Pubblica istruzione

Non voglio descrivere le derive in rete a cui mi sono abbandonata testè (o testé?).  No, niente di porno, almeno nel senso tradizionale che nella mia matura ingenuità  do al concetto e alla pratica, io che sono rimasta a Moana Pozzi e a Rocco Siffredi.  E’ che sono rientrata a casa pensando ai gggiovani. A L., per esempio, anni 21 o giù di lì, che sta tentando per la terza volta di finire la quinta e di fare l’esame, fumo nei polmoni, neve nel cervello e farfalle nello stomaco permettendo – vuole laurearsi in filosofia, dice,  perchè così entrerà nei pompieri, ramo amministrativo. Già.

Insomma: è l’intervallo e un po’ mi sembra di stare dentro all’articolo del Venerdì di questa settimana, quello dove si fotografano nonni e nipoti di Torino tutti quanti iscritti all’ANPI, perchè L. dice a M.: “Domani allora ci venite a mangiare pane e salame a C.?”  “E pecorino e fave”, aggiungo io, pur detestando le fave crude che qui da noi sono l’emblema del 25 aprile e del 1° maggio esattamente come la falce e il martello. “Certo, prof, che è trooooppo bella quell’atmosfera lì!”  E’ forse per questo, in fondo, mi chiedo, che stiamo facendo di tutto per dare continuità alle intermittenze del cerebro di L. ? E invece di cercare di darmi una risposta, passando per chissà per quali vie della memoria involontaria, pur pensando a L. sono rientrata che avevo voglia di rivedere Arcibaldo&Petronilla, che saran stati vent’anni a dir poco che non mi tornavano più in mente. 

Bene. E allora come mai sono finita ad imparare che esistono i  furries

Nulla mi importa della bulimia da rete (come si dice: posso smettere quando voglio).  E’ tutto quello che i ventenni sanno e che io non conosco a sgomentarmi. Talvolta.

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5 risposte a Pubblica istruzione

  1. Giulia ha detto:

    Anch’io me lo chiedo tante volte, ciao Giulia

  2. pessimesempio ha detto:

    Io più che altro mi chiedo quanto lontane e inconciliabili siano le mie e le loro conoscenze. E poi mi dico anche, però – e qui comincian le dolenti note a farmisi sentire- che bene o male io mi sforzo di conoscere anche quello che loro conoscono, che forse rimango un po’ indietro, è vero, però ce la metto tutta, ma non mi par che ci sia da parte loro il medesimo sforzo. E allora mi chiedo: tutto da buttare il mio o perdòno loro perchè non sanno quello che fanno? E se non sanno quello che fanno come farglielo sapere? Per fortuna sono in vacanza ancora per un giorno.

  3. filosoffessa ha detto:

    “tutto quello che i ventenni sanno”, alle volte, è molto poco…

  4. caracaterina ha detto:

    Qui si apre un contenzioso generazionale, di cui l’aspetto scolastico è solo una parte (d’altronde la scuola è solo una parte, relativamente piccola, dei saperi del mondo). A me piacerebbe tanto, se fosse possibile, che qualche gggiovane potesse dire la sua, qui.
    E poi mi colpisce il silenzio degli uomini. Dei maschi, intendo.

  5. Matteo ha detto:

    Mi spiace, sono troppo vecchio per dire la mia.
    Quindi mi rintano nel silenzio dei “maschi”.

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