Il pasto della lucertola

In tanta vita non l’avevo mai vista così. Sempre a bocca chiusa ferma al solito nel sole o in corsa alla fuga. L’ho pensata come pasto a sua volta, e ridotta a cibo l’ho vista. Le ho dato la caccia dietro ai mobili-muraglia, al posto del gatto scioperato.  Ma oggi l’ho sorpresa inattesa a masticare a testa alta: zampine d’insetto di traverso fra le mandibole separate dal vuoto aperto da un corpo, piccoli colpi di gola, le punte di spillo degli occhi ben visibili e fiere. Per il minuto che è durato sono stata invetrata a guardare.  Il profilo da dinosauro da cartone animato, il documentario tivvù era lì, in pelle di smalto e concentrazione indifferente.  Era così attivo quel cibo che la vespa poteva avvicinarsi e zonzonare quasi distratta, connivente.

Mi preparo anch’io alla stagione dei calabroni, fra rami secchi di lavanda e tralci strappati al glicine e alla vite. Fa freddo di nuovo nell’umido del taglio dell’erba. Con l’uomo che viene all’aiuto si parla di punture mortali e di  un cibo di formiche e miele mescolati col riso. Una piccola giornata, cruda.

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3 risposte a Il pasto della lucertola

  1. deli-mel ha detto:

    :-) stare così, nei giorni assolati … :-)

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