Papà
Sono due sere che ritaglio le nostre foto. Ho cercato le mani di mio padre. Le mani di mio padre sono mani da lavoro, mani maglio, mani tenaglia, mani morsa. Forti come la sua voce. Era chiamato bacàn, mio padre, all’Italsider, che significa, più o meno, capo urlante. Nel disastro, ho provato persino un moto d’orgoglio quando il volontario della Croce Verde l’ha riconosciuto lui pure come un vecchio capoturno. Se le ricordava bene la sua figura e la sua voce, lui pure che mai ci aveva lavorato insieme, a mio padre.
Che mio padre abbia mani speciali lo so da quando una mia amica, con cui stavamo diventando ragazze da bambine che eravamo state, un giorno me lo raccontò, dell’impressione di grande e di caldo che le avevano fatto un giorno in cui lui, mio padre, l’aveva presa, piccola che era, per la manina. Era vero, avevo riconosciuto la sua grata stupefazione. Infilare la mia mano di bambina in quella di mio padre. Come accoccolarsi tutta intera dentro a un guscio di ovatta calorosa. Un cucciolo dorme così nel maglione vecchio del suo nuovo padroncino.
A mio padre è rimasta solo la mano sinistra con cui aggrapparsi, ed è attraverso la sua mano che adesso gli parlo. Anche con la voce sì, perchè, purtroppo, mi sente. Ma è con la mano che lui prova a parlare. A urlare, persino. Anche perchè deve averci provato a urlare di voce, dev’essere stato quello lo spasimo che oggi mi ha spaventata e perciò sono corsa a cercare il dottore.
E’ per questo, papà, che stasera, quando me ne sono andata, non hai stretto la tua mano intorno alla mia?
Non sono sola, io posso piangere con qualcuno. Ma se penso a mia madre che pensa in silenzio e da sola nel letto grande, se penso a mio padre che lotta in silenzio e da solo nel suo letto elettrico, mi sento sola anch’io, davanti a uno specchio.
Giugno 1, 2008 at 6:05 pm
Oh tesora…:-*************
Giugno 2, 2008 at 12:46 am
Mi hai fatto ricordare le mani del mio papà. Anche le sue erano mani da lavoro con le dita storte per gli infortuni giovanili in fabbrica. Tutte le volte che mi dava la mano mi sentivo felice e protetta . Da vecchio spesso gliele accarezzavo e negli ultimi tempi gli tagliavo le unghie indurite perchè lui non ci riusciva più. Il suo tagliaunghie è sempre con me, nella mia borsa.
Avere qualcuno con cui piangere aiuta, tua madre ha te, tuo padre lotta per voi.
Un abbraccio
Giugno 2, 2008 at 2:34 am
Grazie per aver scritto questo post. Sì grazie perchè mi hai dato la certezza che mio padre è morto solo fisicamente, ma per il resto è qui con me, ciao giò
Giugno 2, 2008 at 3:54 pm
Non sono mai molto brava in queste circostanze. Però son qui. Forza.
Giugno 2, 2008 at 10:43 pm
Un abbraccio forte e una carezza alla mano di tuo padre
Giugno 2, 2008 at 10:53 pm
Ti penso forte.
Clelia
Giugno 2, 2008 at 10:54 pm
Vi ringrazio tantissimo. Ho bisogno di questa vicinanza che è del tutto importante quanto quella fuori.
Oggi è il quarto giorno che resiste, segnando il passo sul posto (sull’orlo) senza andare nè avanti nè indietro. Io invece, ho momenti di cedimento. Ho tanta paura, più di subito.
Non so quanto sarò capace di scrivere qui, e se lo sarò.
Però ogni tanto mi ribello senza accorgermene, e ho voglia di vivere.
Giugno 3, 2008 at 12:24 pm
mi spiace.
(e sento questo tuo dolore, questo tuo sentire, lo sento perché ora io sento l’esatto inverso… speculare, ma proprio per questo lo sento.)
d.
Giugno 3, 2008 at 4:25 pm
Non posso dire altro che “splendido”.
Splendido proprio nel dolore.
(Brava).
Giugno 4, 2008 at 7:29 am
ti abbraccio forte.
e assieme al tuo dolore penso al mio stesso dolore di anni fa e di lui che se n’è andato in punta di piedi, in silenzio.
laura
Giugno 5, 2008 at 11:46 am
Sola non sei perché quella mano, se anche non può stringere la tua, ce l’hai nel cuore. Il suo calore, la sua forza, l’immagine e la sensazione di ovatta calorosa.
Molto di più di quanto altri hanno avuto, nella vita.
E il bacàn, quello che ti riempie il cuore e non solo le braccia e le orecchie.
(lo so, sono parole, ma non per questo sono meno vere)
Sab
Giugno 7, 2008 at 3:57 pm
Un grande abbraccio. Forte forte.
Luglio 3, 2008 at 9:39 pm
ti abbraccio forte, ma pensa a questo. tu porterai sempre con te quelle mani, quella voce. E’ una grande fortuna.
Io ho perso il padre quando avevo cinque anni, ed il mio grande tormento è l’assenza del ricordo
Luglio 9, 2008 at 6:04 pm
Ti sto leggendo mentre certe date si avvicinano e mettono aceto su cicatrici che non si chiudono.
Ho imparato l’anno scorso l’alfabeto dei tremori di una mano, il suo perdere e rilasciare calore, insieme allla rabbia e alla rassegnazione.
E a fianco, a lacerare come garza, ho imparato la paura di mio padre: quella che faceva correre di notte per tenerlo stretto e accarezzato fino la mattina.
Ti abbraccio.
Con dolore.