, parziali, parcellizzati, transitori, si vedono.
    Pessimesempio: a Firenze (è lì che abiti, mi sembra, o sbaglio?) è il duomo il vostro “limite”?
    Ho pensato spessissimo che Genova è una città geograficamente fortunata: ha due confini naturali, davanti e dietro. Qui il senso del limite è nelle cose e ti educa ad essere prudente (maniman…) ma ti obbliga anche a superarli, i limiti. Ti invita anche a sognare, fosse pure in modo strabico. Qui saldezza, solidità (di scoglio, di roccia, di ciottolo) e fluidità del mondo liquido convivono per ovvi motivi, anche sul piano sociale. Come su una nave, la mancanza di spazio obbliga a una convivenza costruttiva, se vuoi viaggiare. Magari a denti stretti e mugugnando. La scuola dei poeti liguri e quella dei comici genovesi, da Govi a Bizzarri ne sono un buon esempio sul piano culturale. Credo che anche questo (e molto altro) faccia da contraltare alla disgregazione e all’anomia, da una generazione all’altra.

  8. Effe ha detto:

    in effetti sembra un capitolo apocrifo di Cuore (o un episodio espunto della recente fiction sulla Montessori. A proposito, voi che metodo applicate, signo’?)
    Mi mordo le mani, adesso, a non aver avuto la stessa idea nei tempi giurassici della fin di liceo.
    Una bella nave.
    In secca, per ragioni idrografiche.
    Una nave nel bel mezzo di un parcheggio asfaltato e deserto e canicolare.
    Un’Arca.
    Ecco, anche voi siete stati un’arca, e anche questo è un bel simbolo di esperienze da salvare [ora, non mi faccia la pignola, pazienza chi fu farfalla, chi unicorno e chi invece minollo (“I minolli? Già ci stanno”, La Smorfia, cit.)]

  9. pessimesempio ha detto:

    Diciamo il campanile di Giotto: si sa a Firenze siamo un po’ ambiziosi, il limite è verso l’alto. :-)

  10. pessimesempio ha detto:

    Ma io non sono indigena, comunque, anche se inquilina da più di vent’anni.

  11. uto88 ha detto:

    io sono uno di quei ragazzi cresciuti -purtroppo- associando la maturità ai film di brizzi e ai fantasmi di venditti. secondo me la maturità non è più uguale, ho scritto molto sul mio blog, noi maturandi di oggi non siamo più affiatati come lo erano i nostri genitori all’epoca. siamo così vogliosi di vivere una storia assurda e irreale alla brizzimaniera che non ci accorgiamo di quanto siano diverse le nostre storie. le canzoni e il cinema vogliono farci vedere qualcosa che non c’è e noi siamo così distratti da lasciarci sfuggire tutto di mano…

  12. Giorgia ha detto:

    Vorre delle testimonianze video-audio della tua bertèesibizione ;-))

  13. caracaterina ha detto:

    Ciao utottotto. Affiatati? Ma quello è un film, una rappresentazione consolatoria e paracula. Il fatto che piaccia a molti, però, non dipende solo da questo. La stessa cosa vale per Moccia. Non sono fenomeni da liquidare con rammarico /0 un’alzata di spalle e basta. Almeno da parte di quelli come me. Beh, adesso anch’io ti “conosco di nominata” ;)
    Giorgia, le testimonianze multimediali ci stanno ma spero di non essere finita su youtube per via di qualche cellulare di troppo. Non per altro: ma a cosa servirebbe un’altra scenetta da “La corrida” nazionalpopolare? Che cosa darebbe in più? Non basta il racconto?
    (e il discorso vale per tutto il web 2.0 e per questa internet tutta televisivizzata)

  14. La Donna Camèl ha detto:

    Bellissimo pezzo, mi sono innumidita pure io. E che manna i rivoli che Petarda spatatascia in giro ;)

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