Effetti collaterali

E’ una settimana che vivo chiusa in un angolo stretto di mondo. Compro il giornale alla mattina alle sette e mezzo e poi lo butto o lo dimentico da qualche parte, intonso.

Così non lo sapevo. Ne ho visto solo gli effetti collaterali, nel pomeriggio tardi, quando mi sono trovata sbarrate le strade solite del mio rientro. Vabbeh, è campagna elettorale ma una camionetta, due pantere e tre furgoni di polizia posteggiati davanti al commissariato del quartiere  si notano e ti chiedi il perchè.  E tutta questa gente che ti blocca l’auto correndo contromano con un’urgenza allarmata e divertita insieme? Ma che diavolo sta succedendo? Uno con quella faccia da Asterix che ha la gente di qui mi fa, con un sorriso d’intesa: “C’è Berlusconi. E siam contenti.” Ah beh, ah sì, sì beh. Sorrido io pure e aspetto tranquilla nell’ingorgo.  Che poi si è sciolto.

Alla sera, per la prima volta in tanti mesi ho guardato in tv la faccia di lei che dal vivo è molto più vecchia che in foto e ho ascoltato le sue chiacchiere. Se c’era qualche cosa che mi tratteneva dall’andare a votare  il tiepido e grigio candidato che ci somministrano, adesso si è sciolto pure quello.

Mi sento come quel ragazzino della leggenda che, in Olanda, ha tappato la falla con un dito.  Quel che s’ha da fare si farà.

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