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	<title>Commenti a: Rospi. Ranocchie. E canarini</title>
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		<title>Di: n/uova &#171; parergon</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1091</link>
		<dc:creator>n/uova &#171; parergon</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 09:51:07 +0000</pubDate>
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		<description>[...]  alcuni appunti mentre leggo il penultimo post sul suo blog, che avevo volutamente trascurato, perché da quando è terminata l’ultima supplenza [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...]  alcuni appunti mentre leggo il penultimo post sul suo blog, che avevo volutamente trascurato, perché da quando è terminata l’ultima supplenza [...]</p>
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		<title>Di: untitled io</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1090</link>
		<dc:creator>untitled io</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 09:15:01 +0000</pubDate>
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		<description>non capisco proprio perché non si possa andare al fondo della questione. Che qualcosa sfugga alla &quot;scuola&quot; non significa fallimento della scuola: significa che ci possono essere spazi dove la scuola non ha né diretta giurisdizione né diretta responsabilità, e che quello che vedi avvenire all&#039;interno della scuola, sebbene sia specchio di ciò che avviene all&#039;interno della società, potrebbe essere uno specchio parziale. Tu questa cosa sembra che non la vuoi accettare, forse perché hai deciso che &quot;scuola&quot; debba essere il tuo unico modo di prender parte alle cose. Poi non so: forse davvero tutto parte da lì, tutto sta scritto lì, e allora nulla può dire un ragionamento &quot;altro&quot; a confronto della tua competenza di campo.
A margine: io non mi ricordo di periodi in cui l&#039;evoluzione della scuola, della società, della famiglia e dell&#039;individuo  andassero in sincronia. Spessissimo un universo non è stato capace di recepire le mutazioni in atto nell&#039;altro, spessissimo si sono interrotti i fenomeni di osmosi fra un sistema e l&#039;altro, e spessissimo la scuola si è trovata a rincorrere gli avvenimenti senza riuscire a rintracciarvi una logica. I luoghi che noi chiamiamo &quot;terzi&quot; stanno a confine tra un universo e l&#039;altro, non sono &quot;istituzioni&quot; ma cinghie di trasmissione. Anche questa discussione qui potrebbe essere un luogo terzo e una cinghia di trasmissione: noi non siamo né tue allieve né tue insegnanti né tue parenti, tu non sei niente di tutto questo per noi, dunque non puoi applicare a questo &quot;campo&quot; le stesse logiche che adotti in classe: devi parlare a noi in modo diverso, devi accettare che ti si parli da un punto di vista leggermente differente, se no come capirsi? come fai a dire che la scuola è luogo &quot;terzo&quot; rispetto a famiglia e scuola? puoi dirlo ai tuoi studenti, che la scuola per loro deve rappresentare il &quot;fuori&quot;, ma la verità è relativa: la scuola per gli studenti è il primo livello del &quot;fuori&quot;, una rappresentazione incompleta  e/o semplificata del fuori - poi c&#039;è, ci sarà altro, e noi dobbiamo augurarci, credo, che sia così, non rammaricarcene. Che dici?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non capisco proprio perché non si possa andare al fondo della questione. Che qualcosa sfugga alla &#8220;scuola&#8221; non significa fallimento della scuola: significa che ci possono essere spazi dove la scuola non ha né diretta giurisdizione né diretta responsabilità, e che quello che vedi avvenire all&#8217;interno della scuola, sebbene sia specchio di ciò che avviene all&#8217;interno della società, potrebbe essere uno specchio parziale. Tu questa cosa sembra che non la vuoi accettare, forse perché hai deciso che &#8220;scuola&#8221; debba essere il tuo unico modo di prender parte alle cose. Poi non so: forse davvero tutto parte da lì, tutto sta scritto lì, e allora nulla può dire un ragionamento &#8220;altro&#8221; a confronto della tua competenza di campo.<br />
A margine: io non mi ricordo di periodi in cui l&#8217;evoluzione della scuola, della società, della famiglia e dell&#8217;individuo  andassero in sincronia. Spessissimo un universo non è stato capace di recepire le mutazioni in atto nell&#8217;altro, spessissimo si sono interrotti i fenomeni di osmosi fra un sistema e l&#8217;altro, e spessissimo la scuola si è trovata a rincorrere gli avvenimenti senza riuscire a rintracciarvi una logica. I luoghi che noi chiamiamo &#8220;terzi&#8221; stanno a confine tra un universo e l&#8217;altro, non sono &#8220;istituzioni&#8221; ma cinghie di trasmissione. Anche questa discussione qui potrebbe essere un luogo terzo e una cinghia di trasmissione: noi non siamo né tue allieve né tue insegnanti né tue parenti, tu non sei niente di tutto questo per noi, dunque non puoi applicare a questo &#8220;campo&#8221; le stesse logiche che adotti in classe: devi parlare a noi in modo diverso, devi accettare che ti si parli da un punto di vista leggermente differente, se no come capirsi? come fai a dire che la scuola è luogo &#8220;terzo&#8221; rispetto a famiglia e scuola? puoi dirlo ai tuoi studenti, che la scuola per loro deve rappresentare il &#8220;fuori&#8221;, ma la verità è relativa: la scuola per gli studenti è il primo livello del &#8220;fuori&#8221;, una rappresentazione incompleta  e/o semplificata del fuori &#8211; poi c&#8217;è, ci sarà altro, e noi dobbiamo augurarci, credo, che sia così, non rammaricarcene. Che dici?</p>
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		<title>Di: deli-mel</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1087</link>
		<dc:creator>deli-mel</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 18:34:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1087</guid>
		<description>Si, UT anch&#039;io ho l&#039;impressione che ne abbiamo già parlato. Ma occorre di nuovo pare, e mi scuso se non sono in grado di argomentare come vorrei quel che penso. E sono anche un po&#039; dispiaciuta, perché certamente quel che penso detto in poche righe rischia di entrare in un gioco di contrapposizione sterile che non è nelle mie intenzioni. Dunque non intendo dire che Scuola e Famiglia siano sovrapponibili etc. Ma ritengo che dare alla Scuola la funzione di &quot;luogo terzo&quot; sia dare alla stessa compiti che non le possono competere. La scuola (o per meglio dire le persone che vi lavorano, a tutti i livelli) partecipa. Ma partecipa di qualcosa che deve esistere al di là della scuola e della famiglia, qualcosa di cui la scuola (e la famiglia) siano espressione e luogo naturale di esplicitazione. 
Così tante storie di vita, raccontate non solo a me, dicono di quanto &quot;la scuola&quot; sia stata ininfluente nelle grandi scelte, nel come posizionarsi di fronte al proprio essere soggetto civile. 
Ancora: le comunità di pari sono pochissimo prese in considerazione in questo paesaggio dualistico. Così come sono poco presenti altri adulti (salvo forse gli allenatori sportivi?) che siano di riferimento senza &quot;compiti istituzionali prefissati&quot; altri adulti che si assumano la responsabilità di essere figure di riferimento per i giovani e le giovani. Ipotizzo altri spazi in cui gli stessi, le stesse possano essere creatori e non &quot;imparatori&quot; con qualcuno che &quot;gli concede&quot; uno spazio di responsabilità.  E forse non è la rete o forse sì il luogo terzo: mi chiedo: quante comunità virtuali o reali nascenti non conosciamo semplicemente perché siamo &quot;old&quot; ? 
(ma secondo me una volta questa discussione andrebbe fatta a voce :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, UT anch&#8217;io ho l&#8217;impressione che ne abbiamo già parlato. Ma occorre di nuovo pare, e mi scuso se non sono in grado di argomentare come vorrei quel che penso. E sono anche un po&#8217; dispiaciuta, perché certamente quel che penso detto in poche righe rischia di entrare in un gioco di contrapposizione sterile che non è nelle mie intenzioni. Dunque non intendo dire che Scuola e Famiglia siano sovrapponibili etc. Ma ritengo che dare alla Scuola la funzione di &#8220;luogo terzo&#8221; sia dare alla stessa compiti che non le possono competere. La scuola (o per meglio dire le persone che vi lavorano, a tutti i livelli) partecipa. Ma partecipa di qualcosa che deve esistere al di là della scuola e della famiglia, qualcosa di cui la scuola (e la famiglia) siano espressione e luogo naturale di esplicitazione.<br />
Così tante storie di vita, raccontate non solo a me, dicono di quanto &#8220;la scuola&#8221; sia stata ininfluente nelle grandi scelte, nel come posizionarsi di fronte al proprio essere soggetto civile.<br />
Ancora: le comunità di pari sono pochissimo prese in considerazione in questo paesaggio dualistico. Così come sono poco presenti altri adulti (salvo forse gli allenatori sportivi?) che siano di riferimento senza &#8220;compiti istituzionali prefissati&#8221; altri adulti che si assumano la responsabilità di essere figure di riferimento per i giovani e le giovani. Ipotizzo altri spazi in cui gli stessi, le stesse possano essere creatori e non &#8220;imparatori&#8221; con qualcuno che &#8220;gli concede&#8221; uno spazio di responsabilità.  E forse non è la rete o forse sì il luogo terzo: mi chiedo: quante comunità virtuali o reali nascenti non conosciamo semplicemente perché siamo &#8220;old&#8221; ?<br />
(ma secondo me una volta questa discussione andrebbe fatta a voce :-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1086</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 15:24:48 +0000</pubDate>
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		<description>No. No.
Per deli: famiglia e scuola non sono due istituzioni alla pari. Il ruolo di figlio non è sovrapponibile a quello di studente. La subordinazione di un adolescente ai genitori  non ha lo stesso significato nè le stesse valenze della subordinazione di uno studente al sistema-scuola. E&#039; proprio il sistema-scuola che, se funzionasse, dovrebbe costituire il &quot;terzo&quot; rispetto al rapporto affettivo figlio/genitore e al suo italianissimo totalitarismo. Il tuo fanciullone non sa rapportarsi a un &quot;terzo&quot; ma solo alla mamma iperrompiprotettiva. Il fatto che vada bene a scuola non significa nulla, anzi, può essere un sintomo che conferma il quadro della sua subordinazione passiva alle aspettative familiari. Vuol dire che, nella scuola da lui frequentata (o nella scuola pubblica italiana in genere) non si riesce a insegnare il rapporto col mondo esterno. Il che non significa che non si insegnano i contenuti del mondo esterno ma proprio come ci si rapporta a comunità, istituzioni, singoli &quot;terzi&quot;. Ci si appiattisce sul totalitarismo familistico italiano, perchè se ne è tiranneggiati.  Oppure si fa leva su un altrettanto sterile (rispetto al rapporto con &quot;terzi&quot;) individualismo.
Per unts: la rete è troppo fluida per essere &quot;terzo&quot;.  Un terzo, per  avere valore di riferimento, deve essere strutturato. La strada lo era tantissimo, visto che si trattava della strada di quartieri &quot;chiusi&quot;. Un sistema culturale non si trasmette nella fluidità. E, non appena acquisisce potere, si struttura.  Nella rete  come altrove. Per di più, la rete italiana si struttura sui poteri esistenti  che, certo,  appaiono logori ma purtroppo non ancora sostituibili.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No. No.<br />
Per deli: famiglia e scuola non sono due istituzioni alla pari. Il ruolo di figlio non è sovrapponibile a quello di studente. La subordinazione di un adolescente ai genitori  non ha lo stesso significato nè le stesse valenze della subordinazione di uno studente al sistema-scuola. E&#8217; proprio il sistema-scuola che, se funzionasse, dovrebbe costituire il &#8220;terzo&#8221; rispetto al rapporto affettivo figlio/genitore e al suo italianissimo totalitarismo. Il tuo fanciullone non sa rapportarsi a un &#8220;terzo&#8221; ma solo alla mamma iperrompiprotettiva. Il fatto che vada bene a scuola non significa nulla, anzi, può essere un sintomo che conferma il quadro della sua subordinazione passiva alle aspettative familiari. Vuol dire che, nella scuola da lui frequentata (o nella scuola pubblica italiana in genere) non si riesce a insegnare il rapporto col mondo esterno. Il che non significa che non si insegnano i contenuti del mondo esterno ma proprio come ci si rapporta a comunità, istituzioni, singoli &#8220;terzi&#8221;. Ci si appiattisce sul totalitarismo familistico italiano, perchè se ne è tiranneggiati.  Oppure si fa leva su un altrettanto sterile (rispetto al rapporto con &#8220;terzi&#8221;) individualismo.<br />
Per unts: la rete è troppo fluida per essere &#8220;terzo&#8221;.  Un terzo, per  avere valore di riferimento, deve essere strutturato. La strada lo era tantissimo, visto che si trattava della strada di quartieri &#8220;chiusi&#8221;. Un sistema culturale non si trasmette nella fluidità. E, non appena acquisisce potere, si struttura.  Nella rete  come altrove. Per di più, la rete italiana si struttura sui poteri esistenti  che, certo,  appaiono logori ma purtroppo non ancora sostituibili.</p>
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	<item>
		<title>Di: untitled io</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1085</link>
		<dc:creator>untitled io</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 10:49:00 +0000</pubDate>
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		<description>La rete potrebbe essere un luogo terzo, visto che per esempio la strada non lo è più. Certo in rete non si impara a rassettarsi la stanza o a essere autonomi a livello pratico - ma a livello di elaborazione di un pensiero autonomo, almeno, potrebbe essere un luogo alternativo tanto alla scuola quanto alla famiglia. E non solo per i &quot;ragazzi&quot;...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La rete potrebbe essere un luogo terzo, visto che per esempio la strada non lo è più. Certo in rete non si impara a rassettarsi la stanza o a essere autonomi a livello pratico &#8211; ma a livello di elaborazione di un pensiero autonomo, almeno, potrebbe essere un luogo alternativo tanto alla scuola quanto alla famiglia. E non solo per i &#8220;ragazzi&#8221;&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: untitled io</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1083</link>
		<dc:creator>untitled io</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 22:03:33 +0000</pubDate>
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		<description>sono completamente d&#039;accordo con deli. Ma non avevamo già parlato di questa cosa, tempo fa?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono completamente d&#8217;accordo con deli. Ma non avevamo già parlato di questa cosa, tempo fa?</p>
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		<title>Di: deli-mel</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1082</link>
		<dc:creator>deli-mel</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 20:36:57 +0000</pubDate>
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		<description>questo rimpallo di responsabilità scuola/famiglia denuncia la mancanza di un terzo, di una istanza che si ponga al di fuori di questo dualismo e che permetta a ciascuna istituzione (famiglia/scuola) di fare la sua parte ma di non assumersi responsabilità che non le competono.
Continuo ad essere convinta che in Italia (e scusate se parlo da straniera)  il problema non sia la mancanza di &quot;famiglia&quot; nel senso di genitori che si assumano la responsabilità di &quot;educare&quot; anche nel senso del minimo della politesse, i propri figli. Mancano luoghi terzi, luoghi di adultità, luoghi in cui i giovani possano smettere di essere figli e studenti per la cui educazione alcuni insistono ed altri desistono. Mancano luoghi terzi e tutto il resto allora diventa dicotomia.
(PS: ospito da alcuni mesi un ragazzo italiano che studia in Università dalle nostre parti: bravissimo, con mamma che telefona tutte (tutte) le sere alle 20.53 e che gli prepara pasti precotti per tutta la settimana in cui abita da me. Studiosissimo. Ma incapace di assumersi le pulizie della propria camera (che peraltro non gli pulisco) non per indolenza, non per maleducazione: per incapacità. È un bravissimo allievo e un bravissimo figlio. Ma ...ssantocielo... è di una mancanza di autonomia adulta scoraggiante)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questo rimpallo di responsabilità scuola/famiglia denuncia la mancanza di un terzo, di una istanza che si ponga al di fuori di questo dualismo e che permetta a ciascuna istituzione (famiglia/scuola) di fare la sua parte ma di non assumersi responsabilità che non le competono.<br />
Continuo ad essere convinta che in Italia (e scusate se parlo da straniera)  il problema non sia la mancanza di &#8220;famiglia&#8221; nel senso di genitori che si assumano la responsabilità di &#8220;educare&#8221; anche nel senso del minimo della politesse, i propri figli. Mancano luoghi terzi, luoghi di adultità, luoghi in cui i giovani possano smettere di essere figli e studenti per la cui educazione alcuni insistono ed altri desistono. Mancano luoghi terzi e tutto il resto allora diventa dicotomia.<br />
(PS: ospito da alcuni mesi un ragazzo italiano che studia in Università dalle nostre parti: bravissimo, con mamma che telefona tutte (tutte) le sere alle 20.53 e che gli prepara pasti precotti per tutta la settimana in cui abita da me. Studiosissimo. Ma incapace di assumersi le pulizie della propria camera (che peraltro non gli pulisco) non per indolenza, non per maleducazione: per incapacità. È un bravissimo allievo e un bravissimo figlio. Ma &#8230;ssantocielo&#8230; è di una mancanza di autonomia adulta scoraggiante)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Regole &#171;</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1079</link>
		<dc:creator>Regole &#171;</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 15:34:22 +0000</pubDate>
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		<description>[...]  5 01 2008   Anche io me lo sono comprato e lo sto leggendo. In genere, lei dà dei buoni consigli di lettura e questo è un buon consiglio per chi, come me, si sta preparando [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...]  5 01 2008   Anche io me lo sono comprato e lo sto leggendo. In genere, lei dà dei buoni consigli di lettura e questo è un buon consiglio per chi, come me, si sta preparando [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giulia</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1077</link>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 23:12:36 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo che a scuola si possa star bene, ne sono convinta perchè quando sono in classe con i ragazzi io e loro stiamo bene... Il problema è fuori. Il problema è che non sappiamo più neanche noi avere relazioni serene da adulti... Avrei molte cose da dirti... Ma ci vuole troppo tempo e troppo spazio, Giulia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che a scuola si possa star bene, ne sono convinta perchè quando sono in classe con i ragazzi io e loro stiamo bene&#8230; Il problema è fuori. Il problema è che non sappiamo più neanche noi avere relazioni serene da adulti&#8230; Avrei molte cose da dirti&#8230; Ma ci vuole troppo tempo e troppo spazio, Giulia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: arden</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/12/29/rospi-ranocchie-e-canarini/#comment-1074</link>
		<dc:creator>arden</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 16:49:05 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo  specialmente con tutto il primo pezzo del tuo commento, Caracaterina. 

E tuttavia sono dubitosa circa il fatto che chi opera nella scuola sia nella sua maggioranza consapevole di  far parte di un&#039;istituzione, come tu dici,  &quot;che rappresenta un’alternativa al familismo amorale che caratterizza il sistema socio-culturale italiano&quot;.
Spesso, (e &quot;spesso&quot; significa &quot;spesso&quot;, appunto: non &quot;sempre&quot;) la gente entro la scuola non è a sua volta che il frutto di quel familismo amorale: non porta entro la scuola nulla di alternativo, tranne una certa rabbia da frustrazione.
E scendo terra terra:
mi sono trovata, proprio nei giorni scorsi, a sentire la maestra del mio nipotino (Prima Elementare) lamentarsi con le madri (tra cui, fra l&#039;altro, anche alcune nordafricane letteralmente analfabete) perché queste non avevano insegnato ai figli come impugnare la penna. Forse è una sciocchezza, un grottesco caso limite. Tuttavia non posso negare di aver visto che molti adolescenti impugnano la penna come un punteruolo. Si vede che quella maestra non è un caso unico e in dieci anni di scuola nessuno pensa che sia suo compito insegnare quella tecnica elementare. Come dire che a scuola guida non ti dicano dove mettere i piedi e si aspettino che te lo abbia spiegato il papà o la mamma.
Leggo  poi che i nostri studenti sono in fondo alle graduatorie dei paesi europei per preparazione scientifica, e che due su tre quindicenni non sanno a cosa sia dovuto l&#039;alternarsi del giorno e della notte. Ne deduco che non si tratta  allora solo di come tenere la penna, ma di tutto l&#039;ABC che serve per poter leggere comprendendo, per imparare come studiare, per &quot;far di conto&quot; e così via.
D&#039;altra parte, sento frequentemente genitori  (spesso laureati, magari cognati o fratelli dei professori) di figli allevati allo stato selvaggio, di quelli che non ti salutano e chiamano &quot;stupido&quot; il padre o la madre senza che nessuno vi badi, lamentarsi perché le maestre non insegnano ai loro figli a comportarsi bene. 
Li sento lamentarsi dei compiti a casa che collidono con le varie attività sportive cui  nel pomeriggio accompagnano con il Suv i loro ragazzini analfabeti, li sento &quot;difendere&quot; sempre e comunque i loro figli dall &#039;ingiustizia di voti troppo severi (per non dire quando ci sono questioni di &quot;disciplina&quot;, come si diceva una volta).
Ho in mente queste cose. 
E mi viene da pensare che, certo che ci sono insegnanti straordinari o anche semplicemente consapevoli, bravi, quasi eroici a volte, date le condizioni ambientali e il disprezzo sociale di cui sono oggetto; così come ci sono bravissimi, ottimi genitori, ugualmente consapevoli ecc. e gente onesta, civile. Ma gli uni e gli altri sono minoranza in questo paese dove è tanto difficile appellarsi anche alle semplici regole della convivenza e pagare le tasse, per chi non vi è costretto, è soltanto una vessazione cui sfuggire, e si preferisce un padrone contro cui brontolare piuttosto che la fatica di decidere insieme, di convincere, di lottare.

Ma sì, speriamo nell&#039;anno bisesto, Caracaterina. In ogni caso per quanto si può non ce ne staremo dentro il fortino:-))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo  specialmente con tutto il primo pezzo del tuo commento, Caracaterina. </p>
<p>E tuttavia sono dubitosa circa il fatto che chi opera nella scuola sia nella sua maggioranza consapevole di  far parte di un&#8217;istituzione, come tu dici,  &#8220;che rappresenta un’alternativa al familismo amorale che caratterizza il sistema socio-culturale italiano&#8221;.<br />
Spesso, (e &#8220;spesso&#8221; significa &#8220;spesso&#8221;, appunto: non &#8220;sempre&#8221;) la gente entro la scuola non è a sua volta che il frutto di quel familismo amorale: non porta entro la scuola nulla di alternativo, tranne una certa rabbia da frustrazione.<br />
E scendo terra terra:<br />
mi sono trovata, proprio nei giorni scorsi, a sentire la maestra del mio nipotino (Prima Elementare) lamentarsi con le madri (tra cui, fra l&#8217;altro, anche alcune nordafricane letteralmente analfabete) perché queste non avevano insegnato ai figli come impugnare la penna. Forse è una sciocchezza, un grottesco caso limite. Tuttavia non posso negare di aver visto che molti adolescenti impugnano la penna come un punteruolo. Si vede che quella maestra non è un caso unico e in dieci anni di scuola nessuno pensa che sia suo compito insegnare quella tecnica elementare. Come dire che a scuola guida non ti dicano dove mettere i piedi e si aspettino che te lo abbia spiegato il papà o la mamma.<br />
Leggo  poi che i nostri studenti sono in fondo alle graduatorie dei paesi europei per preparazione scientifica, e che due su tre quindicenni non sanno a cosa sia dovuto l&#8217;alternarsi del giorno e della notte. Ne deduco che non si tratta  allora solo di come tenere la penna, ma di tutto l&#8217;ABC che serve per poter leggere comprendendo, per imparare come studiare, per &#8220;far di conto&#8221; e così via.<br />
D&#8217;altra parte, sento frequentemente genitori  (spesso laureati, magari cognati o fratelli dei professori) di figli allevati allo stato selvaggio, di quelli che non ti salutano e chiamano &#8220;stupido&#8221; il padre o la madre senza che nessuno vi badi, lamentarsi perché le maestre non insegnano ai loro figli a comportarsi bene.<br />
Li sento lamentarsi dei compiti a casa che collidono con le varie attività sportive cui  nel pomeriggio accompagnano con il Suv i loro ragazzini analfabeti, li sento &#8220;difendere&#8221; sempre e comunque i loro figli dall &#8216;ingiustizia di voti troppo severi (per non dire quando ci sono questioni di &#8220;disciplina&#8221;, come si diceva una volta).<br />
Ho in mente queste cose.<br />
E mi viene da pensare che, certo che ci sono insegnanti straordinari o anche semplicemente consapevoli, bravi, quasi eroici a volte, date le condizioni ambientali e il disprezzo sociale di cui sono oggetto; così come ci sono bravissimi, ottimi genitori, ugualmente consapevoli ecc. e gente onesta, civile. Ma gli uni e gli altri sono minoranza in questo paese dove è tanto difficile appellarsi anche alle semplici regole della convivenza e pagare le tasse, per chi non vi è costretto, è soltanto una vessazione cui sfuggire, e si preferisce un padrone contro cui brontolare piuttosto che la fatica di decidere insieme, di convincere, di lottare.</p>
<p>Ma sì, speriamo nell&#8217;anno bisesto, Caracaterina. In ogni caso per quanto si può non ce ne staremo dentro il fortino:-))</p>
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