La prima volta a Torino

ciliegie1.jpg

Che poi io me lo immagino il Lingotto come deve essere stato. Li vedo ancora adesso gli operai che c’erano e quando tu hai detto  “che caldo!” e “l’hanno alzata oggi l’aria condizionata per fortuna”, ho guardato in alto, verso il soffitto putrellato al di sopra delle paratie della luce e ho pensato a tutto il caldo e a tutto il freddo che avevano, in fila dentro alla catena (e ho sempre davanti agli occhi il vuoto che si è aperto nell’orizzonte, adesso che uno dei gasometri non c’è più – lo so che è un’altra la città di cui dico, un’altra fabbrica  ma, sapete com’è, anzi com’era, operai di tutto il mondo eccetera, e la manutenzione di un monumento di archeologia industriale costa più che il Colosseo, certo, e fra un po’ abbatteranno anche l’altro, di gasometro, e a me dispiace, però, davvero lo lascerei lì, se fossi l’assessore). Insomma, il Lingotto, dicevo, lui, è cambiato in tutto e adesso ci si difende dal caldo e dal freddo ma, per fortuna, ci si possono ancora comprare le ciliegie mentre si va a lavorare, perchè ci deve pur essere stato un fruttivendolo, lì intorno, aperto giusto all’ora di un qualche turno. Il vino no, quello se lo saranno portati da casa. E le ciliegie, allora, saranno state in un cartoccio, mentre io, che non ci pensavo proprio a comprarle e volevo i croccantini che gli umani sgranocchiano adesso, un po’ fetenti, all’happy hour, me le sono trovate davanti inscatolate nella plastica sagomata, la prima cosa che ho visto appena entrata col carrello alla PAM. E allora ho guardato ben bene, quali fossero le più sane, rigirando le scatole una ad una, perchè la prima volta alla Fiera e tutti quanti noi valevamo bene una primizia. Rossa.

Andavo a lavorare, dicevo, con i miei sacchetti carichi di vino, pane, frutta e patate, tutto diverso da allora eppure tutto uguale, e anche se camminavo accanto, adesso, ad un hotel  a 4 stelle, lungo lungo verso l’entrata grande grande, avevo a sinistra quelle case coi balconcini stretti e i tendoni verdi stesi davanti agli infissi in alluminio anodizzato, le verande a difesa del basilico e forse anche di qualche pomodoro. Qualcuno deve averli avuti senz’altro nei vasi. E, a maggio, fino a giugno, giù di sotto, dal fruttivendolo, le ciliegie.

E’ così che abbiamo festeggiato il lavoro dei loro racconti, tutti insieme con chi li aveva ascoltati, nella pausa dopo l’una.

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8 risposte a La prima volta a Torino

  1. Effe ha detto:

    sì che c’era, il carrettino con la frutta e la verdura, appostato ai cancelli del Lingotto e di Mirafiori all’uscita del turno del mattino, per una spesa di poche parole e poche lire, Me l’hai portate le ciliegie?, Le posto domani, quelle buone, quelle di collina, Portamele, sì, quelle rosse e sode come le nostre di giù, al paese, al sud, ma portamele presto, portale domani, che poi a San Giovanni non si possono mangiare più.

  2. Pingback: Alessandra Galetta May 2007

  3. pessimesempio ha detto:

    Intanto ben tornata. Poi più approfondito intervento, tempo (non atmosferico) permettendo.

  4. barbara68 ha detto:

    bella la foto! una vivente e ridente primizia nell’artificiosità degli allestimenti, un bel simbolo.

  5. PlacidaSignora ha detto:

    Ho visto le foto dello stand. Elegante, raffinato, “diverso”. E poi anche il servizio al TG rai dell’una. Fierissima di voi. :-*****

  6. parergon ha detto:

    bella la foto / sanguigna / un saluto / PAR3RG0N

  7. petarda ha detto:

    il prossimo litcamp, se in coincidenza con la fiera del libro, ricordati di spendere il bonus “stecchino corto”… :)

  8. melpunk ha detto:

    che bello rivedere le imamgini di ciò che ho visto al salone. che poi oggi si chiama fiera, del libro. che strana impressione rivedere le cose che mi si sono manifestate in tutta la loro piacevole evidenza. attraverso le immagini, che strano
    saluti
    mel

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