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	<title>Commenti a: Al di qua della siepe</title>
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		<title>Di: l'indignazione &#171; scompartimento per lettori e taciturni</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-168</link>
		<dc:creator>l'indignazione &#171; scompartimento per lettori e taciturni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 09:19:43 +0000</pubDate>
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		<description>[...] tutto parte da questo e poi da [...]</description>
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		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-167</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 22:02:19 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;accoratezza per l&#039;angoscia di un bambino abusato, Ghega, è terribilmente condivisibile. La mia osservazione un po&#039; limitativa era riferita al fatto che, nel post, non ho inteso parlare specificatamente della pedofilia, sebbene vi abbia inevitabilmente, date le circostanze, fatto ampio riferimento. Intendevo piuttosto riferirmi a un clima sociale e culturale che, più in generale, è incapace di proteggere in modo adulto i bambini e li &quot;ferisce&quot;, lascia che si perdano. 
Mi sembra preziosa, in proposito, l&#039;osservazione di Deli relativa alla capacità di prestare attenzione non solo ai propri figli ma anche ai figli della vicino. Ecco, questa capacità degli adulti di saper accogliere i bambini anche al di là del nucleo familiare è andata perduta, insieme al cortile, al quartiere, al vicinato. Sostituita da niente o, meglio, anzi peggio, da quella paura di cui parlava lipperini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accoratezza per l&#8217;angoscia di un bambino abusato, Ghega, è terribilmente condivisibile. La mia osservazione un po&#8217; limitativa era riferita al fatto che, nel post, non ho inteso parlare specificatamente della pedofilia, sebbene vi abbia inevitabilmente, date le circostanze, fatto ampio riferimento. Intendevo piuttosto riferirmi a un clima sociale e culturale che, più in generale, è incapace di proteggere in modo adulto i bambini e li &#8220;ferisce&#8221;, lascia che si perdano.<br />
Mi sembra preziosa, in proposito, l&#8217;osservazione di Deli relativa alla capacità di prestare attenzione non solo ai propri figli ma anche ai figli della vicino. Ecco, questa capacità degli adulti di saper accogliere i bambini anche al di là del nucleo familiare è andata perduta, insieme al cortile, al quartiere, al vicinato. Sostituita da niente o, meglio, anzi peggio, da quella paura di cui parlava lipperini.</p>
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		<title>Di: Ghega</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-166</link>
		<dc:creator>Ghega</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 18:35:02 +0000</pubDate>
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		<description>Non vi è ascolto senza relazione, ovvio, meno ovvio il fatto che il credito e l&#039;ascolto al bambino abusato sia cieco e indiscriminato, dato che lo deleghiamo a chi di competenza.
Chi di competenza informa sulla propria formazione, sulla famiglia disciplinare di appartenenza, sulla metodologia di approntamento del setting, sui criteri utilizzati nell&#039;ascolto (solo a seguito della &quot;fondazione&quot; di una relazione di fiducia), sull’esperienza effettuata nell’ambito specifico e avverte in merito alle conseguenze che l&#039;abuso produce a breve e a lungo termine nel bambino abusato, naturalmente portando a supporto la letteratura specialistica.
L&#039;accoratezza nasce dalla consapevolezza della distruzione psichica ed esistenziale che l&#039;abuso procura nei bambini.
Se l&#039;accoratezza è poco condivisa in queste pagine, proverò comunque a dormire serena la notte, non lo considero un problema, per lo meno non costituisce un problema per me.

Ghega</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non vi è ascolto senza relazione, ovvio, meno ovvio il fatto che il credito e l&#8217;ascolto al bambino abusato sia cieco e indiscriminato, dato che lo deleghiamo a chi di competenza.<br />
Chi di competenza informa sulla propria formazione, sulla famiglia disciplinare di appartenenza, sulla metodologia di approntamento del setting, sui criteri utilizzati nell&#8217;ascolto (solo a seguito della &#8220;fondazione&#8221; di una relazione di fiducia), sull’esperienza effettuata nell’ambito specifico e avverte in merito alle conseguenze che l&#8217;abuso produce a breve e a lungo termine nel bambino abusato, naturalmente portando a supporto la letteratura specialistica.<br />
L&#8217;accoratezza nasce dalla consapevolezza della distruzione psichica ed esistenziale che l&#8217;abuso procura nei bambini.<br />
Se l&#8217;accoratezza è poco condivisa in queste pagine, proverò comunque a dormire serena la notte, non lo considero un problema, per lo meno non costituisce un problema per me.</p>
<p>Ghega</p>
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		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-165</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 15:57:22 +0000</pubDate>
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		<description>Il qualcosa di nuovo non è solo “il caso Rignano”, è l’effetto che ha avuto sulla gente. 
Nel mio post non entro nel merito dei fatti, nè di quelli ipotizzati come criminali nè di quelli giudiziari. Semplicemente non li conosco e ne taccio. Non mi do nemmeno da fare per discutere il battage mediatico: se è un’operazione puramente commerciale ha il suo perchè: lo voglio vedere quel direttore che, appurato che l’edizione di oggi, con l’articolo a tre colonne, è andata esaurita, non fa uscire domani un articolo a sei colonne e così via finchè vende. Non voglio nemmeno stare a pensare ad altre dietrologie e strategie fantapolitiche. Tutto questo a me sembrano i soliti nei, da tenere sotto controllo, ovvio, ma niente di più. Lavarsi i denti e controllare lo stato delle carie.
Ma la gente. La gente, noi tutti. Abbiamo avuto una reazione enorme. Io non credo che sia dovuta solo a una ben articolata costruzione retorico-mediatica. Dei fatti di Brescia o della bassa modenese e dei bambini di dio e simili che sono stati rievocati io avevo una memoria stinta. E parlando con varie altre persone ho riscontrato la stessa cosa. Eppure, a suo tempo, un certo battage, abbiamo faticosamente ricostruito, c’era stato. Eppure varie persone si sono trovate rovinate dall’esposizione alla gogna. Eppure orrore satanismo e aberrazione sui bimbi sono l’orco e il babau per ogni circostanza. Perchè di quei fatti ci ricordiamo così a fatica? Parlo di persone che si reputano attente e lettrici. Perchè quei fatti non incisero così tanto?  Io credo che fosse perchè eravamo meno “sensibili”. Non “sensibilizzate”, proprio “sensibili”. 
Perchè ci toccava meno,  pur indignandoci altrettanto. Perchè, come società, eravamo un poco più sani e avevamo anticorpi.  E non si tratta di nostalgia per il buon tempo antico e neppure della lagnanza sul dove andremo a finire signora mia con questi gggiovani.  E’ che proprio, a me pare, il neo si è modificato.

Quanto al credere ciecamente ai bambini. Mi rivolgo in particolare a Ghega e al suo condivisibile ma, secondo me, non me ne voglia, un po’ troppo accorato discorso. Il credito non deve mai essere cieco. I bambini  sono plasmabili dagli adulti, nel bene e, purtroppo, anche nel male. Inoltre, anche i bambini sono semplicemente umani. L’ascolto non è una ricezione passiva ma è anch’esso una costruzione, una relazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il qualcosa di nuovo non è solo “il caso Rignano”, è l’effetto che ha avuto sulla gente.<br />
Nel mio post non entro nel merito dei fatti, nè di quelli ipotizzati come criminali nè di quelli giudiziari. Semplicemente non li conosco e ne taccio. Non mi do nemmeno da fare per discutere il battage mediatico: se è un’operazione puramente commerciale ha il suo perchè: lo voglio vedere quel direttore che, appurato che l’edizione di oggi, con l’articolo a tre colonne, è andata esaurita, non fa uscire domani un articolo a sei colonne e così via finchè vende. Non voglio nemmeno stare a pensare ad altre dietrologie e strategie fantapolitiche. Tutto questo a me sembrano i soliti nei, da tenere sotto controllo, ovvio, ma niente di più. Lavarsi i denti e controllare lo stato delle carie.<br />
Ma la gente. La gente, noi tutti. Abbiamo avuto una reazione enorme. Io non credo che sia dovuta solo a una ben articolata costruzione retorico-mediatica. Dei fatti di Brescia o della bassa modenese e dei bambini di dio e simili che sono stati rievocati io avevo una memoria stinta. E parlando con varie altre persone ho riscontrato la stessa cosa. Eppure, a suo tempo, un certo battage, abbiamo faticosamente ricostruito, c’era stato. Eppure varie persone si sono trovate rovinate dall’esposizione alla gogna. Eppure orrore satanismo e aberrazione sui bimbi sono l’orco e il babau per ogni circostanza. Perchè di quei fatti ci ricordiamo così a fatica? Parlo di persone che si reputano attente e lettrici. Perchè quei fatti non incisero così tanto?  Io credo che fosse perchè eravamo meno “sensibili”. Non “sensibilizzate”, proprio “sensibili”.<br />
Perchè ci toccava meno,  pur indignandoci altrettanto. Perchè, come società, eravamo un poco più sani e avevamo anticorpi.  E non si tratta di nostalgia per il buon tempo antico e neppure della lagnanza sul dove andremo a finire signora mia con questi gggiovani.  E’ che proprio, a me pare, il neo si è modificato.</p>
<p>Quanto al credere ciecamente ai bambini. Mi rivolgo in particolare a Ghega e al suo condivisibile ma, secondo me, non me ne voglia, un po’ troppo accorato discorso. Il credito non deve mai essere cieco. I bambini  sono plasmabili dagli adulti, nel bene e, purtroppo, anche nel male. Inoltre, anche i bambini sono semplicemente umani. L’ascolto non è una ricezione passiva ma è anch’esso una costruzione, una relazione.</p>
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		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-164</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 15:55:30 +0000</pubDate>
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		<description>Le domande che faccio alla fine del post non sono un aut-aut. Non si proteggono davvero i piccoli se non si difendono lo stato di diritto e le sue istituzioni  dalle derive delle voci incontrollate e, dicevo, prepolitiche o apolitiche. Anche questo è “dare una forma”  che, son d’accordo  con binaghi, va data ai bambini.  Quindi concordo anche con l’intervento di demetrio e comprendo l’operazione di giuliomozzi, della lipperini e di altri che si sono dedicati a smontare le costruzioni retoriche  e le posizioni  più o meno forcaiole.  In questo senso ho usato l’espressione figurata di “medici della democrazia”.  La posso ritagliare anche su di me, fra l’altro, lo faccio ogni volta che a scuola discuto con i ragazzi (dai 14 ai 20 anni) e Beccaria fa parte regolarmente del mio programma così come leggere e smontare (e rimontare) gli articoli giornalistici. “Curo” la democrazia, anche con mezzi coercitivi, a volte. Non me ne faccio un problema. So che è esposta a virus di ogni tipo, lo siamo tutti, uno per uno. Nessun medico non è “ammalabile”.  Considero un diritto-dovere di ciascuno  curarsi della e curare la democrazia.  E mi sembra  una sorta di prassi ovvia, come lavarsi i denti, come prendere uno sciroppo per la tosse,   come raccomandarsi o raccomandare di non bere e non fumare troppo.   
Tuttavia. A me sembra anche   che queste operazioni  ovvie  non bastino. Non bastino più.  C’è qualcosa di cambiato, di peggiorato  nel nostro tessuto sociale, come quando si guarda un neo che si è sempre avuto e notiamo che  i suoi bordi o il suo colore si sono leggermente modificati.  Credo che il “medico”, a questo punto, dovrebbe fare qualcosa di più.  Non più solo un’osservazione, non più solo le solite analisi di routine, non più riguardare la scheda medica  già nota (i vari fatti già accaduti, gli episodi simili). Credo che non farlo  -e  qui rispondo a giuliomozzi sul non detto -, cioè trascurare quel qualcosa di nuovo - per noi che stiamo a scriverne, non dirlo, non indicarlo per iscritto – sia, per usare la parola di filosoffessa di là, una forma di omissione. E come tale  può avere molto peso, molta forza, molto più del fare le solite analisi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le domande che faccio alla fine del post non sono un aut-aut. Non si proteggono davvero i piccoli se non si difendono lo stato di diritto e le sue istituzioni  dalle derive delle voci incontrollate e, dicevo, prepolitiche o apolitiche. Anche questo è “dare una forma”  che, son d’accordo  con binaghi, va data ai bambini.  Quindi concordo anche con l’intervento di demetrio e comprendo l’operazione di giuliomozzi, della lipperini e di altri che si sono dedicati a smontare le costruzioni retoriche  e le posizioni  più o meno forcaiole.  In questo senso ho usato l’espressione figurata di “medici della democrazia”.  La posso ritagliare anche su di me, fra l’altro, lo faccio ogni volta che a scuola discuto con i ragazzi (dai 14 ai 20 anni) e Beccaria fa parte regolarmente del mio programma così come leggere e smontare (e rimontare) gli articoli giornalistici. “Curo” la democrazia, anche con mezzi coercitivi, a volte. Non me ne faccio un problema. So che è esposta a virus di ogni tipo, lo siamo tutti, uno per uno. Nessun medico non è “ammalabile”.  Considero un diritto-dovere di ciascuno  curarsi della e curare la democrazia.  E mi sembra  una sorta di prassi ovvia, come lavarsi i denti, come prendere uno sciroppo per la tosse,   come raccomandarsi o raccomandare di non bere e non fumare troppo.<br />
Tuttavia. A me sembra anche   che queste operazioni  ovvie  non bastino. Non bastino più.  C’è qualcosa di cambiato, di peggiorato  nel nostro tessuto sociale, come quando si guarda un neo che si è sempre avuto e notiamo che  i suoi bordi o il suo colore si sono leggermente modificati.  Credo che il “medico”, a questo punto, dovrebbe fare qualcosa di più.  Non più solo un’osservazione, non più solo le solite analisi di routine, non più riguardare la scheda medica  già nota (i vari fatti già accaduti, gli episodi simili). Credo che non farlo  -e  qui rispondo a giuliomozzi sul non detto -, cioè trascurare quel qualcosa di nuovo &#8211; per noi che stiamo a scriverne, non dirlo, non indicarlo per iscritto – sia, per usare la parola di filosoffessa di là, una forma di omissione. E come tale  può avere molto peso, molta forza, molto più del fare le solite analisi.</p>
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	<item>
		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-163</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 15:54:31 +0000</pubDate>
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		<description>Eccomi.
Faccio alcune premesse: 1)  mi piacerebbe tanto poter rimandare chi legge solo alle parole che filosoffessa ha  scritto qui e di là da lei, perchè mi ci riconosco pressoché  in toto ma riconosco pure che non posso mica cavarmela a così poco prezzo per me e a spese sue :)  2) alla parola “intellettuale” che adopero qui o altrove non attribuisco certo il significato di insulto ma nemmeno quello di titolo d’onore o di merito; per me vale tanto quanto “artigiano”, “imprenditore”, “sportivo”, un’accezione collettiva in cui faccio rientrare persone che svolgono diversi mestieri che, in questo caso, hanno per lo più a che fare con le parole – in genere scritte  ma non solo – (retaggio umanistico, accidenti!) e che producono oggetti di pensiero, anche in forma di oggetto artistico o scientifico;  non intendo con “intellettuale” solamente i soloni accademici o i maitre a penser riconosciuti da istituzioni varie, anzi, può essere intellettuale (magari part-time) anche chi non si guadagna da vivere  con prodotti dell’intelletto, tuttavia ama svolgere pubblicamente, anche da dilettante, un’attività di pensiero e di riflessione creativa che a volte può essere anche molto interessante. 
In questo senso, qui dentro, siamo tutti intellettuali, di mestiere o meno. E, dal momento in cui produciamo oggetti fatti di parole e frutto di una riflessione e li mettiamo in pubblico, attiviamo una prassi e ci assumiamo – di fatto -  la responsabilità delle conseguenze, piccole, infinitesimali, irrilevanti o determinanti che siano. E non si dà che non ci siano conseguenze. Spero che su questi significati possa concordare anche tu, Lipperini (e grazie per le scuse: in effetti mi suonavano un po’ tanto strane le tue parole, rivolte a me. Non so dire, comunque, a quale altra delle socie o magari degli autori tu ti riferisca ma se qualcuno si è riconosciuto e vuole chiarire magari lo farà, se crede, evidentemente non in questa sede). 
Ora invio che che già così sto lunga e diventa un commentone illeggibile del tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi.<br />
Faccio alcune premesse: 1)  mi piacerebbe tanto poter rimandare chi legge solo alle parole che filosoffessa ha  scritto qui e di là da lei, perchè mi ci riconosco pressoché  in toto ma riconosco pure che non posso mica cavarmela a così poco prezzo per me e a spese sue :)  2) alla parola “intellettuale” che adopero qui o altrove non attribuisco certo il significato di insulto ma nemmeno quello di titolo d’onore o di merito; per me vale tanto quanto “artigiano”, “imprenditore”, “sportivo”, un’accezione collettiva in cui faccio rientrare persone che svolgono diversi mestieri che, in questo caso, hanno per lo più a che fare con le parole – in genere scritte  ma non solo – (retaggio umanistico, accidenti!) e che producono oggetti di pensiero, anche in forma di oggetto artistico o scientifico;  non intendo con “intellettuale” solamente i soloni accademici o i maitre a penser riconosciuti da istituzioni varie, anzi, può essere intellettuale (magari part-time) anche chi non si guadagna da vivere  con prodotti dell’intelletto, tuttavia ama svolgere pubblicamente, anche da dilettante, un’attività di pensiero e di riflessione creativa che a volte può essere anche molto interessante.<br />
In questo senso, qui dentro, siamo tutti intellettuali, di mestiere o meno. E, dal momento in cui produciamo oggetti fatti di parole e frutto di una riflessione e li mettiamo in pubblico, attiviamo una prassi e ci assumiamo – di fatto &#8211;  la responsabilità delle conseguenze, piccole, infinitesimali, irrilevanti o determinanti che siano. E non si dà che non ci siano conseguenze. Spero che su questi significati possa concordare anche tu, Lipperini (e grazie per le scuse: in effetti mi suonavano un po’ tanto strane le tue parole, rivolte a me. Non so dire, comunque, a quale altra delle socie o magari degli autori tu ti riferisca ma se qualcuno si è riconosciuto e vuole chiarire magari lo farà, se crede, evidentemente non in questa sede).<br />
Ora invio che che già così sto lunga e diventa un commentone illeggibile del tutto.</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea 1979</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-162</link>
		<dc:creator>andrea 1979</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 15:14:23 +0000</pubDate>
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		<description>Il pericolo sociale maggiore consiste nell&#039;incapacità dello stato italiano di difendere gli innocenti...

www.progettosparta.splinder.com</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il pericolo sociale maggiore consiste nell&#8217;incapacità dello stato italiano di difendere gli innocenti&#8230;</p>
<p><a href="http://www.progettosparta.splinder.com" rel="nofollow">http://www.progettosparta.splinder.com</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ultime Notizie</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-161</link>
		<dc:creator>Ultime Notizie</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 13:22:30 +0000</pubDate>
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		<description>Non so se queste persone siano colpevoli ma i media ogni volta partono con una marcia sbalgiata puntando il dito sempre dove pensano di far notizia. Se queste persone fossero colpevoli sarei favorevole a una condanna esemplare ma se fossero innocenti allora credo che i vari giornali debbano chiedere scusa per aver montato un caso mediatico inesistente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se queste persone siano colpevoli ma i media ogni volta partono con una marcia sbalgiata puntando il dito sempre dove pensano di far notizia. Se queste persone fossero colpevoli sarei favorevole a una condanna esemplare ma se fossero innocenti allora credo che i vari giornali debbano chiedere scusa per aver montato un caso mediatico inesistente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ghega</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-160</link>
		<dc:creator>Ghega</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 13:01:49 +0000</pubDate>
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		<description>Si sposta in continuazione il dito, l&#039;attenzione, sull&#039;aspetto mediatico e non si riflette sulle importanti conclusioni del pezzo di Caracaterina.

Si affossa il valore della testimonianza (un bambino videoripreso durante le sevizie perché si oppone alle videoriprese durante la raccolta della testimonianza? &quot;sciocchino, su, non è la stessa cosa&quot;; un bambino che ha avuto il coraggio di parlare ai genitori, nonostante il terrore per le minacce, perché ha bisogno di dire le stesse cose davanti a un estraneo con i genitori presenti? &quot;sciocchino, non tutti gli estranei sono così cattivi, puoi restare solo con questo estraneo qui, è buono, è la psicologa, certo ti avevo detto che potevi stare tranquillo anche con le maestre, è vero, forse mi ero sbagliato&quot;).

Non si guarda più in là del proprio naso.
Il proprio naso è il metro di tutto.

Mettersi nelle scarpe di un bambino abusato? Non scherziamo, con quel che sudano giocando i bambini? Diciamolo, quelle scarpe un po&#039; puzzano.

Ghega</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si sposta in continuazione il dito, l&#8217;attenzione, sull&#8217;aspetto mediatico e non si riflette sulle importanti conclusioni del pezzo di Caracaterina.</p>
<p>Si affossa il valore della testimonianza (un bambino videoripreso durante le sevizie perché si oppone alle videoriprese durante la raccolta della testimonianza? &#8220;sciocchino, su, non è la stessa cosa&#8221;; un bambino che ha avuto il coraggio di parlare ai genitori, nonostante il terrore per le minacce, perché ha bisogno di dire le stesse cose davanti a un estraneo con i genitori presenti? &#8220;sciocchino, non tutti gli estranei sono così cattivi, puoi restare solo con questo estraneo qui, è buono, è la psicologa, certo ti avevo detto che potevi stare tranquillo anche con le maestre, è vero, forse mi ero sbagliato&#8221;).</p>
<p>Non si guarda più in là del proprio naso.<br />
Il proprio naso è il metro di tutto.</p>
<p>Mettersi nelle scarpe di un bambino abusato? Non scherziamo, con quel che sudano giocando i bambini? Diciamolo, quelle scarpe un po&#8217; puzzano.</p>
<p>Ghega</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: liborio</title>
		<link>http://caracaterina.wordpress.com/2007/05/01/al-di-qua-della-siepe/#comment-159</link>
		<dc:creator>liborio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 10:33:50 +0000</pubDate>
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		<description>Se vi ricordate il caso di Brescia alla fine i presunti colpevoli vennero assolti, ma prima rischiarono il linciaggio a causa della gogna mediatica. Purtroppo, io per primo, non riesco ad essere garantista quando di mezzo ci sono i bambini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi ricordate il caso di Brescia alla fine i presunti colpevoli vennero assolti, ma prima rischiarono il linciaggio a causa della gogna mediatica. Purtroppo, io per primo, non riesco ad essere garantista quando di mezzo ci sono i bambini.</p>
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