Codina lunga … lunga lunga lunga lungaaa …

Passando di qui, sono arrivata qua. Siccome è un po’ che per motivi vari giro intorno a questa faccenda, oggi, proprio oggi che vedo tutto questo silenzio, metto giù chiara chiara la fonte:

A persistent theme among people writing about the social aspects of weblogging is to note (and usually lament) the rise of an A-list, a small set of webloggers
who account for a majority of the traffic in the weblog world […] Prior to recent theoretical work on social networks, the usual explanations invoked individual behaviors: some members of the community had sold out, the spirit of the early days was being diluted by the newcomers, et cetera. We now
know that these explanations are wrong, or at least beside the point.   What matters is this: Diversity plus freedom of choice creates inequality, and the greater the diversity, the more extreme the inequality. […]  In systems where many people are free to choose between many options, a small subset of the whole will get a disproportionate amount of traffic (or attention,
or income), even if no members of the system actively work towards such an outcome. […] The very act of choosing, spread widely enough and
freely enough, creates a power law distribution
. […]

Once a power law distribution exists, it can take on a certain amount of homeostasis, the tendency of a system to retain its form even against external pressures. Is the weblog world such a system? Are there people who are as
talented or deserving as the current stars, but who are not getting anything like the traffic? Doubtless. Will this problem get worse in the future? Yes.
Though there are more new bloggers and more new readers every day, most of the new readers are adding to the traffic of the top few blogs, while most new blogs
are getting below average traffic, a gap that will grow as the weblog world does.  It’s not impossible to launch a good new blog and become widely read, but it’s harder than it was last year, and it will be harder still next  year.  At some point (probably one we’ve already passed), weblog technology will be seen as a platform for so many forms of publishing, filtering, aggregation, and syndication that blogging will stop referring to any particularly coherent activity. The term ‘blog’ will fall into the middle distance, as ‘home page’ and ‘portal’ have   […]  This will happen when head and tail of the power law distribution become so different that we can’t think of J. Random Blogger and Glenn Reynolds of Instapundit as doing the same thing.  At the head will be webloggers who join in the mainstream media […] Meanwhile, the long tail of weblogs with few readers will become conversational.  […]  In between blogs-as-mainstream-media and blogs-as-dinner-conversation will be Blogging Classic, blogs published by one or a few people, for a moderately-sized audience, with whom the authors have a relatively engaged relationship. Because
of the continuing growth of the weblog world, more blogs in the future will follow this pattern than today. However, these blogs will be in the minority for both traffic (dwarfed by the mainstream media blogs) and overall number of blogs (outnumbered by the conversational blogs.) […]
The relatively egalitarian distribution of readers in the early years had nothing to do with the nature of weblogs or webloggers. There just
weren’t enough blogs to have really unequal distributions
. Now there are.

Nel 2003, l’anno di questo articolo, io avevo da poco aperto un blog. E ho verificato subito che formavo uno di questi grafici a coda lunga – continuo a formarlo – fra i miei stessi compagni di viaggio. Fra i siti che stanno nel blogroll qui a fianco, quelli aggregati nei feed e i preferiti elencati nel mio disk alla vecchia maniera, sono (purtroppo) una stretta minoranza quelli che leggo regolarissimamente, tutti gli altri sono – siamo – una coda lunga.  E sottile.  La cosa non mi  piace affatto, come molte altre, del resto, incistate nella realtà.

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7 risposte a Codina lunga … lunga lunga lunga lungaaa …

  1. Floria ha detto:

    Sai che uno dei motivi per cui avevo sospeso il blog era appunto questo? Dopodiché mi mancava troppo la mia codina sottile. E ho deciso che di tutte queste sagge considerazioni non me ne fregava niente. E sono tornata in pista. Con minori pretese (tanto ho perso il treno per diventare famosa con il blog) e tanto più divertimento

  2. caracaterina ha detto:

    Sai, Floria, il problema (la realtà incistata :)) non è affatto una questione di fama che lascio volentieri a Pulsatilla. E’ che in questa codina ci si disperde e non ci si intercetta, non ci si incontra, se non sempre fra gli stessi (negando il concetto di rete) oppure per caso (e vabbè). Gli aggregatori, le autostrade dei tag sono pieni di segnaletica, di tracciamenti, ma in realtà non ci si incontra lo stesso, si fluisce tutti intruppati come sugli svincoli autostradali, appunto, con le loro code.

  3. pessimesempio ha detto:

    Non so l’inglese ( e questo tra l’altro mi taglia fuori da tutta una serie di navigazioni e consultazioni) mi piacerebbe impararlo ma mi sa che è-troppo-tardi-ormai. Vabbuò, questa è un’altra storia, riflettevo tra me e me. Però anche se non ho capito niente di quello che c’è scritto nel tuo post, credo di aver colto il succo e capisco il problema. Ti risponderei volentieri: è la rete, baby, ma sarebbe eludere la questione. Anche io a modo mio l’avevo posta, quando avevo sollevato il discorso di una possibilità di lavoro collettivo. Ma la cosa poi è rimasta molto vaga e in effetti lo è anche per me. Da una parte credo che sia difficile conciliare un luogo a così forte caratterizzazione personale come un blog, dall’altra mi rendo conto che spesso gli argomenti di cui si parla nei blog che leggo sono gli stessi e questo potrebbe voler indicare una dispersione di energie notevole. Però è anche segno di vivacità, di posizioni diverse. Io lavoro molto al mio blog, devo dire,ne consulto e leggo solo alcuni altri e infatti la mia coda è piuttosto breve, direi, e da questi spesso parto per qualche incursione in terra straniera, tornando a volte a mani vuote, altri con un discreto bottino, che metto da una parte. Alcune terre le rivisito, altre me le segno sulla mappa per non dimenticarle. All’inizio la solitudine mi pesava, adesso c’ho fatto l’abitudine e mi piace parlare con gli altri così come sto facendo adesso. In definitiva non ho risolto il problema, perchè lo vedo troppo legato alla natura dei blog.
    [a proposito di: non so se avete notato ma ogni volta che si scrive blog nel blog lo segna come errore/parola sconosciuta]

  4. caracaterina ha detto:

    Ricordo, pess., quel tuo intervento. Avrei messo volentieri il link ma non sono riuscita a ritrovarlo da te. Era forse un commento? Mi aveva interessato ma poi non ero intervenuta. Sui modi e i tentativi, più o meno riusciti più o meno falliti negli anni, di aggregare discorsi in rete ci sarebbe da fare un libro, e sarebbe un libro in progress. Anche perchè all’aggregazione in rete sono collegati molti altri temi che coinvolgono il senso della scrittura e le questioni dell’identità. Sono temi costanti che si inabissano e riemergono periodicamente. E di cui molti si annoiano, in effetti, perchè preferiscono “fare la rete” piuttosto che starci a riflettere sopra, cosa che, diciamolo, spesso si riduce davvero a una menata. Adesso, per esempio, che la rete tende a diventare sempre più una rete di nomiecognomi (se ne discuteva, di nuovo, per esempio, nel nostro blog editoriale) e di visi e corpi (non mi riferisco solo alle fotine o a youtube ma anche proprio al fattore incontro fisico a gruppi, uno ne farò domani, ad esempio, con lo Zenacamp, poi ci sarà Torino, ma ne riparlerò, forse), adesso, dicevo, a me sembra il caso di riparlarne. Mi accorgo, per esempio, che continuo a provare attrazione, nei blog nuovi in cui vado a curiosare, più per quelli coi nick che con quelli coi nomiecognomi. Io credo, infatti, che per l’aggregazione in rete sia importante l’ombra. Troppa luce e troppa chiarezza tolgono alla rete dei blog il loro potenziale di “discorso”, daranno altri poteri e possibilità, magari, ma, ribadisco, indeboliscono il discorso, che è altro dalla conversazione o dal semplice scambio di opinioni.

  5. pessimesempio ha detto:

    Forse il post che cercavi si intitolava “mettere la firma”, se capisco la natura del discorso a cui accenni.

  6. caracaterina ha detto:

    No, non è quel post lì, di cui volevo mettere il link che però il sistema non mi accetta. Così scrivo, per chi lo vuol ritrovare che è del primo febbraio.

    Il discorso che affronti in quel post è un discorso vecchio, relativamente ai tempi del web, che furoreggiò nel 2004 circa, che non condivido e di cui discutemmo con Scarpa, fra le altre cose, anche all’epoca della nascita della casa editrice.

    Più attinente, è quello di marzo, sul mettere in comune i discorsi perchè, come dicevo più sopra, la coda lunga ha il difetto di disperdere le parole dei singoli.

  7. caracaterina ha detto:

    Il titolo è “uno spazio comune” del 24 marzo

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